Sicurezza
Grosseto, narcotizzata e derubata di 30mila euro di gioielli
Ladri-truffatori si spacciano per finto carabiniere e avvocato. Un trucco rodato, che continua a mietere vittime facendo leva sulla rispettabilità del presunto maresciallo e sull’ansia ingenerata negli anziani
GROSSETO. «Sua figlia ha investito una signora, adesso la stanno processando per direttissima in tribunale. Se vuole rivederla libera, deve pagare».
Con questo trucco infernale (già messo in atto infinite volte in varie parti d’Italia) alcuni malviventi, spacciandosi al telefono per carabinieri e avvocati, hanno truffato e derubato una coppia di anziani coniugi grossetani, quasi certamente narcotizzando la moglie e portando via gioielli per circa 30mila euro. Un trucco rodato, che continua a mietere vittime facendo leva sulla rispettabilità del presunto maresciallo e sull’ansia ingenerata negli anziani.
Succede tutto giovedì mattina. Prima una telefonata (anzi un notevole flusso di chiamate sia al fisso che al cellulare della coppia per tenere impegnato il telefono), poi la visita a casa per ritirare la “cauzione”, ovvero tutti i gioielli di famiglia infagottati con cura dalla pensionata. Racconta tutto la figlia della coppia - nome di fantasia Elena - che vive e lavora a Firenze, mentre i genitori abitano a Grosseto nella zona dell’ospedale, hanno 75 e 76 anni.
Sono le 10,15 quando squilla il telefono. All’altro capo c’è un uomo che si spaccia per maresciallo dei carabinieri e – racconta Elena – «riferisce a mio padre che io ho avuto incidente a Firenze, che ho investito una signora la quale è ridotta in fin di vita, e che io non ho avuto lesioni gravi però mi stanno processando per direttissima».
La moglie è a fare la spesa. Lui da lì in poi non fa che ricevere telefonate, sia al fisso che al cellulare. E non solo da parte del presunto carabiniere, ma anche da un sedicente avvocato – tale Rossi – incaricato di portare a termine la trattativa sulla cauzione. «Le telefonate – spiega Elena – sono una decina e durano circa un’ora e mezzo». Un tempo prolungato con cui i malviventi si assicurano una discreta impunità, facendo sì che le vittime non scoprano la verità, non chiamino la figlia o altri parenti. La somma chiesta è 9mila euro. Niente bonifici, solo contanti.
«Quando mia mamma torna dal supermercato, trova il mio babbo tutto affranto sul divano: è disperato perché io sono rimasta coinvolta nell’incidente. Per mandare ancora più in ansia i miei genitori, i malviventi fanno un’ulteriore telefonata per far sentire una donna piangere: fingono che sia io, che urlo e chiedo disperatamente aiuto».
I truffatori chiedono alla coppia di preparare ori e preziosi; i coniugi nel panico seguono le istruzioni. D’altronde il copione è piuttosto credibile, ad avvalorarlo sono un carabiniere e un avvocato, inoltre i truffatori conoscono pure i numeri di cellulare, sanno che la figlia vive a Firenze. Conoscono molte cose; tutto compatibile col fatto che questi dettagli siano stati forniti dalla figlia, accanto al maresciallo e all’avvocato, e a disposizione delle forze dell’ordine.
L’epilogo della storia è presto detto. L’anziano riceve un’ultima telefonata in cui i ladri gli comunicano alcuni “codici” numerici a 20 cifre, con cui i gioielli gli dovrebbero essere restituiti in futuro; lui appunta tutto in un foglio. La moglie intanto prepara un fagottino con tutti i gioielli, ereditati dalla madre e dalla nonna. Un valore economico e affettivo elevato; si strappa persino la collana che porta al collo, per metterla nel mucchio. Cosa succede poi?
Che i gioielli – il cui valore si aggira sui 30mila euro circa – spariscono. La donna non ricorda nulla, ma certo è che li ha consegnati ai ladri. In giornata ha accusato sonnolenza, mal di testa e «strani sintomi che fanno pensare al fatto che sia stata narcotizzata. L’ipotesi, o meglio una certezza, è che i ladri siano andati a casa, abbiano suonato, lei abbia aperto e consegnato la mercanzia sul pianerottolo, ma di questo non ricorda nulla, ha rimosso tutto: amnesia. Il suo ultimo ricordo è quando preparava i gioielli». Il padre, in quel frangente, era quasi certamente impegnato al telefono nell’altra stanza a ricevere i codici. A quell’ora i vicini di casa hanno sentito sbattere la porta.
In tarda mattinata, quando finalmente il telefono è libero, la coppia chiama i familiari per avvisare che Elena ha avuto un incidente; ma la verità non tarda a venire a galla. «Io ero a Firenze – continua Elena – stavo benissimo, e ho capito subito cos’era successo, ho chiamato carabinieri e questura e mi sono precipitata dai miei genitori». A casa di loro è intervenuta la polizia con Volanti e Scientifica.
Ora la figlia lancia un appello. «State attenti alle telefonate, non aprite agli sconosciuti, non date credito a chi vi chiama per chiedere soldi, non fornite dati online. I miei stanno pagando tutto a caro prezzo; spero che quel che è successo a loro sia da monito per gli altri».
Nella stessa mattina – giovedì – un caso simile è successo a Follonica, dove un malvivente ha chiamato un’anziana spacciandosi per il nipote.
«Papà ha bisogno di soldi – le ha detto – per finire di pagare il funerale del nonno» (peraltro morto anni fa). Facendo leva sul dolore della donna, il truffatore le ha chiesto 2mila euro per le spese del funerale; lei ha risposto di non avere contanti ma che li avrebbe ritirati alle Poste. «Ok», ha risposto l’uomo informandola che si sarebbe presentato lì fuori a prenderli. E così ha fatto. Solo dopo la consegna dei contanti l’anziana ha scoperto che il nipote era a scuola. La denuncia è stata sporta ai carabinieri.
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