Sicurezza
Giù nel canalone, cacciatore salvato dopo ore a Massa Marittima. «Ecco come lo abbiamo ritrovato»
Il racconto degli amici: «La famiglia ci ha avvertiti dopo le 22 non avendolo visto tornare e non avendo più sue notizie dal pomeriggio, così ci siamo precipitati nella zona dove alcuni di noi avevano notato qualche ore prima la sua vettura»
MASSA MARITTIMA. È servito l’aiuto degli amici della squadra di caccia “Massa Niccioleta” per salvare nella notte di domenica 1 ottobre un quarantenne caduto qualche ore prima in un canalone nella zona di Pian di Mucini.
La zona particolarmente impervia e l’assenza di campo per il cellulare avevano infatti praticamente isolato l’uomo, nato a Massa Marittima ma residente a Chiusdino dove si è trasferito dopo il matrimonio, in fondo al fosso dove era precipitato; e solo l’intervento dei colleghi cacciatori, allertati verso le 22 dalla famiglia preoccupata dalla mancanza di notizie, ha permesso ai vigili del fuoco, ai carabinieri e alla Misericordia di Massa Marittima e del 118 di ritrovare lo sfortunato cacciatore e di salvarlo, con il ricovero avvenuto in nottata al policlinico Le Scotte di Siena con una frattura del bacino.
Fra i soccorritori anche l’assessore all’agricoltura Ivan Terrosi, che con il quarantenne condivide la passione per la caccia all’interno della squadra Massa Niccioleta: «Il nostro amico non era in azione di caccia ma stava facendo una passeggiata in una delle zone che potrebbero in futuro essere utilizzate dalla squadra. La famiglia ci ha avvertiti dopo le 22 non avendolo visto tornare e non avendo più sue notizie dal pomeriggio, così ci siamo precipitati nella zona dove alcuni di noi avevano notato qualche ore prima la sua vettura».
Siamo a Pian di Mucini, vicino a Cava alla Rena, dove i soccorritori, una quindicina gli amici della squadra più un’altra decina fra vigili del fuoco, carabinieri e paramedici, hanno iniziato a battere gli stradelli più impervi in cerca dello scomparso.
«Sono percorsi molto difficili e la mancanza di rete cellulare ci ha subito spinto nelle zone più isolate – continua Terrosi – Ci siamo mossi in piccole squadre accompagnando i soccorritori fino a che lo abbiamo individuato in quello che noi chiamiamo “fosso fondo” proprio perché ha delle pareti di una quindicina di metri di altezza. Era a un chilometro circa dalla vettura».
Dal momento della caduta erano passate probabilmente almeno sei o sette ore e le condizioni dell’uomo destavano logiche preoccupazioni. Sono così iniziate le operazioni di recupero dello sfortunato escursionista che è stato raggiunto in fondo al fosso: particolarmente difficoltose le operazioni di salvataggio a causa delle condizioni del terreno, che hanno richiesto l’utilizzo di tecniche speleo alpino fluviale per permettere di issare la barella spinale cui era stato assicurato l’uomo dal personale medico fino al punto di prelievo.
Da lì il cacciatore è stato poi trasferito sull’ambulanza che aveva in precedenza trasportato sul posto i medici dell’elisoccorso Pegaso atterrato all’ospedale di Massa Marittima, da dove poi è stato trasferito alle Scotte dove è ancora ricoverato.
«È stata importante la solidarietà fra noi e il muoverci di squadra – conclude Terrosi – eravamo tutti a casa a sera inoltrata ma ci siamo precipitati sul posto proprio perché la zona è particolarmente impervia e senza un supporto esterno di chi conosce bene il territorio il soccorso sarebbe stato probabilmente impossibile vista anche l’ora tarda».
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