Il Tirreno

Grosseto

L’allarme

Medici di base, è sos: lasciano in 30. Maxi petizione ad Alberese-Rispescia

di Maurizio Caldarelli
Medici di base, è sos: lasciano in 30. Maxi petizione ad Alberese-Rispescia

Mancano due sostituti su tre. Salvetti (Simg) ritarda il suo pensionamento: «Giovani disaffezionati alla figura professionale per la troppa burocrazia». La mappa delle cessazioni in tutta la provincia

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GROSSETO. L’ultimo grido d’allarme arriva dalle frazioni di Rispescia e Alberese, dove si è ricorsi a una raccolta firme, sottoscritta da 150 persone, per sensibilizzare l’Asl sud est sulla mancanza di un medico di famiglia.

Evento scatenante il pensionamento del dottor Claudio Mariani, lo scorso 1° agosto, per raggiunti limiti di età (aveva firmato la convenzione a metà degli anni Ottanta).

«La gente è preoccupata – dice Adolfo Ghiribelli, uno dei firmatari – e richiede la presenza di un medico che possa essere fruibile per la zona, considerato che la popolazione è anziana e si sposta difficilmente. Con questa raccolta firme ci si aspetta una risposta esauriente dall’Asl».

Quella di Rispescia-Alberese è però una situazione comune a tutto il vasto territorio provinciale. Da giovedì 31 lascerà l’ambulatorio di Roccastrada il dottor Giuliano Barbato. «Il suo posto sarà preso, con i tempi necessari per il subentro, dal dottor Troncone», rassicura il sindaco Francesco Limatola.

Ultime due settimane di lavoro anche per Manola Pisani a Monte Argentario, sostituita in maniera provvisoria da Ilaria Neri, e per Olga Papacchini, della zona di Sorano-Pitigliano, che dal 1° settembre lascerà i pazienti a Patrizia Tonini.

Nelle scorse settimane la Regione ha pubblicato anche un elenco delle località rimaste scoperte. Dal 1° agosto scorso ci sono da sostituire a Grosseto le dottoresse Paola Panconi e Rita De Lilla, mentre l’ambulatorio di Gavorrano è rimasto vuoto dallo scorso 26 luglio dopo l’uscita del dottor Carlo Andrea Picci; Ribolla e Roccatederighi sono senza dottore dal 1° maggio e ancora non c’è il sostituto Massimo Magnanelli. Il dottor Giacomo Marri dal 1° aprile ha preso i pazienti della dottoressa Ianetta Giannotti a Castiglione della Pescaia.

Complessivamente sono quasi 30 i medici di base che dovranno essere sostituiti e purtroppo le candidature sono appena una decina: il numero preciso verrà fornito prossimamente dall’Asl.

Nell’elenco messo in rete dalla Regione si spazia dalla zona Nord (tre nella città di Follonica) a quella sud, passando per le colline. E la risoluzione non è semplice. L’iter per prendere servizio, purtroppo, è lungo: prima di tutto bisogna che i medici formalizzino la loro candidatura, poi hanno 90 giorni per aprire gli ambulatori.

Il dottor Andrea Salvetti, presidente provinciale della società italiana di medicina generale, ha accettato la proposta di posticipare la sua pensione di due anni. «Uscirò a 72 anni – spiega Salvetti – ma in questo periodo sarò affiancato da un giovane medico al quale lascerò il mio ambulatorio. Tra l’altro l’azienda, che ha portato la quota massima di pazienti a 1.540, dovrebbe arrivare a 1.800 mutuati per ciascun medico, per cui lascerò un bel “portafoglio” al mio successore. Sono pochi però i medici che hanno accettato questo prolungamento».

In questa seconda parte dell’anno potrebbero arrivare i primi medici (si parla di sei) in sostituzione di quelli andati in pensione. «Un numero purtroppo insufficiente – prosegue il presidente provinciale della società italiana di medicina generale – per coprire le attuali carenze».

Secondo Salvetti, alla base del problema della mancanza di medici di medicina generale «c’è una disaffezione alla figura del medico di famiglia, un tempo molto importante nella vita di tutti i giorni: oggi deve purtroppo fare i conti con la burocrazia, passa le giornate tra ricette e prescrizioni e c’è sempre meno tempo per stare vicino alle persone, per andare a visitarle a casa».

«Il medico di famiglia – dice ancora il presidente provinciale della Simg – può servire a diminuire gli accessi al pronto soccorso e rendere così più efficiente quell’importante servizio. Bisogna pensare meno alle spese e di più alla salute dei cittadini, per far tornare il medico di famiglia al centro della scena».


 

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