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«Rivogliamo il medico»: gli abitanti di Rispescia chiedono la riapertura dell’ambulatorio

di Nicole Terribile
«Rivogliamo il medico»: gli abitanti di Rispescia chiedono la riapertura dell’ambulatorio

Protesta in piazza, da più di un mese la frazione è scoperta: «Qui ci sono tante persone anziane, non possiamo farne a meno»

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RISPESCIA. La dottoressa c’è, ma non a Rispescia. L’Asl ha trovato il medico che sostituirà il dottor Claudio Mariani, in pensione per raggiunti limiti di età dal 1° agosto e che seguiva i pazienti a Grosseto e nelle frazioni di Rispescia e Alberese. A prendere il suo posto sarà la dottoressa Benedetta Zullo.
Secondo il provvedimento dirigenziale dell’Asl Toscana sudest, la dottoressa aprirà l’ambulatorio principale a Grosseto e il secondario ad Alberese, mentre Rispescia non risulta presente nei documenti Asl. E allora i rispescini hanno deciso di manifestare. Decine di persone sono scese in piazza Italia, proprio nella frazione grossetana, per chiedere a gran voce che l’ambulatorio riapra anche lì.
Ma andiamo con ordine. A Rispescia era stato il dottor Mariani ad aver aperto l’ambulatorio acquistando di sua spontanea volontà una stanza in via del Lavoro, vicino alla farmacia del paese. Prima, fino a una ventina d’anni fa, l’ambulatorio si trovava in una stanza in piazza Italia, accanto al bancomat, di proprietà del Comune di Grosseto. Adesso, quindi, l’unica possibilità che i residenti hanno è che Asl Tse e la nuova dottoressa trovino il modo per (ri)aprire anche lì l’ambulatorio, magari prendendo in affitto uno dei due locali rimasti vuoti.
«Bisogna trovare una soluzione al più presto. Qui ci sono tante persone anziane, non possiamo rimanere senza medico sul territorio», dice Adolfo Ghiribelli, residente nella frazione e coordinatore della manifestazione, alla quale ha partecipato anche il presidente dell’Auser di Rispescia, che copre anche l’Ottava zona e Alberese, Moreno Moscatelli: «Abbiamo una macchina adatta a portare anche le persone in carrozzina. Siamo undici volontari – dice Moscatelli – ma non riusciremmo a fornire il servizio a tutti gli anziani che non sanno come raggiungere il medico di famiglia a Grosseto o ad Alberese; non è come accompagnarli una volta ogni tanto all’ospedale a fare una visita. In ogni caso, in una frazione come Rispescia serve il medico, anche perché copre tutta la campagna».
Secondo Luciano Gherardini, residente della zona, il problema dell’ambulatorio sarebbe dovuto essere risolto già da diverso tempo: «L’ambulatorio era stato tolto diversi anni fa dall’Asl. Mariani lo riaprì e la gente era tranquilla, ma adesso c’è da fare qualcosa. Se Asl e la dottoressa non riusciranno a trovare una soluzione, chiederemo al sindaco (Antonfrancesco Vivarelli Colonna) di intervenire. Anche perché – continua – per chi deve affidarsi ai mezzi pubblici, andare a Grosseto o ad Alberese dal medico significa partire la mattina alle 8 del mattino e rientrare a mezzogiorno».
In questo mese di vuoto, nel quale non era ancora stato nominato il sostituto di Mariani, alcuni rispescini si sono dovuti affidare alle cure di altri medici di base grossetani per avere le ricette mediche di cui avevano bisogno ed essere visitati. «Ma se rimettono il medico torniamo tutti qui», dice Fiorella Simi, che abita a Rispescia da ben 70 anni. «Andiamo tutti in là con gli anni – le fa eco Giuseppina Canfora – Molti di noi non possono spostarsi più di tanto perché sono malati o invalidi. I nostri figli lavorano e una persona di 90 anni non può prendere il pullman per andare dal dottore». Insieme a loro, alla manifestazione, ci sono anche Annamaria Alocchi e Gabriella Bonguerrieri. Anche loro raccontano che tutti, in paese, hanno bisogno di un medico vicino, per un motivo o per l’altro. «Abito a Rispescia da 26 anni. Purtroppo, il paese è una candela che piano piano si sta spegnendo: prima sono sparite le attività commerciali, adesso anche l’ambulatorio medico. Il rischio – dice Giuliano Santoni – è che Rispescia diventi un dormitorio».
Insomma, l’appello di coloro degli abitanti di Rispescia è che tutti gli attori coinvolti – l’Asl, la nuova dottoressa e il Comune – trovino un modo per non lasciare il paese scoperto, senza il presidio di un medico.
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