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Grosseto

Funerale al Duomo

Grosseto, l’addio a Filippo: «Uomo leale e generoso»

Grosseto, l’addio a Filippo: «Uomo leale e generoso»

In centinaia hanno dato l’ultimo saluto ad Andretta, scomparso a 79 anni. Sul feretro le maglie del Grifone e della Juve, e la sciarpa della Castiglionese

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GROSSETO. L’altruismo, l’empatia e un forte senso dell’amicizia e della famiglia sono stati la sua cifra. Lo dimostra il dolore sofferto da un numero immenso di persone che gli hanno voluto (e gli vorranno per sempre) tantissimo bene. Legami forti e sinceri, basati sull’affetto e sulla stima.

Centinaia di persone hanno partecipato ieri al funerale di Filippo Andretta, morto a 79 anni in ospedale dopo che nei giorni scorsi era stato colto da un malore all’isola del Giglio. La cerimonia funebre è stata officiata in Duomo da Don Franco Cencioni e l’arrivo del feretro – giunto alle 11 di fronte alla Cattedrale e coperto da una sciarpa della Castiglionese e da una maglia del Grosseto e della Juve di cui era grande tifoso – è stato accompagnato da un applauso.

«Non è semplice nemmeno per me», ha esordito don Franco in chiesa, ricordando un uomo la cui forza è stata la voglia di «competere nella comunità con lealtà e generosità. Grazie per averci reso partecipi dei tuoi talenti, Filippo, grazie per la tua compagnia e per quel che lasci a tutti, alla nostra comunità che ha bisogno di ricomporsi e sta diventando sempre più grande».

La figlia Chiara, attaccatissima al padre, con sofferenza ha preso la parola per «ringraziare tutti voi e tutti coloro che con una parola o un pensiero hanno partecipato al nostro grande dolore rendendo omaggio all’uomo straordinario e generoso che era mio babbo, come dimostra questo duomo gremito di persone che sono passate a salutarlo. Un ringraziamento a nome mio, di mio fratello (il suo Raffo), di mia cognata (che lui chiamava Genera), delle mie nipoti (Laura, Mati, Aury, Bibi) che lui amava follemente, delle mie zie e zii e delle mie cugine e dei miei cugini – ha detto Chiara – di Margherita (la moglie di Andretta, ndr) e i suoi ragazzi (Edo e Matilde) con i quali lui amava tanto dire che stava vivendo la sua terza vita. La prima l’aveva trascorsa con la mia meravigliosa mamma Laura, fino a quando lei non ci ha lasciati dopo una lunga malattia durante la quale babbo è stato un esempio di amore e dedizione. La seconda vita, disperato e in solitudine fino all’arrivo di Laura Andretta, la Puffetta di casa, che aveva di nuovo aperto il suo cuore riempiendolo di gioia e amore. La terza come nuova opportunità di felicità con la nuova moglie Margherita. Il mio babbo è stato un uomo che si è sempre dedicato ai più deboli e che ha sempre cercato di fare il bene di questa città, aiutando chiunque gli chiedesse una mano impegnandosi nello sport, nella politica e nella sanità, un pilastro per la sua famiglia e per gli amici, che da oggi resteranno senza un ombrello, orfani del suo amore, della sua lealtà e della sua generosità. Filippo Andretta è tornato nel vento ed è finita un’epoca», ha concluso Chiara, accolta da un applauso.

Ha preso la parola Francesco Giorgi, segretario provinciale Psi, legato a Filippo da un rapporto d’affetto grande, sincero e leale, oltre che di comunanza politica. «Come si fa a rinunciare all’improvviso a Filippo, uno con tutta quella passione e generosità nel fare le cose? Diceva di essere cresciuto al villaggio, coi problemi della strada. Ed era uno che non le mandava a dire, ma che anche per quello sentiva di dover aiutare chi aveva bisogno. Questo era: un uomo di generosità e passione in tutto quello che faceva. Era tosto e generoso, sempre pronto a farsi in quattro per gli altri a partire da un amico in difficoltà. Sempre guidato dai suoi principi di libertà e solidarietà. Era sincero e leale, non basterebbe una sola parola per identificarlo. Amicizia sarebbe troppo poco e ne dovrebbero inventare una apposta. O forse no, basterebbe dire Filippo Andretta, e ci siamo capiti. Io so che ci sei e ci sarai sempre, Filippo, per quelli a cui hai voluto bene».
 

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