Il Tirreno

Grosseto

Il caso Bolckestein

Concessioni demaniali, tra i balneari della Maremma adesso soffiano venti di ottimismo

di Massimiliano Frascino
Concessioni demaniali, tra i balneari della Maremma adesso soffiano venti di ottimismo

Aste, la normativa potrebbe essere disapplicata: in Maremma 200 stabilimenti interessati

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GROSSETO. Annusano aria di vittoria i balneari maremmani. La Bolkestein potrebbe essere disapplicata in Italia, quindi non ci sarebbe bisogno di mettere a gara le vecchie concessioni balneari in procinto di scadere il 31 dicembre. Una partita delicata, che sulle coste maremmane riguarda poco più di 200 concessioni balneari, per circa 25-30mila ombrelloni. Questo sentimento diffuso è conseguenza della riunione del “Tavolo tecnico consultivo in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali” tenutosi giovedì scorso a Palazzo Chigi. Il verdetto, per quanto scontato, è stato che le attuali concessioni demaniali valgono “solo” il 33% delle coste del Bel Paese.

La Direttiva sui servizi

E tanto basta a sostenere che le spiagge non sono un bene scarso, e quindi non si applicherebbe la famigerata Direttiva Ue sui servizi, nota come Bolkestein. È questa la posizione che tutte le associazioni rappresentative della categoria chiedono di assumere al governo nella trattativa che ora si aprirà con Bruxelles. «Sono i risultati che noi ci aspettavamo: solo una minoranza delle coste italiane è data in concessione demaniale – commenta Claudio Pierini, presidente Fiba Confesercenti Grosseto – Ora tocca al Governo: è essenziale che prosegua l’interlocuzione con l’Europa alla luce delle evidenze raccolte, e che produca in tempi rapidi una legge che dia finalmente certezze al nostro comparto».

«Politiche turistiche»

Andrea Biondi direttore dell’associazione va già oltre: «Il nostro territorio ha bisogno di avviare politiche turistiche di visione futura, ed il coinvolgimento certo degli attori protagonisti del turismo balneare è determinante. Pensiamo al dibattito sull’allungamento dell’apertura degli stabilimenti balneari per stimolare una maggiore frequentazione dei nostri luoghi: come interloquire se continua la forte incertezza sulle concessioni? Vanno tirate le somme, per iniziare ad avviare politiche di medio e lungo periodo».

«Evitare i ricorsi»

Stessa musica da Fib Confcommercio «Il tasso di occupazione delle spiagge italiane da parte di “vecchi stabilimenti balneari” (come li ha definiti qualcuno) – spiega Andrea Fabbri, dell’area sindacale di Ascom – conferma ciò che per la Toscana sapevamo da tempo e che era già stato anticipato, settimane fa, dall’assessore Leonardo Marras: ci sono chilometri di spiagge disponibili per accogliere ulteriori concessioni; il tema della scarsità della risorsa non è mai esistito e non esiste, lo dicono i numeri. Anche di questi numeri parleremo giovedì 12 ottobre a Rimini, all’assemblea nazionale delle imprese balneari. Molti stabilimenti balneari di Marina di Grosseto, Castiglione, Follonica e Orbetello ci hanno contattato per poter partecipare. Ora è importante che i Comuni, alla luce di quanto emerso, stiano fermi ed evitino di dar luogo a qualsiasi tipo di gara che riguardi le concessioni vigenti altrimenti c’è il rischio di una valanga di ricorsi. A questo proposito il Governo potrebbe aiutarci con un dispositivo normativo d’urgenza ad hoc».

La sentenza del Consiglio stato che ha stabilito le concessioni scadevano al 31 dicembre 2023 è sub iudice alla Corte costituzionale su ricorso delle associazioni di categoria, che forti dei numeri certificati ora chiedono di prorogare le concessioni al dicembre 2024 come prevede di poter fare la legge Draghi 118/2022 sulla concorrenza. Nelle more del confronto tra governo e Unione europea.

«Troppe proroghe»

Adalberto Sabbatini, presidente di Cna Balneari, è tranchant. «Sono 15 anni – dice – che governi di diversi colori hanno lasciato marcire le cose, con proroghe e proroghette sulle quali politica e magistratura ci hanno messo del loro alimentando il caos normativo. Meloni si è spesa molto per dare sostanza all’articolo 12 della Bolkestein, che esclude il meccanismo delle gare se il bene di mercato non è limitato nella fruibilità. Nessuno voleva far emergere il dato che solo il 33% delle coste italiane è oggetto di concessioni demaniali, e che il 67% delle coste è libero. La conseguenza è che bisogna tagliare la testa al toro: nei piani degli arenili dei Comuni italiani ci sono ancora molte aree demaniali da assegnare, quindi le nuove gare vanno fatte su queste spiagge – conclude – Il governo deve far anche revocare la procedura di infrazione per la Direttiva servizi».

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