La protesta
Vivarelli Colonna, coro di sdegno: «È un simbolo degli antiabortisti»
«Giusto far ascoltare il cuore del feto alle donne che vogliono interrompere la gravidanza»: il primo cittadino scatena reazioni ben oltre i confini locali
GROSSETO. Anarchia e dittatura. Ognuno di noi si muove, con i suoi diritti e i suoi doveri, in quella fascia di libertà stretta tra i due fuochi. Siamo liberi di pensare e di parlare, ma a volte ci sono parole che sembrano pronunciate apposta per giocare con il limite tra la libertà di esprimere il proprio pensiero e il libero esercizio dei diritti altrui.
È il caso della proposta di legge per modificare l’articolo 14 della legge 194 (la legge sull’aborto, in base alla quale la donna che sceglie di interrompere la gravidanza si troverebbe costretta, prima della decisione definitiva, a vedere il feto e ad ascoltarne il battito cardiaco. Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sindaco di tutti i grossetani, ha invitato a firmare quella proposta suscitando una valanga di reazioni indignate. Indignazione cresciuta quando il sindaco, lamentandosi a sua volta di essere stato offeso per aver espresso un’opinione, ha sbeffeggiato la controparte, definendo “assessorucola” l’assessora regioinale alle pari opportunità Alessandra Nardini, e “consiglieretto scorretto locale” chi lo aveva criticato.
Un caso nazionale
E così Vivarelli Colonna, ancora una volta (vedi le offese social a Elly Schlein) è diventato caso nazionale. Al punto da essere scelto come testimonial (involontario, s’intende) di una raccolta firme dei radicali, promossa in tutta Italia dall’organizzazione “Libere di abortire”. Una controproposta di legge, se così la si vuole definire, per rendere ancora più libera e accessibile la possibilità per una donna di interrompere una gravidanza. «Indovina chi è antiabortista, spoiler: il tuo sindaco», scrive Libere di abortire sui social. «Non ci manca la consapevolezza – si legge – ci mancano tutele e diritti. La violenza sui corpi delle persone che scelgono di interrompere la gravidanza è istituzionale: si promuove la distruzione della libera scelta e dell’autodeterminazione dei corpi. Il sindaco di Grosseto è solo uno dei tanti casi. Rischiamo di vedere la violenza diventare legge».
La deputata dem Laura Boldrini definisce Vivarelli Colonna un sindaco antiabortista che sostiene una pratica barbara e «insulta con epiteti sessisti l’assessora per essersi espressa contro questa iniziativa che ha il solo scopo di minare la libertà di scelta e il diritto all’autodeterminazione delle donne. Ad Alessandra, va la mia solidarietà e il mio sostegno. Al sindaco, invece, tutta la mia condanna. Non fermerete le lotte delle donne. Non ci riporterete indietro di 40 anni».
Interviene anche il deputato dem Marco Simiani: «La destra, incapace di dare risposte ai problemi, cerca di spostare l’attenzione su altro. Il sindaco prova a distrarre l’opinione pubblica con proposte divisive, inopportune e sulle quali non ha alcuna competenza: ultima la legge 194. Entrare nel merito della questione significherebbe dare dignità di interlocuzione a chi non lo merita».
L’assessora regionale all’ambiente Monia Monni affida la propria risposta ai social: «In politica ci vorrebbero semplicemente più donne. Le “assessorucole” salutano tutti i misogini, in particolare uno. Per essere più precise un sindaco. Per essere proprio parecchio precise di Grosseto».
Le donne in campo
Interviene l’associazione antiviolenza Olympia de Gouges: «Facile parlare di parità di genere, più difficile è praticarla. La 194 non si tocca: sancisce il sacrosanto diritto all’autodeterminazione delle donne, perché ha consentito loro di affrontare questa delicata scelta in sicurezza e senza il rischio della vita, come è avvenuto nei secoli». Secondo l’associazione, la proposta è un goffo tentativo di colpevolizzare le donne in un momento delicato e difficile, una sorta di violenza psicologica legalizzata. «E noi la violenza la contrastiamo – dicono – in qualsiasi forma essa si proponga».
Duro anche il coordinamento donne “Licena Rosi Boschi” della sezione Anpi “Elvio Palazzoli”. «Grosseto, la prima città d’Italia ad avere avuto un consultorio quando la normativa nazionale e regionale ancora non lo aveva istituito. Oggi si trova ancora una volta a far parlare di sé in negativo, grazie a Vivarelli Colonna». Per il coordinamento si tratta di barbarie «che traumatizzeranno donne già in situazioni difficili, costringendo anche ragazze violentate o in pericolo di vita a sedersi su un lettino per sottoporsi all’esercizio sadico e crudele di ascoltare il battito del feto». Una presa di posizione definita anacronistica perché considera la donna inconsapevole. «Inconsapevole nel prendere una decisione che provoca sofferenza? Ancora una volta devono essere altri a decidere per lei, in primis un uomo che ha fatto del machismo la propria bandiera. Le donne la loro consapevolezza l’hanno raggiunta da un pezzo, perlomeno le cittadine. Sarà così anche per le amministratrici?».
«L’interruzione volontaria di gravidanza si basa su un principio di libertà delle donne», commenta la Commissione Pari opportunità provinciale. «È una scelta da difendere e migliorare non rendere ancor più difficile. La legge 194 prevede un sistema che dà modo e tempo alla donna di prendere la sua decisione in modo consapevole, supportata dal consultorio e dai medici. Chi decide di abortire non lo fa mai a cuor leggero, ma vive sulla propria pelle il peso di una scelta che decide di fare per motivazioni personali che vanno rispettate». E ricorda le parole di Tina Anselmi, firmataria della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza: “Le conquiste non sono perenni per il solo fatto di averle raggiunte, vanno sorvegliate e difese”».
La politica
Dice la sua anche Potere al popolo Grosseto: «Vivarelli Colonna presta il fianco alle associazioni pro vita per cercare di far precipitare il nostro Paese in un clima reazionario a suon di politiche misogine. Grave ci siano medici che si fanno complici della proposta (la presidente della commissione pari opportunità Carla Minacci è dottoressa) , che intenderebbe persuadere le donne a non abortire con una vera e propria violenza psicologica. Una soluzione atroce che cerca d’instillare un dannoso senso di colpa», dicono.
«A poco più di un mese dalla celebrazione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne – intervengono da Sinistra italiana – primo cittadino e presidente della Commissione comunale pari opportunità di Grosseto salgono agli onori delle cronache con gesti e affermazioni che ledono profondamente la dignità femminile». Una partita, per Si, che si rifà a una concezione medievale della società sul corpo delle donne.
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