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Albinia, a 11 anni dall’alluvione Vita lancia l’allarme: «Trasferiteci in un luogo sicuro»

di Ivana Agostini
L’alluvione che devastò l’abitato e le campagne di Albinia 11 anni fa, il 12 novembre del 2012 (foto Enzo Russo)
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L’alluvione che devastò l’abitato e le campagne di Albinia 11 anni fa, il 12 novembre del 2012 (foto Enzo Russo)

Appello alla Regione undici anni dopo il disastro che provocò morti e feriti

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ALBINIA. «Se non riuscite a mettere tutti in sicurezza, allora abbiate il coraggio di trasferire abitazioni e aziende a rischio in un luogo sicuro».

La provocazione arriva da Vita, volontari indipendenti territorio dell’Albegna, di cui è presidente Aldo Leonzi. A 11 anni dall’alluvione che devastò le campagne da Marsiliana passando per Polverosa, la Barca, il Guinzone, fino a invadere il paese di Albinia, l’associazione riaccende i riflettori sulla sicurezza del territorio.

Vivere in quei luoghi per alcuni è diventato molto difficile. C’è chi ha già deciso di vendere casa (cosa non facile visto l’ubicazione e due alluvioni subite). Altri sono già andati via. Chi resta lo fa perché ha faticato per costruire quello che ha ma è consapevole di essere sempre a rischio.

«Se in questi 11 anni – dice il direttivo di Vita – nessun politico o amministratore o tecnico è stato in grado o ha avuto la capacità o la volontà di costruire e condividere con la popolazione una visione chiara di come questo territorio andrebbe gestito dal punto di vista del rischio idrogeologico, forse è arrivato il momento di smetterla di spendere soldi pubblici in opere e attività futili, o peggiorative in taluni casi, giusto per poter dire “qualcosa è stato fatto” e presentarsi in occasione delle campagne elettorali in cerca di sostegno. Forse è arrivato il momento di dire alle famiglie e alle attività che si trovano nelle aree più a rischio che i luoghi in cui vivono non sono difendibili o meglio non si ha la capacità di difenderli. Forse è arrivato il momento di trovare un po’ di coraggio e dire a queste persone che la soluzione migliore sarebbe un trasferimento».

Una provocazione figlia dell’esasperazione dovuta alla paura perché a ogni pioggia più intensa chi abita nei territori non ancora in sicurezza trema.

«Sono passati 11 anni – ricorda l’associazione – eppure il ricordo di quella notte e di quel risveglio è ancora impresso nelle nostre menti, nei nostri cuori. Ancora oggi riviviamo quei momenti come se fossero attuali e a renderli ancora più attuali sono gli eventi che stanno accadendo intorno a noi, colpendo persone in province vicine o in regioni lontane geograficamente, persone alle quali però siamo vicini perché legati da una sorte comune che non è soltanto quella del disastro. Siamo vicini alle popolazioni che sta vivendo oggi l’alluvione e che affrontano un dramma che noi abbiamo già vissuto e affrontato. Un disastro che, nonostante le battaglie fatte in questi 11 anni, rischiamo che accada di nuovo. A queste persone esprimiamo tutta la nostra solidarietà e le esortiamo a non farsi prendere in giro dai politicanti che via via si susseguiranno in passerelle più o meno vistose, più o meno ridicole, più o meno inutili».

Parole dure, quelle di Vita, dettate dalla rabbia di non sentirsi ancora al sicuro dopo 11 anni dal disastro.

La Maremma chiede anche che i lavori in atto vengano conclusi il prima possibile per tutelare chi vive in quelle zone. Domenica prossima 19 novembre, alle ore 11 sul ponte di Marsiliana dove persero la vita i tre tecnici di Enel Maurizio Stella, Paolo Bardelloni e Antonella Vanni, sarà deposta un omaggio floreale. La cerimonia è organizzata dalla Uisp di cui Stella era socio dirigente oltre a essere presidente della asd Free bikers di Follonica. La cerimonia, che in genere cadeva nella giornata del 12 novembre (oggi), è in programma il 19 per un impegno improrogabile degli organizzatori.

L’alluvione costò la vita anche a Lina Balocchi, travolta dalla piena mentre andava al lavoro a Marsiliana, Sirghi Georgeta, trovato nel lago di Burano, e Giovanni Serrati, travolto da un’onda di piena a Capalbio.
 

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