Sicurezza
Morto sull’Aurelia a Grosseto, indagine su un guardrail
Novità al processo per omicidio colposo in cui è imputato il fratello della vittima
FOLLONICA. C’è un’indagine sul guardrail posto sulla Variante Aurelia, all’altezza del viadotto di Val Querceta, nel punto in cui nel gennaio di tre anni fa avvenne l’incidente mortale nel quale perse la vita Alessandro Laudando, 53 anni, trasportato sull’Alfa Romeo condotta dal fratello, Domenico, 58 anni oggi, entrambi residenti ad Acerra (Napoli).
Quest’ultimo è sotto processo per omicidio colposo davanti alla giudice Agnieszka Karpinska ed è nel corso di questo procedimento che è stato fatto riferimento all’altro fascicolo. Perché secondo le conclusioni del consulente, la barriera di protezione laterale si era interrotta per riprendere dopo qualche decina di centimetri con un altro tipo di guardrail, sporgente verso l’interno della carreggiata di 40 centimetri. Ed era stata questa sporgenza ad “aprire” la carrozzeria dell’auto, dal lato del passeggero, nel punto in cui si trovava Alessandro, morto sul colpo. Se sia possibile ipotizzare irregolarità, dovranno comunque essere le indagini a stabilirlo.
I due procedimenti verosimilmente non saranno riunificati, qualora il secondo dovesse approdare a un processo, ma al difensore di Laudando, l’avvocata Laura Cassetta che rappresenta la collega di Napoli, preme che siano messi in chiaro tutti gli aspetti di quella tragica notte, quella del 25 gennaio 2020. Ieri, intanto, è stato ascoltato in aula su richiesta della viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo l’ispettore della polizia stradale che in qualità di responsabile dell’ufficio infortunistica si occupò dei rilievi dell’incidente, avvenuto intorno all’1 di notte. L’auto stava marciando con direzione Livorno-Roma e l’incidente era avvenuto all’altezza del km 230, all’uscita da una breve galleria, appunto sulla corsia sud. Secondo la ricostruzione, l’Alfa avrebbe urtato con la parte destra il guardrail, procedendo per un certo tratto a filo della barriera fino a trovare sulla traiettoria la sporgenza di 40 centimetri, un fatto – ha detto l’ispettore – per il quale è in corso un altro procedimento; e questa sporgenza aveva lacerato l’abitacolo (la barriera ha adesso una diversa sistemazione). L’auto aveva compiuto una semirotazione e aveva terminato la corsa sulla corsia di sorpasso: e qui era stata trovata dai soccorritori.
Il conducente, trasportato al pronto soccorso dal 118, era risultato negativo ai test e disse, ha aggiunto l’ispettore, che aveva perso il controllo a causa della presenza di alcuni giunti sulla carreggiata, di cui però la pattuglia non aveva trovato traccia. Quella sera il fondo era bagnato per pioggia. Probabile che si sia trattato di un momento di distrazione o di un colpo di sonno, ha spiegato. Nessuno dei due, secondo la polizia stradale, indossava le cinture di sicurezza.
Un particolare sul quale però l’avvocata Cassetta, anche alla luce delle conclusioni della consulenza che l’ingegner Simone Biagioli aveva effettuato per la Procura, vuole che sia fatta chiarezza. All’avvocata preme anche capire se, come testimoniato dalle foto, l’asfalto fosse interrotto lateralmente ben prima dell’inizio del guardrail, al punto da lasciare una sorta di avvallamento nel quale le ruote destre dell’auto avrebbero potuto infilarsi. Un avvallamento, ha detto l’ispettore verificando le foto che gli sono state mostrate, comunque a filo con la barriera. Non c’erano segni di frenata sull’asfalto, ha detto ancora; la velocità non era sicuramente quella di 90 all’ora (il limite di 110 viene abbassato in caso di pioggia) ma la polizia stradale non è stata in grado di stabilirla con esattezza (secondo la consulenza sarebbe stata non superiore ai 70 km all’ora).
Nessuna delle parti offese, cioè i familiari di Alessandro Laudando, era presente: la famiglia è stata risarcita dalla compagnia assicuratrice. Alla prossima udienza, a gennaio, saranno sentiti un altro ispettore della polizia di stato e il consulente della difesa, l’ingegner Roberto Cecconi.
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