Sicurezza
Latte, l’allarme dalla Maremma: «Costa di più, ma agli allevatori viene pagato sempre meno»
Coldiretti: «Pratiche sleali che spezzano la schiena alle aziende». Il consorzio chiede una compensazione per chi lavora in filiera
GROSSETO. Diminuisce il prezzo del latte pagato agli allevatori ma aumenta quello per l’acquisto di un litro di latte sul supermercato. A evidenziarlo è una nota di Coldiretti Toscana, che ha elaborato i dati dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy. In un anno il prezzo sugli scaffali della grande distribuzione, prendendo in considerazione lo scontrino medio di acquisto a giugno, è aumentato del 6,7 per cento per il latte intero di alta qualità (da 1,79 a 1,91 euro), del 9,5 per cento per il latte fresco (da 1,88 a 2,06 euro) e dell’11 per cento per il latte scremato a lunga conservazione (da 1,06 a 1,2 euro).
«È una situazione molto delicata – commenta Fabrizio Tistarelli, presidente del consorzio produttori del Latte Maremma – I produttori, che si sono visti abbassare del 15 per cento il prezzo del latte, passato da 60 centesimi al litro agli attuali 50-51. Non ce la fanno più a pagare i costi: in un paio d’anni è scomparsa una decina di allevatori, anche perché non c’è stato un ricambio generazionale. Il nostro consorzio è sceso da 40 a 30 produttori, anche se il conferimento di latte è rimasto invariato e si attesta sui 250mila quintali all’anno, per un fatturato di 12,5 milioni di euro».
Il consorzio è riuscito a reggere il pugilistico uno-due di pandemia e conflitto russo-ucraino (almeno nella fase di avvio), ma ora inizia a vacillare: «Siamo riusciti a tenere botta con il Covid – conferma Tistarelli – e abbiamo retto con l’inizio della guerra, ma il nuovo abbassamento del valore latte pagato agli allevamenti si sta facendo sentire e i più giovani di questo passo finiranno per prendere altre strade».
Il malumore tra i produttori (in Maremma ce ne sono complessivamente 55, che conferiscono il latte anche ai caseifici), era lentamente scemato dopo la protesta del febbraio 2022 promossa da Coldiretti a Firenze e Grosseto e che aveva gradualmente riportato a un rialzo del prezzo del latte, che aveva raggiunto a gennaio i 60 centesimi.
Poi la nuova picchiata che ha fatto tornare, come emerge dalla valutazione di Tistarelli, la preoccupazione per il futuro: l’esplosione dei costi di produzione, dai mangimi all’energia fino al gasolio. Tutti fattori che hanno praticamente azzerato i già risicati margini di redditività.
Il nuovo attacco frontale alla grande distribuzione organizzata (Gdo) porta ancora la firma di Coldiretti Toscana, pronta a chiamare in causa la legge sulle pratiche sleali a tutela degli allevatori e dei consumatori segnalando le anomalie all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del ministero dell’Agricoltura e della sovranità alimentare.
«Alle aziende – rincara la dose Coldiretti – è stato inferto un colpo durissimo: il prezzo riconosciuto agli allevatori è diminuito di 8-9 centesimi rispetto a gennaio e si rischia seriamente di far saltare il banco e di accelerare la lenta agonia della zootecnia da latte toscana che ha già perso per strada, in un decennio, una stalla su tre e oltre 4 mila capi. Il risultato è che gli allevatori stanno lavorando in perdita e i cittadini pagano di più il latte. Tutti i sacrifici ricadono sempre sugli anelli più deboli: chi produce e chi consuma. Di questo passo sempre più allevamenti alzeranno bandiera bianca e sempre più famiglie saranno costrette a rinunciare alla tazza di latte a colazione».
Ma non è finita. Il presidente Tistarelli, infatti, fa presente un altro problema. «Alla fine di agosto il prezzo del latte alla cassa del supermercato ha raggiunto anche i 2,26 euro alla fine di agosto, il che ha avuto delle ripercussioni sulla popolazione, che consuma meno latte. Dal nostro punto di vista c’è stato un abbattimento delle vendite: nel nostro consorzio si è passati dai 300 quintali al giorno a 200-250, con un calo che si aggira intorno al 20 per cento. Avendo mantenuto lo stesso conferimento dai nostri allevatori, siamo costretti a dirottare la differenza sulla produzione di formaggi».
Un nuovo assestamento della filiera – praticamente obbligato – che, secondo il presidente del consorzio, non vede la giusta compensazione da parte dei compratori all’ingrosso: «Il Latte Maremma ha avuto lo scorso anno un adeguamento del prezzo del prodotto da consegnare alla grande distribuzione, mentre adesso lo vendiamo allo stesso prezzo. Se gli esercenti hanno aumentato il prezzo finale per il consumatore dovrebbero riconoscere una percentuale a chi produce il latte e a chi lo trasforma».
Gli fa eco ancora la stessa Coldiretti Toscana, ricordando e sottolineando ancora una volta che «gli allevatori non producono solo latte di qualità nel rispetto del benessere animale, elemento che contraddistingue gli allevamenti toscani, ma difendono e tutelano le città dagli effetti dell’abbandono della montagna e degli effetti del dissesto idrogeologico salvaguardando l’equilibrio e la biodiversità: non sono solo produttori di latte, sono prima di tutto custodi del territorio. Il prezzo del latte dovrebbe tenere conto di questi aspetti perché quando una stalla chiude, e purtroppo è accaduto molto spesso in questi anni, non riapre più e con lei si perde un patrimonio di saperi, di tradizione e di produzioni secolari».
Anche Coldiretti pretende quindi che agli allevatori sia riconosciuto un giusto compenso che tenga conto dei costi di produzione con i relativi aumenti e rincari, ma soprattutto. E teme – anzi, oramai ne è certa – che ci sia qualcuno che approfitta della situazione di crisi per trarne profitto: «È necessario continuare a vigilare contro le pratiche commerciali sleali che stanno spezzando la schiena alle aziende agricole e agli allevamenti. Stiamo raccogliendo la documentazione – conclude Coldiretti Toscana – per far partire la segnalazione all’ispettorato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
