Italia
Maremma, agrovoltaico a tutto campo
La maremmana Sei Holding punta sul mix tra rinnovabili e colture_ «Boom di richieste in provincia, soprattutto impianti medio piccoli»
GROSSETO. «Praticamente la provincia di Grosseto è già satura quanto a richiesta di allacciamenti alla rete di distribuzione, tante sono le richieste presentate da chi realizza impianti fotovoltaici». La valutazione è di Enrico Banchi, presidente e amministratore delegato di Società elettrica italiana Holding (Sei Holding) che ha la sede operativa a Grosseto in via Giordania.
Sul mercato dal 2001, Sei Holding controlla quattro società di scopo che si occupano tutte di energie rinnovabili: fotovoltaico, eolico e minieolico, e anche idroelettrico. In questa fase, l’azienda è molto impegnata sullo sviluppo di progetti “agrovoltaici”, che sviluppano cioè il ramo del fotovoltaico che coniuga i pannelli solari con le colture agricole.
«Attualmente – spiega Banchi – privilegiamo lo sviluppo degli impianti di taglia piccola e media, a diversi stadi di avanzamento, dallo studio di fattibilità alla richiesta di allaccio alla rete, fino alla costruzione: undici, di cui due in corso di realizzazione, hanno una potenza di picco di 1 MWp (i megawatt di picco, cioè la potenza istantanea teorica massima producibile da un generatore elettrico), e altrettanti, sette dei quali promossi da privati titolari di aziende agricole, hanno invece una potenza da 1 a 5 MWp, nei territori dei comuni di Campagnatico, Civitella Paganico, Montieri, Massa Marittima, Follonica, Scarlino, Manciano, Roccastrada e Grosseto».
L’ad di Sei Holding spiega quindi perché l’azienda si sta concentrando solo su quelli agrovoltaici, benché non supportati da incentivi del Pnrr (il Piano nazionale ripresa resilienza), e a più bassa potenza: «Perché sta diventando sempre più difficile ottenere il nulla osta all’allaccio con le cabine primarie della rete di Terna e di E-Distribuzione. In provincia, infatti, saranno almeno una cinquantina i progetti in fase di sviluppo, ed è ovviamente più semplice ottenere l’allaccio per impianti di dimensioni più contenute».
La rete di distribuzione dell’energia elettrica è stata progettata molti anni fa per le grandi centrali di Enel «e oggi siamo in ritardo con l’allestimento delle cosiddette “smart grid” (le reti intelligenti)», ricorda ancora Banchi, sottolineando poi che «impianti localizzati lontano dalle cabine primarie, inoltre, richiedono grossi investimenti: 400-450 euro a metro lineare, solo per realizzare linee ad alta tensione a doppia terna che le raggiungano. Motivo per cui bisogna tenere il costo di connessione al massimo entro il 15 per cento di quello di investimento».
Sei Holding, peraltro, ha in ballo altri nove progetti dai 6 agli 80 MWp nei territori dei comuni di Massa Marittima, Follonica, Scarlino, Manciano, Gavorrano, Roccastrada, Castiglione della Pescaia, Campagnatico e Grosseto.
La società, che ha dodici dipendenti e in provincia coinvolge una decina di professionisti, inoltre, lavora sia con i privati sia per conto di investitori nazionali ed esteri che cercano terreni sui quali realizzare gli impianti di produzione energetica. «A Paganico, per esempio, con l’azienda agricola Nuova Casenovole stiamo mettendo a terra un impianto agrovoltaico da 4 MWp che soddisferà i suoi bisogni energetici, compreso quelli per la gestione di oltre 100 ettari con olivi superintensivi», conferma sempre il presidente.
Sei Holding, il cui direttore tecnico è l’ingegner Pier Fausto sforzi, attraverso le quattro società che controlla segue ogni fase dello sviluppo: dalla consulenza agli studi di fattibilità, dalla progettazione esecutiva alle autorizzazioni, dalla fornitura dei pannelli alla direzione dei lavori dei cantieri.
«Player di settore o fondi fanno investimenti che in condizioni normali hanno un rientro a 6-7 anni. C’è anche chi imposta i propri obiettivi sul Net-metering, per cui produco energia elettrica a Grosseto ma la consumo nella mia fabbrica a Roma. Noi puntiamo molto sull’agrovoltaico sia perché può dare una risposta efficiente ad aziende agricole di media dimensione, sia perché può consentire di integrare il reddito agricolo al quelle di piccola dimensione», conclude infine Banchi.
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