La protesta
Grosseto, via Almirante è realtà. La Prefettura ha dato il nullaosta
Davanti ci sarà anche via Berlinguer, saranno collegate da via della Pacificazione. Il sindaco: «È la volontà popolare». Calì (Anpi): «Conseguenze per la sicurezza»
GROSSETO. Via Almirante si farà. Le intenzioni dell’amministrazione comunale erano chiare da tempo, ma mancava ancora il nullaosta della Prefettura. E ieri è arrivato. La Prefettura ha dato il via libera all’intitolazione di una via dedicata a Giorgio Almirante, una a Enrico Berlinguer e una alla Pacificazione nazionale. Il nome dell’ex funzionario della Repubblica sociale italiana e leader del Movimento sociale italiano sarà impresso su un cartello viario nel nuovo quartiere residenziale del BorgoNovo. Di fronte – sulla sinistra – quello dell’ex segretario del Pci, Enrico Berlinguer. A congiunge le due vie, quella dedicata alla Pacificazione nazionale. Una prospettiva che aveva fatto inorridire tanti grossetani – e non solo –, ma fortemente voluta da altri e, in particolare, dalla maggioranza di centrodestra che guida il Comune. A breve sarà realtà. «Con l’ottenimento del nullaosta – dicono dall’amministrazione – faremo di tutto, fin da subito, per risolvere le questioni amministrative e burocratiche dei residenti che si troveranno a vivere nelle tre vie. In questo modo si arriva alla fine di una polemica strumentalmente ideologica che ha finito per nuocere i grossetani». Secondo l’amministrazione, non si tratta di una battaglia vinta o persa, ma «del superamento di quelle contrapposizioni ideologiche che, per troppi anni, hanno condizionato la vita politica del Paese e del nostro territorio». Lo stesso sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna si dice soddisfatto: «Un progetto teso al superamento delle barriere ideologiche, senza se e senza ma . L’argomento è stato dibattuto, discusso e votato da due distinti consigli comunali, quello della mia prima consiliatura e quello attuale. La volontà popolare espressa attraverso il consiglio, massimo organo istituzionale cittadino, non può essere subalterna alle contestazioni di una qualsiasi sparuta minoranza».
Il nullaosta
Il nullaosta della Prefettura è arrivato ieri mattina in Comune. Secondo il documento, a firma della prefetta Paola Berardino, «nel caso di specie non sussistono problematiche di ordine e sicurezza pubblica o di carattere anagrafico», pertanto «si ritiene che nulla osti, per le prerogative di competenza, affinché il Comune di Grosseto dia corso a quanto stabilito nella delibera della giunta comunale 66 del 14 marzo 2023». La Prefettura sottolinea che i «poteri di toponomastica sono attribuiti al Comune» e che «non si può ritenere che il prefetto, nel rilasciare o negare l’autorizzazione, possa effettuare valutazioni politiche o di merito». E ancora: «le valutazioni da esprimere devono avere carattere obiettivo e tecnico, senza poter sindacare il merito o l’opportunità delle scelte di denominazione effettuate dal Comune nell’ambito della propria funzione amministrativa di toponomastica e, pertanto, conformemente alle indicazioni fornite dal Ministero dell’Interno con la circolare 82 del 2023, “l’eventuale diniego dell’autorizzazione prefettizia non può fondarsi soltanto sul contrario avviso manifesto dai richiamati organismi consultivi storici, ma deve basarsi necessariamente su motivi di ordine e sicurezza pubblica o problematiche anagrafiche”». Prima di dare il nullaosta, infatti, la Prefettura ha richiesto – come da prassi – i pareri (che però non sono vincolanti) alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per quanto riguarda il luogo e il parere consultivo della Deputazione di storia patria per quanto riguarda la storia del Paese, sui territori e la storia delle istituzioni giuridiche, economiche e civili.
Mentre la Soprintendenza ha dato il suo parere positivo, la Deputazione di storia patria ha detto no all’intitolazione di una via ad Almirante (e alle altre due), in quanto «Almirante è stato esponente di rilievo della Repubblica sociale italiana in quanto capo di gabinetto del Ministro della cultura popolare» e che «le intitolazioni via della Pacificazione nazionale e via Enrico Berlinguer collegate a quella di Giorgio Almirante si configurano come un’interpretazione distorta e inaccettabile della storia della Repubblica Italiana». Insomma, un parere negativo piuttosto chiaro. A giugno è stata convocata anche una riunione con le forze di polizia. In maniera unanime hanno ritenuto che «l’intitolazione di una via ad Almirante non determinerebbe turbative sotto il profilo dell’ordine e sicurezza pubblica in considerazione del fatto che le manifestazioni di dissenso verificatesi a seguito dell’adozione della delibera di giunta hanno costituito espressione di legittime valutazioni politiche, rientranti nel normale dibattito di idee senza però interferire con l’ordine e la sicurezza pubblica». I manifestanti hanno solo espresso la loro opinione, senza però arrecare danni o creare scompigli di alcun tipo.
La delusione dell’Anpi
La scelta della Prefettura non viene vista di buon occhio da molti, specie dall’Anpi provinciale, sezione Norma Parenti, che aveva addirittura consegnato alla prefetta una raccolta firme con oltre 2mila nomi per chiedere che non venisse intitolate le tre vie. «La concessione del nullaosta non è una sorpresa – dice il presidente del comitato provinciale, Luciano G. Calì – Eravamo consapevoli delle precise limitazioni alle prerogative prefettizie. La norma che stabilisce che la denominazione di nuove strade e piazze pubbliche non possa essere effettuata in mancanza dell'autorizzazione del prefetto ha subito molti interventi da parte del legislatore in favore di un maggiore ruolo dei Comuni, ai quali spetta ormai in via esclusiva il potere determinativo della toponomastica».
Calì promette che l’Anpi farà le sue valutazioni, insieme a tutte le realtà che in provincia costituiscono la Grande alleanza democratica e antifascista per la persona, il lavoro e la socialità, rispetto alla possibilità di presentare ricorso al Tar. «Valutazioni – dice Calì – che partiranno da un’attenta analisi delle motivazioni contenute nel nullaosta, per il quale presenteremo richiesta di accesso agli atti in modo da approfondire, a esempio, il parere negativo della Deputazione di storia patria di Firenze».
Calì ricorda che parlare di Almirante in Maremma significa riaprire una ferita ancora oggi profonda per i tantissimi lutti provocati dal "manifesto della morte" firmato proprio da Almirante. «Tutti motivi sufficienti per determinare apprensione per l'ordine e la sicurezza pubblica che, incredibilmente, il sindaco sembra ignorare o dei quali non pare volersi fare carico».
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