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Grosseto, la Diocesi piange don Berselli: «Esempio di fede e sacerdozio»

Grosseto, la Diocesi piange don Berselli: «Esempio di fede e sacerdozio»

La veglia funebre a Ribolla, le esequie nella cattedrale

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GROSSETO. Una malattia fulminante quanto aggressiva ha portato alla morte don Ermille Berselli. Il decesso è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri al Misericordia, dove il sacerdote della diocesi di Grosseto era stato portato il giorno prima per l’aggravarsi del suo stato di salute.

Il sacerdote aveva 64 anni, compiuti in aprile. Era prete da 37 anni. «Per la nostra Chiesa diocesana è una dura prova – dice il vescovo Giovanni Roncari – Don Ermille era un sacerdote ancora giovane, in forze, che ricopriva varie responsabilità in Diocesi, assolte tutte con il suo stile discreto, dimesso, al punto da apparire quasi impercettibile. Ma c’era ed era una presenza importante, che abbiamo imparato a stimare e a considerare in tutto il suo valore, senza che lui si imponesse mai. Ed era una presenza importante anche per la testimonianza sacerdotale che ha reso a tutti noi. Per questo a maggio avevo voluto annoverarlo fra i nuovi canonici della cattedrale: era un riconoscimento alle zone più periferiche della Diocesi, ma anche un attestato di stima verso l’uomo e il sacerdote. Quando gli comunicai la mia decisione, don Ermille ne rimase commosso: era per lui, in qualche misura, il suggello del suo pieno inserimento in questa Chiesa diocesana».

Oggi alle 20,30 veglia funebre nella chiesa parrocchiale di Ribolla, mentre domani alle 10 il vescovo presiederà la Messa di esequie nella cattedrale di Grosseto. «Venerdì avevamo in programma l’incontro del clero, che ovviamente abbiamo rinviato a data da destinarsi per consentire ai sacerdoti di poter prendere parte al rito funebre», precisa don Paolo Gentili, vicario generale della Diocesi. La salma, poi, prenderà la via per San Bassano, dove don Ermille aveva espresso la volontà di essere sepolto.

«È stato commovente per lui vedere tanto affetto attorno alla sua persona in questi giorni – continua don Gentili – Ha ricevuto tante visite di confratelli, che si sono voluti fare presenti mentre domenica il vescovo Giovanni si è recato in canonica, a Ribolla, per impartirgli l’olio degli infermi e l’assoluzione. Si è preparato con serenità e pienamente consapevole alla volontà di Dio, ben conscio delle sue condizioni, che nel giro di pochissimo tempo sono precipitate, dando testimonianza di una fede solida, matura, per tutti noi edificante».

Don Ermille era nato a San Bassano, in provincia di Cremona. La sua vocazione era sbocciata in seno ai frati minori conventuali, da cui poi aveva sentito di doversi staccare per intraprendere un nuovo percorso. Affascinato dall’esperienza di Nomadelfia giunse in Maremma negli anni ’90. Nella comunità fondata da don Zeno visse alcuni anni, abbinando anche il servizio come cappellano della casa circondariale di Grosseto. Successivamente divenne parroco di Roccastrada, quindi venne inviato nella comunità di Ribolla, che ha servito fino a questi ultimi giorni.

Il vescovo lo aveva nominato vicario episcopale per la zona collinare-costiera. In questa veste aveva anche assunto il servizio di amministratore parrocchiale (legale rappresentante) di varie parrocchie della sua Vicarìa (Giuncarico, Roccatederighi, Scarlino, Scarlino scalo, Boccheggiano). Era anche presidente del Fondo diocesano di solidarietà, compito che svolgeva con grande scrupolo, consapevole che gestire il mutuo aiuto economico fra parrocchie più stabili ed altre più in difficoltà era un servizio al senso ecclesiale. Era impegnato anche nella Faci, la federazione tra le associazioni del clero in Italia.

A maggio, in occasione del Corpus Domini, aveva ricevuto in cattedrale mozzetta e medaglione che sancivano il suo ingresso come canonico del Capitolo della Cattedrale. Una dignità che lo aveva reso felice, anche perché gli dava modo, dalla periferia, di mettersi a servizio della chiesa-madre della Diocesi.

Poco più di un anno fa aveva perso il fratello Luca, più giovane di vent’anni, e quel lutto lo aveva profondamente segnato. Per questo era rimasto commosso quando, in occasione della cerimonia di investitura, era giunta a Grosseto una delegazione del suo paese di origine, con a capo il sindaco: «In quella presenza – disse – ho visto il segno di attenzione alla mia persona, ma anche di affetto verso mio fratello Matteo, giornalista di un quotidiano della provincia di Cremona».


 

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