Lutto
Grosseto, addio a Paolo Matteini: era stato il re della carne. Dal piccolo macello di paese allo stabilimento di Stiacciole
La storia di Matteini parte da Montorgiali, conosciuta frazione del comune di Scansano
GROSSETO. Se n’è andato all’età di 91 anni, Paolo Matteini, uno degli storici imprenditori grossetani. La sua Incam (Industria Carni affini Montorgiali) dagli anni Settanta dagli anni Novanta è stata una delle eccellenze cittadine, insieme alla Mabro e all’Eurovinil. Nello stabilimento di mattazione a Stiacciole, nel periodo d’oro, lavoravano 37-38 persone, con un indotto, tra trasportatori e artigiani, che superava le cinquanta famiglie. Era l’impresa che serviva i supermercati Coop, con uno stretto rapporto di collaborazione con la sede di Vignale Riotorto. Mise in piedi anche delle stalle a Donoratico, per poi riportarle a Pietratonda.
Leorigini a Montorgiali
Matteini, la cui salma è stata esposta alla casa funeraria Rocchi di via Olocausto, è stato insomma una figura di spicco nell’economia territoriale, insieme al fratello Luigi, con il quale nel 1965 trasferì in via dei Laghi a Stiacciole un’azienda che nacque a Montorgiali nel dopoguerra, insieme al fratello Velio, con un punto vendita a Grosseto, in via Tripoli, dove oggi c’è Cartangolo. «Ci ha lasciato una persona meravigliosa, unica – lo ricorda Rudi Poli, che lavorò al suo fianco per vent’anni – per me è un giorno triste, è come se mi fosse morto il babbo una seconda volta. Paolo non aveva figli, ma è stato il babbo delle centinaia di dipendenti che sono passati alle sue dipendenze. Nei momenti difficili il suo primo pensiero è stato di far vivere bene le famiglie dei suoi lavoratori».
«Era un commerciante serio, riservato, non voleva mai appariva – prosegue Poli – che nella vita ha avuto una sola passione, il lavoro: entrava in azienda al levar del sole e non rientrava dalla sua amata Giuseppina Capitoni, morta d’infarto qualche anno fa, mai prima dell’ora di cena. La sua parola valeva come una firma dal notaio, erano che sapeva rispettare e farsi rispettare».
La storia di Paolo Matteini parte da Montorgiali, conosciuta frazione del comune di Scansano, nel quale fu allevato dallo zio Agenore Matteini, dopo la scomparsa prematura del padre. Gli zii erano titolari di una quelle botteghe, nelle quali nel dopoguerra, si vendeva di tutto; in più avevano un piccolo macello, dal quale partì la straordinaria avventura, che ebbe come tappa intermedia Grosseto, prima della costruzione dello stabilimento di Stiacciole, con sei stalle e sette celle frigorifere. «L’unico svago – sottolinea Rudi Poli – se lo regalava d’estate: al termine della lunga giornata di lavoro, invece di tornare nella casa di via Trento a Grosseto, andava nell’abitazione di Marina di Grosseto».
«Perme è stato un padre»
Durante gli anni aveva però anche un rituale: tutti i giorni andava a pranzo, spesso anche ai suoi collaboratori, al Leon d’oro, finché è rimasto aperto, mentre la domenica andava insieme alla moglie al ristorante Ombrone. «È lì che l’ho conosciuto nel 1974 – dice Claudio Gabbolini, uno dei dipendenti più fidati – all’epoca erano un ragazzo di diciassette anni e facevo il cameriere. Paolo Matteini mi assunse nel 1975 come magazziniere ma dagli anni ottanta entra in amministrazione, come ragioniere. È stata un’esperienza straordinaria lavorare con lui. La Incam era una seconda famiglia, mi ha trattato come un padre e mi ha insegnato a diventare uomo. È stato un grande imprenditore, sempre presente, che non ha mai fatto mancare niente a nessuno, anche quanto, tra la fine degli anni Novanta e il Duemila, il mercato per l’Incam s’è fatto sempre più difficile, a causa delle chiusure di tanti mattatoi; in quel momento ha tenuto soprattutto alla salvaguardia dei problemi dipendenti e dice un pizzico d’orgoglio “Io le trenta famiglie le ho mantenute”».
La situazione è purtroppo precipitata, nel 2012 c’è stato un ridimensionamento dell’azienda. Nel dicembre di quell’anno, a ottant’anni, Paolo Matteini si fece da parte, lasciando il posto all’ingegnere Alessandro Guelfi, che ha portato avanti l’attività per altri dieci anni, lavorando un giorno alla settimana, prima della decisione di chiudere a causa della crisi energetica, che non dava più margini di sopravvivenza.
Da ieri mattina, quanti lo conoscevano si sono stretti intorno alle nipoti Anita e Sabrina e gli hanno dato l’ultimo saluto. I funerali si sono svolgeranno domani (sabato) alle 11 a Sterpeto.
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