Gioco
Grosseto, la Finanza fa la guerra ai pirati dei giornali. «Multe fino a 15.000 euro»
È sufficiente anche il solo screenshot della condivisione per finire nei guai. La guardia di finanza monitora siti e social dedicati alla diffusione illecita
GROSSETO. Fino a 15mila euro di multa, oltre a un processo penale, per chi condivide le pagine dei quotidiani allo scopo di trarne profitto, anche solo piazzando un banner pubblicitario o un pop-up su una pagina internet per scaricarli o i collegamenti ipertestuali a quest’ultima (su un gruppo Telegram o WhatsApp, solo per citare due tra le applicazioni di messaggistica maggiormente conosciute).
Una sanzione amministrativa da un minimo di 103 a un massimo di 1.032 euro, invece, per chi semplicemente le consulta e le inoltra, anche solo con uno screenshot (la “foto” del contenuto visualizzato sullo schermo del proprio computer, del tablet o del telefonino).
Le indagini
Seppure, almeno per il momento, nel territorio della Maremma e dell’Amiata specifiche indagini da parte delle fiamme gialle maremmane a contrasto della pirateria digitale, il fenomeno in provincia è comunque monitorato dai militari che fanno capo al Comando di piazza del Popolo, anche sfruttando le sinergie con il nucleo speciale antitrust (il neoarrivato tenente colonnello Umberto Piro, che ha assunto il comando del nucleo di polizia economico finanziaria succedendo al predecessore avvicendandosi al tenente colonnello Vincenzo Conetta, proviene proprio dal nucleo speciale antitrust di Roma), componente del Corpo specializzata nelle investigazioni relative alla diffusione illecita dei quotidiani online e dei palinsesti televisivi a pagamento.
Basta un click
«È sufficiente anche un semplice screenshot, almeno inizialmente, per portare all’attenzione dei nostri investigatori chi diffonde illegalmente le pagine dei giornali», conferma il comandante provinciale Nicola Piccinni, che spiega: «Attraverso l’istantanea dello schermo, infatti, si può risalire a colui che ha inviato i file, nei cui confronti è prevista una sanzione amministrativa se semplicemente li consulta e inoltra senza scopo di lucro, oppure una sanzione penale decisamente più elevata (fino a 15.000 euro) se invece dalla diffusione illegale delle copie ottenga un profitto, anche indiretto (come la pubblicità sul sito web)».
Giro di vite
La violazione dei diritti di proprietà intellettuale costituisce un’attività illecita estremamente lucrativa, anche per organizzazioni criminali che la sfruttano, e genera notevoli danni per l’economia legale.
Inviare a terzi il contenuto dei quotidiani, se non addirittura gli stessi file con estensione Pdf (o qualsiasi altra, anche meno comune) con tutte le pagine, è assolutamente vietato, dato che si tratta di opere collettive protette dalla legge sul diritto d’autore, recentemente aggiornata prevedendo proprio un inasprimento della lotta contro la diffusione abusiva on-line di opere protette, con tanto di sanzioni ben più rigide rispetto al passato.
Dalla parte dei cittadini
«Le nostre caserme sono sempre a disposizione per qualsiasi tipo di segnalazione, quindi anche in merito alla pirateria digitale, e ovviamente in tutti i casi è sempre garantita la riservatezza di chi indica i presunti trasgressori», torna a rassicurare il comandante provinciale.
Più le segnalazioni sono precise e circostanziate, tanto si facilitano le indagini da parte delle autorità preposte: la guardia di finanza, anche grazie ai mezzi telematici che ha a disposizione, in altre province d’Italia ha sgominato attività criminali molto collaudate in questo ambito «con gli “inoltratori finali” che forse neanche immaginavano di far parte di un sistema così articolato e diffuso, costituito da migliaia di utenti registrati a vari servizi illegali», sottolinea Piccinni.
Il precedente
In questo contesto, il precedente più prossimo e forse uno di quelli che ha raggiunto il risultato più eclatante ottenendo la maggiore eco mediatica è quello delle fiamme gialle di Bari.
I finanzieri pugliesi, al termine di una complessa indagine telematica ha chiuso diversi canali social dove venivano distribuiti i quotidiani. E il giro di vite, ovviamente, sta continuando. «Le indagini – si legge in una nota delle stesse fiamme gialle – hanno determinato, finora, la chiusura di 329 canali e gruppi di utenti presenti su Telegram, nonché l’identificazione di diverse persone responsabili della distribuzione illecita di migliaia di copie digitali di quotidiani. In quest’ultima operazione di polizia, la puntuale analisi del contenuto della memoria degli apparati sequestrati ha consentito di acquisire ulteriori elementi di riscontro delle condotte illecite tenute da nove uomini indagati per i reati di pirateria editoriale. In tale contesto è emerso che i responsabili della gestione dei siti oggetto di sequestro non percepivano dagli utenti alcun corrispettivo per l’accesso ai relativi contenuti, traendo, invece, profitto dalla pubblicità inserita nelle relative pagine sotto forma di banner e pop up. L’attività conferma come il mercato della pirateria editoriale rappresenti un business illecito molto fiorente, in grado di coinvolgere una vastissima platea di utenti che lo alimentano, spesso inconsapevoli delle conseguenze, anche di natura penale, cui si espongono e degli ingenti danni economici che tale pratica arreca sia ai titolari dei diritti di autore, sia in senso più ampio all’economia nazionale».
Arrembaggio ai “pirati”
C’è infine un altro aspetto della condivisione illecita di file, forse meno noto ma non per questo meno insidioso. Spesso, nei file piratati, vengono appositamente nascosti miner (programmi per “minare” moneta elettronica all’insaputa dell’utente, sfruttando la capacità di elaborazione del dispositivo) o anche trojan (programmi spia). Programmi che – ovviamente – non si trovano all’interno dei file legalmente ottenuti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
