Il Tirreno

Grosseto

La vertenza alle poste

Paga misera e su e giù in auto. Addette alle pulizie in piazza

di Nicole Terribile

	Il gruppo delle addette alle pulizie ieri in piazza con il sindacalista Maikol Ricci della Cgil
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Il gruppo delle addette alle pulizie ieri in piazza con il sindacalista Maikol Ricci della Cgil

Uffici da pulire in fretta, busta media tra i 50 e i 250 euro

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GROSSETO. Venti minuti per pulire un intero ufficio postale distante decine e decine di chilometri da casa - e nel quale sei dovuta andare con la tua auto - per uno stipendio che va dai 6 ai 7,50 all’ora, con un rimborso di appena 18 centesimi a chilometro pagato solo all’andata (non al ritorno), e straordinari non pagati. Il tutto mentre l’ufficio postale è aperto, tra i dipendenti e le persone che devono ritirare soldi, fare versamenti e operazioni di ogni tipo. 

Sono le condizioni nelle quali - raccontano loro stesse - si trovano a lavorare le addette alle pulizie negli uffici postali della provincia, e non solo, per poi ricevere, alla fine del mese, una busta paga che va, in media, dai 50 ai 250 euro. Per di più, ora la Lux srl - l’azienda di pulizie che ha l’appalto di Poste Italiane - ha chiesto alle lavoratrici di diminuire ulteriormente il loro orario di lavoro.

Per questo, ieri si sono riunite davanti al palazzo delle Poste centrali a Grosseto, in piazza della Vasca, e hanno scioperato, sotto le bandiere della Cgil.

«Non solo lavorano in situazioni critiche per poche ore a settimana e un paio di centinaia di euro al mese - dice il sindacalista Cgil Maikol Ricci - L’azienda ha chiesto ulteriori diminuzioni di orario, eliminando alcuni giorni nei quali vanno al lavoro. Avevamo richiesto un incontro con Poste, che però non ci è stato accordato, e così abbiamo deciso di scendere in piazza e protestare».

Le lavoratrici hanno protestato in contemporanea a Grosseto e in altre città toscane. Poste italiane si chiude nel silenzio e fa sapere che non intende rilasciare alcun tipo di dichiarazione in merito. La Lux srl di Chieti, invece, fa sapere che l’ufficio personale sta analizzando e monitorando la situazione, ma che per il momento non rilascia alcuna dichiarazione al riguardo. E anche se le aziende dirette interessate scelgono la strada del "no comment", il problema viene alla luce.Ieri, ognuna delle addette alle pulizie arrivate in piazza ha raccontato la sua esperienza, le condizioni nelle quali si trovano a lavorare. A scendere in piazza della Vasca sono state alcune delle donne che si occupano della pulizia e dell’igiene negli uffici postali della provincia: la referente sindacale della Filcams Cgil Cinzia Pellegrini, Ramona Zannerini, Anna Rispoli, Lorella Domenichelli, Patrizia Serra e Greta Chielli.

«Con il precedente contratto andavo tre volte alla settimana a Sassofortino per 20 minuti di pulizia; adesso, devo andare solo due volte. Poi, vado per mezz’ora tre volte a settimana a Ribolla e tre volte a settimana a Roccastrada, dove devo pulire l’ufficio del direttore, l’ufficio postale con gli sportelli, due bagni e l’ufficio smistamento postale. Il tutto in soli 40 minuti», racconta Serra.

Ognuna di loro copre una zona in base a dove abita, ma devono comunque spostarsi da un ufficio postale all’altro, e quindi da un paese all’altro, con la loro macchina, macinando decine e decine di chilometri ogni giorno. «Capita di doversi fare un centinaio di chilometri. Pulizie che devono durare 20 minuti per pulire tutto l’ufficio», racconta Rispoli.

Per quanto piccolo possa essere un ufficio postale, 20 minuti sono comunque troppo pochi, anche solo per pulire a fondo un bagno. Specie se viene lasciato in condizioni penose, come spesso capita. E l’azienda, dicono, non paga gli straordinari. «Capita solo in casi eccezionali: sta al direttore o alla direttrice dell’ufficio scrivere una mail e giustificare i minuti in più, altrimenti non se ne parla - racconta una di loro - Il fatto è che chi lavora negli uffici vuole, giustamente, che venga pulito. La faccia ce la metti tu, quindi finiamo tutte per fare gli straordinari per riuscire a pulire gli uffici».

Tra l’altro, il dover pulire tutto nel giro di pochi minuti comporta anche dei rischi. «Dovendo fare in fretta, sono ancora più esposte al rischio di farsi male o di avere problemi di salute. E questo tipo di lavoro non viene neanche riconosciuto come pesante», dice ancora Ricci.

Le donne protestano, busta paga alla mano: una di loro a luglio ha quasi fatto 50 ore e ha preso meno di 250 euro. E con questi soldi devono anche mantenere le auto che usano per andare al lavoro in paesi anche piuttosto lontani da casa. «Il rimborso è di appena 18 centesimi al chilometro. Non tiene conto né del caro-carburante né dell’usura dell’auto. Inoltre viene conteggiato solo all’andata, ma non al ritorno dall’ufficio a casa. Per calcolarlo, l’azienda guarda la distanza su Google maps, tenendo in considerazione il percorso più breve. Ma spesso il percorso più breve è composto da strade sterrate dissestate che sono difficilmente percorribili. Quindi dobbiamo fare quello più lungo, ma venendo rimborsate meno. E se una di noi un giorno dovesse fare un incidente? ».

Le addette alle pulizie grossetane raccontano anche che viene fornita loro una sola divisa, ad alcune non sono state passate le scarpe infortunistiche, e quando finiscono i prodotti per la pulizia alcune di loro sono state costrette a comprarli di tasca propria perché l’azienda non li aveva inviati. E non sono state rimborsate. Perché non lasciare il lavoro? Perché molte non hanno altra scelta. Alcune hanno quasi 60 anni e hanno paura che non riusciranno più a trovare un lavoro fisso, se lasciano questo, altre devono mantenere la famiglia. Nel mondo c’è chi può permettersi il lusso di non lavorare o di lavorare per piacere e chi non può fare a meno di quei pochi spiccioli in più che entrano nelle tasche se si vuole arrivare a fine mese. «Abbiamo bisogno dei contributi per avere un minimo di pensione. Anche la vecchiaia costa».

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