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Montioni, sui gradoni dell’ex cava dove l’uomo ridà spazio alla natura

di Massimiliano Frascino
Montioni, sui gradoni dell’ex cava dove l’uomo ridà spazio alla natura

Sopra la dimora dei gessi rossi di Venator un caso di ripristino ambientale. «Oltre alla flora c’è una nutrita presenza di fauna: cinghiali, caprioli e daini»

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MONTIONI. Visti da vicino, i “famigerati” abbancamenti di gesso rosso a Poggio Speranzona fanno molta meno impressione che in fotografia.

Nella ex cava di quarzite, materiale ricco di silice utilizzato in edilizia come breccia che qui tende al rossiccio per l’elevata presenza di solfati di ferro, dal 2004 a oggi sono state messe a dimora moltissime tonnellate di “gessi rossi” prodotti nell’impianto di Scarlino di Venator Italy. Oggi il “ripristino ambientale” a suo tempo autorizzato con l’utilizzo dei gessi è praticamente fermo, e il personale di Venator sta effettuando opere di manutenzione ordinaria, portando avanti la prevista rinaturalizzazione del sito.

Il nostro viaggio inizia intorno alle 14,30 di una giornata d’inizio ottobre con temperatura vicina ai 30 gradi. Per arrivare al cancellone d’ingresso del cantiere si passa per una suggestiva galleria verde formata dall’incrocio dei rami degli alberi ai lati della strada coi tronchi carichi di rampicanti. Dopo pochi chilometri si svolta per una strada a sterro battuta da mezzi pesanti, che si addentra subito nella macchia del parco naturale di Montioni. Area protetta che ricade sotto la giurisdizione del Complesso agricolo forestale regionale “Bandite di Scarlino”.

Lungo strada un autobus all’ombra dei lecci aspetta che riemerga dalla fitta macchia un gruppo di allievi carabinieri in esercitazione. «In questa fase – spiega Alessio Cappellini, Ehs manager di Venator (responsabile di ambiente, salute e sicurezza) che ci accompagna insieme al collega Luca Congiu – stiamo spargendo il compost ammendante sui gradoni del versante sud in vista dell’idrosemina di dodici varietà vegetali che colonizzeranno i fronti di abbancamento. Il lato nord del sito, come si vede bene, è già stato completamente rinaturalizzato omogeneizzandolo dal punto di vista naturalistico e paesaggistico rispetto al contesto circostante. Per il resto, essendo stati sospesi i conferimenti dei gessi in conseguenza del fermo produttivo dell’impianto di Scarlino, stiamo effettuando le opere di manutenzione ordinaria e i monitoraggi cui siamo obbligati attraverso la rete dei piezometri diffusi nell’area; una ventina in tutto».

L’ingresso al cantiere, a valle di poggio Speranzona, è suggestivo, perché si vedono da sotto gli abbancamenti a gradoni che sembrano particolarmente lontani e in alto. Ma è solo un effetto ottico, perché la collina è appena 204 metri sul livello del mare, e una volta imboccata la strada interna che sale ripida, ma non troppo, lungo i versanti, ad arrivare in cima ci vogliono poco più di 5 minuti di orologio.

Un primo stop lo facciamo lungo gli abbancamenti dove il gesso rosso è ancora completamente a nudo, non colonizzato dalla vegetazione. Ci mostrano una delle vasche di raccolta delle acque superficiali, che a conclusione delle opere di ripristino ambientale verrà sormontata da altre tonnellate di gesso. «Il gesso rosso – aggiunge Cappellini – è un materiale che contiene dal 20 al 30 per cento di umidità, ossia acqua di imbibizione, ma è molto stabile e una volta messo a dimora non rilascia liquidi. Per stabilizzare ulteriormente i percorsi dei camion, quando è richiesto, aggiungiamo pietrisco basaltico proveniente dalla cava della Bartolina».

Quello sul quale ci arrampichiamo è un vecchio sito di estrazione a cielo aperto, e nei punti più profondi sono stati stoccati fino a 60 metri lineari di gesso. Fra l’altro, in area dedicata a discarica, erano state messe a dimora le ceneri del vecchio impianto d’incenerimento dei rifiuti di Valpiana, chiuso negli anni 90. Essendo al centro delle Colline Metallifere, tutta l’area di Montioni è un gigantesco ex bacino minerario: cominciarono gli etruschi e in tempi più recenti qui vicino si estraevano alluminio (allume) e manganese. Mentre più a valle, a conferma della variabilità idrogeologica della zona, nel 1809 Elisa Bonaparte fece costruire le “terme della Baciocca”. Sotto Montioni, a 600 metri di profondità, c’è un bedrock (letto di roccia) di granito, dal quale risalgono le acque sotterranee, anche termali, ricche di minerali.

Superato un cumulo puzzolente di compost color grigio scuro affiancato da una pala meccanica adagiata sul suo braccio, arriviamo sul fronte nord della collina dove il ripristino ambientale è già completo. «Qui le piante autoctone che abbiamo seminato hanno già ricoperto in modo omogeneo i gradoni nell’arco di uno/due anni, a differenza di quel che è avvenuto nell’area adiacente a questo sito, dove sono state stoccate nel corso del tempo grosse quantità di gesso, sulla quale la natura ha impiegato 20 anni per reinsediarsi. Oltre alla flora, c’è una nutrita presenza di fauna, in particolare cinghiali, caprioli e daini, per tenere lontani i quali abbiamo dovuto realizzare delle recinzioni. Altrimenti avrebbero mangiato tutto il seme delle specie vegetali che abbiamo diffuso con l’idrosemina e i germogli delle piante», continua Cappellini.

Giunti sul “tetto” della collina, obiettivamente, lo spettacolo è notevole. Da lassù, infatti, si domina tutta la zona a cavallo delle province di Grosseto e Livorno: dallo sbrego della ex cava della Vallina a Filare di Gavorrano a Massa Marittima, passando per le colline dell’area protetta di Montioni, fino al Livornese e alla zona costiera tra Follonica e Piombino. Con questo panorama è più facile affrontare l’argomento spinoso: uno dei motivi principali per cui Venator è in questo momento in difficoltà. A seguito di una relazione della Commissione parlamentare antimafia, e di un esposto di alcuni comitati, infatti, l’azienda si trova coinvolta in un’inchiesta della Direzione investigativa antimafia di Firenze, che sta verificando la presenza o meno di cromo esavalente nei gessi rossi. Metallo pesante considerato cancerogeno. «Noi lavoratori e l’azienda siamo tranquilli – spiega Cappellini – Questi gessi sono classificabili come rifiuti speciali non pericolosi (Cer 061101) e abbiamo fornito autorevoli prove scientifiche dell’assenza di cromo esavalente. L’inchiesta è in corso oramai da due anni, e attendiamo con fiducia le valutazioni della magistratura. Montioni è un sito gestito e monitorato dal 2004, sottoposto a un controllo rigorosissimo che non ha mai messo in evidenza anomalie. Speriamo di poter chiudere presto questa vicenda».

Se i gessi risultassero scevri da cromo esavalente, sarebbe possibile continuare ad utilizzarli per ripristini ambientali: sono in Toscana sono 1.800 le ex miniere abbandonate. Guardandosi intorno, qui non è difficile immaginare potrebbe diventare un paradiso per biker ed escursionisti.

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