«Maltrattamenti alla moglie»: professionista finisce in carcere
Grosseto, l’uomo soffre di gravi patologie psicologiche e fisiche
GROSSETO. Arrestato per l’ipotesi di maltrattamenti in famiglia. E lasciato in carcere, perché al momento non è possibile trovare soluzioni alternative, né è chiaramente pensabile di ripristinare la convivenza nell’abitazione dove i conflitti si sarebbero acuiti fino a far scattare la misura cautelare. Misura decisa non per atti di violenza fisica, ma per scatti d’ira derivanti da una situazione psicologica, di sofferenza, accertati dall’autorità medica.
Vicenda particolare quella che riguarda un professionista poco più che sessantenne denunciato dalla moglie separata che però l’aveva ripreso nella sua abitazione da circa un anno. Una convivenza che non aveva fatto registrare episodi di particolare rilievo anche se l’uomo, che da qualche tempo ha qualche guaio anche con la giustizia, ha iniziato nei mesi a manifestare un quadro clinico preoccupante: dal punto di vista delle patologie psichiatriche e da quello delle patologie fisiche, tal punto da obbligarlo a seguire un’apposita terapia. Esasperato dalla situazione generale, l’uomo avrebbe assunto comportamenti tali da destare la preoccupazione della donna: scatti d’ira improvvisi, violenti e sempre più frequenti, una situazione portata a conoscenza dell’avvocato difensore come anche dei servizi sanitari. Perché la donna si è premurata di avvertire le strutture della Asl, spiega il difensore dell’uomo, chiedendo consigli, cercando una sistemazione adeguata; ci sono stati approfondimenti clinici, c’è stato purtroppo anche l’imbarazzo di trovare una destinazione appropriata al professionista, anche a causa delle sue pendenze con la giustizia.
Non ci sono stati episodi particolari né particolarmente violenti. “Io mia moglie non l’ho mai picchiata” ha voluto confermare l’uomo interrogato ieri mattina in carcere dalla giudice Cecilia Balsamo. E in effetti la donna non ha mai parlato nei suoi esposti di violenza fisica: ha citato gli episodi, sempre più numerosi, in cui lui ha sfogato la sua patologia psichiatrica fino a livelli da lei ritenuti non più sostenibili. Intemperanze verbali caratteristiche del comportamento una volta “normale” dell’indagato che adesso avrebbero assunto connotazioni tali da far configurare un’ipotesi di maltrattamenti. “Io mia moglie non l’ho mai picchiata”, ha ribadito l’indagato. Sì, è vero, ha ammesso, ho alzato la voce tante volte, magari con termini poco cortesi, e tutto anche in conseguenza di quanto mi sta capitando con la giustizia ormai da qualche tempo: ma non ho mai pensato che questi scatti d’ira potessero far aprire un fascicolo nei miei confronti per maltrattamenti in famiglia.
Il professionista è stato arrestato venerdì su ordinanza di custodia e ieri mattina si è tenuta l’udienza, nel carcere di via Saffi. Rimarrà qui. Almeno fino a che il suo avvocato non troverà una sistemazione alternativa: un parente, un amico, qualcuno che possa prendersi cura dell’uomo.
Una volta trovata, sarà forse più semplice ottenere dal Tribunale del riesame – al quale l’avvocato si rivolgerà sicuramente, lo ha già annunciato – una misura diversa, meno afflittiva del carcere, tale da consentire anche e soprattutto le terapie di cui l’uomo ha bisogno.
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