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Follonica, condannati per le truffe agli anziani: si erano fatti consegnare 300 euro
Avevano convinto ad acquistare un dispositivo anti fughe di gas. Vittime un uomo di 87 anni e una donna di 94
FOLLONICA. Nei giorni tra il 4 e il 5 ottobre 2016 si erano presentati in due abitazioni in città, dove abitavano persone anziane, presentandosi come tecnici e rappresentando la necessità – anzi, l’obbligo – dell’installazione di un dispositivo per la segnalazione delle fughe di gas. Avevano ottenuto la cifra richiesta, 299 euro, e si erano allontanati. Ma, su segnalazione delle persone rimaste vittima del raggiro, i carabinieri li avevano identificati e denunciati. Perché non esisteva alcun obbligo di installazione dell’apparecchio.
Truffa – con l’aggravante del fatto commesso ai danni di persone anziane, un uomo di 87 anni e una donna di 94 anni – i reati per i quali sono stati processati e condannati Francesco Felice, 46 anni, abitante in provincia di Brescia, e M. M., 32 anni, domiciliato a Trento. Il giudice Adolfo Di Zenzo li ha condannati a sei mesi e 300 euro ciascuno. Entrambi hanno precedenti penali e ciò ha determinato il magistrato a non concedere la sospensione della pena. Il fatto che abbiano risarcito le vittime è stato ritenuto equivalente alle aggravanti.
Il primo caso risaliva al 4 ottobre di sette anni fa. Vittima un uomo di 87 anni: M. gli aveva fatto presente che era da poco tempo obbligatoria per legge l’installazione del cosiddetto salvavita, gli aveva fatto firmare un contratto con una srl, aveva incassato i 299 euro prospettati. Chi era stato? “Un giovane”, aveva detto l’anziano. Dal dibattimento è emerso che in precedenza, pochi minuti prima, lo stesso “giovane” si era presentato a casa del nipote dell’87enne, che abita vicino, prospettando anche a lui l’obbligo di installazione. Il nipote non solo non aveva abboccato ma aveva invitato il giovane ad allontanarsi, ammonendolo di non rivolgersi allo zio. Cosa che invece non era avvenuta. Quando aveva saputo che il raggiro era andato invece a segno, il nipote si era presentato in caserma e davanti ai carabinieri aveva riconosciuto in foto il “giovane” visto anche da lui, corrispondente a M.
Risale al giorno successivo l’episodio contestato a Felice: identiche le modalità. La donna, nel frattempo deceduta, aveva rimesso la querela nella quale aveva descritto i fatti. Ma sono chiare, secondo il giudice, le responsabilità di Felice, stando anche alle dichiarazioni della badante.
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