Gioco
Grosseto, addio a Bonari, abile falegname: era stato calciatore dell’Us Grosseto
Aveva militato anche in B con il Catanzaro. Banci: «Sul campo era un signore e nella sua bottega realizzava con quelle mani d’oro autentici capolavori»
GROSSETO. Ieri mattina alle sei se n’è andato, a 86 anni, uno tra i più forti giocatori grossetani che abbiano indossato la maglia biancorossa del Grifone, Renato Bonari.
Fondatore del negozio “Casa arredi”, Bonari era conosciuto e apprezzato in città come calciatore, ma anche come falegname. Fece il suo esordio nell’Us Grosseto appena diciottenne, nel campionato di IV serie 1954-55; fu una delle colonne per altre quattro stagioni, giocando come terzino e centromediano, due di Promozione e altrettante di IV serie, per spiccare poi il volo verso Catanzaro, in serie B, città nella quale rimase fino al 1962-63. In quei anni giocò in squadra anche con Bagnoli, che viene ricordato per aver vinto uno scudetto con il Verona. Nei due campionati successivi scese in serie C, con la Reggina e nell’Aquila. Nell’estate del 1965, decise però di tornare a casa, anche perché il nonno Elio gli lasciò una falegnameria avviata in via Veio, una piccola traversa di via Telamonio.
«Ricordo come ora – dice Lio Banci – che appena finiti gli allenamenti correva alla sua bottega per realizzare degli autentici capolavori, aveva le mani d’oro. Sul campo era un signore, con la sua esperienza ci dette una grossa mano. Era difficile farci rete. Si vedeva che veniva da categorie superiori, ma non lo faceva pesare: si calò benissimo nella nuova dimensione ed ebbe ottimi rapporti con tutti». «Era un giocatore massiccio – aggiunge Sergio Dugaro, uno dei giovani che si affacciavano alla prima squadra – Mister Goracci lo utilizzò come libero. Fu un esempio per tutti noi. Era un uomo tranquillo, un “bonario”».
Per Bonari quelle disputate a metà anni Sessanta in serie D furono le ultime due stagioni di una bellissima carriera, chiusa ad appena trent’anni e mezzo a causa del lavoro. Complessivamente disputò 139 gare con quella maglia biancorossa, che continuò a seguire e ad amare anche dopo il suo ritiro dal calcio. «Nel 1970 babbo Renato – ricorda il figlio Leonardo – aprì un capannone dove adesso abbiamo l’abitazione e Casa Arredi in via Monterosa, nel quale realizzava infissi insieme ad alcuni dipendenti. Solo nel 1991 decise di aprire il mobilificio, che ha guidato finché la salute glielo ha permesso. Amava il suo lavoro, la famiglia e il calcio».
Bonari ha giocato al fianco di alcune leggende biancorosse, come Carlo Pucci, Gianfranco Ferrini, Fabrizio Bartolini, Cleto Marini, Giacomo Milan nei primi anni; Nilo Palazzoli, Carlo Zecchini, Luciano Angelini, Pierangelo Ore, Gianfranco Sicurani e Lio Banci, negli ultimi due anni. Nei suoi anni con i torelli, a parte primi mesi del 1954, ebbe come presidente Mario Ferri. Grande appassionato della Juventus, Bonari è rimasto sempre un grande sportivo: praticava il tennis e andava appena poteva in bicicletta.
Lascia la moglie Mara e i figli Leonardo, Donatella e Stefania, ma anche gli adorati nipoti Dalila (che insieme al figlio Leonardo ha rilevato l’attività) , Sara, Clio e Greta, che ieri hanno ricevuto l’abbraccio di amici e parenti. I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio alle 15 nella chiesa del cimitero di Sterpeto.
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