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Grosseto, «Area occupata abusivamente». Michele Rossi “Ape” sotto processo

di Pierluigi Sposato

	L'area finita al centro dell'inchiesta e, nel riquadro, Michele Rossi 
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L'area finita al centro dell'inchiesta e, nel riquadro, Michele Rossi 

Gli illeciti sarebbero stati commessi fino al 2019, il Comune è parte civile

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GROSSETO. “Ape” (Michele Rossi) è sotto processo per invasione arbitraria di un terreno di proprietà del Comune, con auto, biciclette, recinzioni e box per animali. È sotto processo insieme ad altre due persone, Roberto Pestelli, cui è contestata la presenza abusiva di un semirimorchio, e Rita Magrini, per la roulotte di sua proprietà. Entrambi, come è stato ricostruito in aula, sono riconducibili alla comunità degli spettacoli viaggianti. Entrambi sono assistiti dall’avvocata Barbara Guazzini. Un procedimento originato dai controlli della polizia municipale del 2019 nella zona di via Giordania e per il quale il Comune di Grosseto si è costituito parte civile, affidando l’incarico all’avvocata Monica Moscatelli.

Rossi – che sta attendendo la chiusura del fascicolo per il ritrovamento dell’osso umano nel campo vicino alla sua residenza come anche la consulenza dell’ingegnere della Procura per l’incidente mortale per il quale è indagato – non era presente l’altro giorno in aula. Ma ci sarà alla prossima udienza, a maggio, perché – assistito dall’avvocato Filippo Bougleux – si farà interrogare davanti al giudice Andrea Stramenga. Gran parte dell’udienza è stata dedicata al sopralluogo della polizia municipale e alle ordinanze che avevano regolato la presenza (temporanea) dei mezzi dei titolari di attrazioni come anche quella di Rossi. Lui, com’è noto, per anni e anni era stato in via Sonnino. Poi Comune e Coeso gli avevano trovato la sistemazione in via Giordania: «una sistemazione emergenziale», visto che lui nulla aveva a che vedere con le giostre. Una sistemazione risalente a dieci anni fa (ordinanza 1264), una sistemazione che nel 2019 non venne confermata. A partire dai primi mesi di quell’anno gli agenti effettuarono alcuni sopralluoghi e in quello di febbraio trovarono «un gran numero di veicoli nella disponibilità di Rossi Michele». E ricostruirono che nel 2014 era stato approvato lo studio di fattibilità per l’ampliamento del parcheggio pubblico e la realizzazione della rete fognaria nera da collegare al collettore, oltre che dell’impianto di illuminazione. Fino all’esecuzione dell’ordinanza del 2019 però, ha confermato l’ufficiale di polizia giudiziaria rispondendo a una domanda dell’avvocato Bougleux, i lavori non vennero effettuati. Secondo la polizia municipale «molti dei 79 veicoli» presenti a febbraio 2019 erano di Ape, o comunque nella sua disponibilità. Per la verifica dello stato dei luoghi fu utilizzato un drone per i rilievi aerei; fu anche dato via alle verifiche anagrafiche per accertare la titolarietà del diritto a stazionare. A maggio nuovo sopralluogo: fu riscontrata «l’occupazione indiscriminata dell’area a parcheggio nonché dell’area a verde circostante per mezzo di veicoli, abitazioni mobili, rottami e rifiuti vari». Occorreva rimuovere rifiuti speciali come batterie, profilati, pannelli. A quella data erano 18 le persone trovate, alcune delle quali risultavano senza titolo per la residenza, secondo gli accertamenti della polizia municipale.Per Rossi e Pestelli la contestazione arriva fino all’ottobre 2019, per Magrini fino al luglio di quello stesso anno.

Rossi, ha ricordato poi una ex dipendente della direzione del Coeso, fu convinto e anche aiutato a trasferirsi da via Sonnino a via Giordania. Era preoccupato? «Non ricordo, però mi ricordo che fu aiutato a trasferire le sue auto». Le cronache ricordano anche di una sua protesta, sotto il municipio, con un catello: “Vessato e senza diritti”, c’era scritto. Era il novembre del 2019.

Alla prossima udienza, oltre che Ape, sarà sentito anche un altro agente della polizia municipale.
 

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