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Orbetello, il mitico carrozziere di Neghelli a 93 anni è sempre in officina: «Finché ce la faccio resto qui»

di Ivana Agostini

	Nella foto da sinistra Giorgio Pazzaglia, il figlio Luca, Simone Talluto, Piero Palazzini, Luca Pasqualucci e Vanina Caretti (Foto Enzo Russo)
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Nella foto da sinistra Giorgio Pazzaglia, il figlio Luca, Simone Talluto, Piero Palazzini, Luca Pasqualucci e Vanina Caretti (Foto Enzo Russo)

Tutto partì nel 1945, oggi Giorgio Pazzaglia è ancora in attività insieme al figlio Luca

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ORTEBELLO. Dalle biciclette passando per le lambrette fino alle auto: Giorgio Pazzaglia, carrozziere di Neghelli, è in officina da 78 anni. Tutto iniziò nel 1945 e ancora oggi, all’età di 93 anni, sta ad aiutare il figlio Luca in officina, dove il nostro fotografo Enzo Russo l’ha immortalato vicino ai colleghi e ai suoi amati veicoli.

«Ci resterò - dice al Tirreno - fino a che le forze me lo permetteranno». Giorgio Pazzaglia è nato il 29 gennaio del 1930 all’isola del Giglio. Nel suo sangue scorre il blu del mare, una delle sue grandi passioni insieme alla caccia e ai viaggi. L’amore per i motori, però, le batte tutte.

Da sempre, da quando era ragazzo, per lui esisteva solo il pensiero di dare il via a un’officina. La sua famiglia era originaria di San Quirico di Sorano. «Mio padre - racconta Pazzaglia - si trasferì al Giglio dove andò a lavorare in miniera. Io sono nato lì. Anche se ci ho vissuto solo fino a 12 anni, il mare è sempre stato la mia passione».

Se il mare lo appassionava non si può dire lo stesso della scuola. «In terza elementare - dice - fui bocciato e la mia carriera scolastica si fermò lì. Non amavo andare a scuola».

La famiglia di Giorgio era numerosa: 9 persone, 7 figli e i genitori. Quando arrivarono a Orbetello, il padre andò a lavorare alla Montecatini, a Orbetello Scalo. Giorgio sapeva che il suo futuro sarebbe stato in mezzo ai motori. Iniziò però con le biciclette. Il posto dove lavorare se lo inventava: «La mia prima attività l’aprii sotto le Porte di Orbetello. Dove adesso c’è il tunnel per i pedoni, lì sulla parete c’erano due locali. In uno avevo aperto il mio negozio di riparazioni». Da quel locale ne sono seguiti altri: uno sotto le Mura (l’attuale via Leopardi) e uno vicino il vecchio ospedale di Orbetello. Insomma, Giorgio non è mai stato con le mani in mano. Anzi, le sue mani sono sempre state sui motori: riparava, verniciava prima le biciclette e poi le lambrette e infime le auto. Arrivò poi il momento di realizzare quella che sarebbe diventata la sua officina di carrozziere: a Neghelli. «Realizzammo lì lo stabile dove siamo ancora adesso - continua il carrozziere - e da qui non ci siamo più mossi. Da allora sono passati moltissimi anni e tante cose sono cambiate».

Il primo carro attrezzi con il quale Pazzaglia andava a prendere le auto che si fermavano o avevano un incidente se lo era fatto da solo. «Fui il primo ad avere un carroattrezzi. La mia fu la prima carrozzeria. Avevo realizzato il mezzo con una jeep americana. L’avevo modificata e zavorrata. Rispetto a quelli di adesso, era tutta un’altra cosa. Però fu un vero gioiello per quel tempo».

I ricordi di Giorgio sono tanti. «Spesso arrivavo a casa e mi stendevo sul letto - dice - mi venivano a chiamare perché dovevo ripartire perché c’era una macchina da recuperare. Non erano certo numerose come adesso però gli incidenti avvenivano lo stesso». Il carrozziere ancora oggi aiuta il figlio, sta in officina. La sua vita l’ha passata tutta lì. «Sono stati tempi bellissimi quelli degli inizi - dice - non avevamo nulla o poco ma eravamo contenti e ci sapevamo divertire. Una volta andai con una macchina americana che mi avevano lasciato a Montalto di Castro. Eravamo in 12 dentro l’auto. Arrivati a Montalto i carabinieri ci fermarono e ci chiesero dove eravamo diretti. Gli risposi che eravamo venuti in quel paese a prendere il gelato. Il comandante dei carabinieri mi volle vedere. Mi disse che era curioso perché aveva visto uscire tutte quelle persone dall’auto e non capiva come avessimo fatto a starci tutti. Avevo sei apprendisti. Adesso sembrano tutti nati che sanno già fare tutto. Prima anche se c’era un problema magari si risolveva con una scazzottata e poi amici come prima. Adesso per i giovani non è così». Giorgio è l’energia in persona. Ha 93 anni ma lo spirito e la voglia di fare sono quelli di un ragazzino. Sempre vicino ai suoi motori.

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