Grosseto, Vivarelli Colonna: «Dite che sono un antiabortista? Non è vero, io vi querelo»
Il sindaco al contrattacco: «Vengo esposto ingiustamente alla gogna mediatica»
GROSSETO. Si è scatenato un putiferio. La polemica nata dopo l’invito del sindaco Antonfrancesco Viavrelli Colonna a firmare la proposta di modificare l’articolo 14 della legge 194 (la legge sull’aborto) che prevede, tra le altre cose, l’obbligo di far ascoltare il battito del feto alla donna che intende interrompere la gravidanza, va avanti, tra botte e risposta, offese. E adesso anche querele.
Come ormai quasi da prassi, quando in una discussione politica (spesso nata da alcune sue affermazioni) vede arrivare troppe offese o crede che le sue parole siano state travisate eccessivamente, Vivarelli Colonna annuncia querele. A partire da Libera di abortire, l’organizzazione politica che in questi giorni promuoveva la proposta dei radicali di modificare la legge sull’aborto, rendendo l’interruzione di gravidanza ancora più accessibile. Per promuovere l’iniziativa, l’organizzazione ha usato una locandina sulla quale era raffigurato il gioco “Indovina chi? ” e una foto di Vivarelli Colonna con su scritto: «Indovina chi è antiabortista? Spoiler: il tuo sindaco». Un post che al primo cittadino grossetano non è andato giù.
«Ho intenzione di querelare Libera di abortire per un semplice motivo: le parole sono come lame. Hanno un peso, un significato. Non possono essere utilizzate a casaccio come ha fatto Libera di abortire definendomi antiabortista e cioè mentendo, affibbiandomi una posizione che non ho mai preso. Non ho mai dichiarato di essere antiabortista. Perché dunque devo essere definito tale e messo alla gogna mediatica? Per questo querelo».
Non tanto, dice, perché si sia sentito colpito come persona, ma perché intende difendersi dalla disinformazione, difendo anche l’ente che rappresenta e le persone che ci lavorano. Nei mesi scorsi aveva già presentato una decina di querele, seppur per offese ricevute in contesti differenti: «Molte meno rispetto agli insulti ricevuti. Cerco sempre di passare oltre, consapevole che una frase di troppo può scappare a chiunque. E che un politico deve aspettarsi un po’ di mare in burrasca. Ma quando è troppo è troppo: questo è un argomento troppo delicato per lasciar correre». Quindi, per lui, questi attacchi non rientrano nelle “normali” dinamiche di attacchi durante le bagarre politiche.
«Libera di abortire non incarna una missione diversa dalla mia – dice Vivarelli Colonna – . Anche io ritengo che la donna debba essere libera di abortire e che le spetti il diritto di scelta. Ma sono anche un sindaco e la legge 194 al paragrafo tre all’articolo uno dice chiaramente che gli enti locali, cioè il sindaco, devono fare tutto quanto in loro potere per sensibilizzare, prevenire, assicurare e sostenere dal punto di vista socio-assistenziale le donne che vivono questo travaglio». E, quindi, per Vivarelli Colonna questo significa fare tutto il possibile affinché l’interruzione di gravidanza non sia utilizzata come semplice strumento di controllo delle nascite. «Lo dice la legge 194, che è una legge per la vita, non come ideologicamente e strumentalmente si è voluto far credere in questi anni una legge per l’aborto».
In pratica, secondo il sindaco è passato erroneamente il messaggio che lui è contrario all’aborto. Perché? «Secondo me perché siamo in campagna elettorale e perché si vuole utilizzare questo attacco dal punto di vista strumentale. Non c’è una riga un video o una mia dichiarazione dove ho affermato di essere contrario all’aborto: non l’ho mai detto e non lo sono».
Vivarelli Colonna assicura che se riceverà dei risarcimenti li donerà per potenziare il lavoro dei consultori che sostengono le donne. «Riguardo la parte più controversa della proposta di modifica della 194, cioè l’obbligo di far ascoltare il battito del feto alla donna che intende avvalersi del diritto d’interrompere la gravidanza, comprendo che a molti possa sembrare eccessiva: è così anche nella mia visione», dice, abbassando un po’ i toni rispetto alle primissime dichiarazioni. «E infatti penso proprio che sarà rivista. Ma il punto non è quello. Occorre aprire un dibattito: le donne non possono più essere lasciate sole. La 194 va applicata al meglio, non solo in parte. E, dove necessario, rimodulata. Senza dare spazio a pratiche che potrebbero essere vissute come lesive della sua dignità e del suo travaglio interiore».
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