Il Tirreno

Grosseto

L'aggressione

Follonica, un padre: «Un coltello puntato alla pancia, così mio figlio è stato rapinato»

di Pierluigi Sposato
In una foto di archivio pattuglie di carabinieri lungo le strade di Follonica
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In una foto di archivio pattuglie di carabinieri lungo le strade di Follonica

Parla il genitore del 16enne cui è stato strappato il cellulare

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FOLLONICA. «Mio figlio? Sta bene. È rimasto scioccato, così come l’amico che era con lui. Questa storia non doveva succedere. Ma poiché è accaduta, vogliamo che tutti ne prendano consapevolezza».

Parla il padre del 16enne rapinato l’altra notte sul lungomare di Follonica. «Rapinato con un coltello puntato alla pancia», spiega. Un episodio che ha portato all’arresto di un ventenne ritenuto coinvolto, anche se con un ruolo non diretto (arresto convalidato dal pm e ritorno in libertà) , e per il quale sono in corso le indagini dei carabinieri destinate a identificare chi realmente ha puntato l’arma al giovanissimo. «Io so che quando i carabinieri sono arrivati, dopo pochissimo, hanno trovato loro due vicinissimi». Si spiegherebbe così il motivo per il quale è stato ritrovato al ventenne poi rilasciato la banconota da un dollaro contenuta nella cover del telefonino rapinato al 16enne dall’altra persona coinvolta: «Quello era un regalo del nonno – dice il babbo dell’adolescente – Con quella banconota mio figlio ha realizzato un origami a forma di cuore. Quando siamo arrivati in caserma, l’abbiamo riconosciuto, anzi abbiamo detto ai carabinieri che avrebbero trovato delle pieghe dovute proprio alla realizzazione dell’origami. E così è stato».

Suo figlio ha raccontato tutto? «Sì, a noi e ai carabinieri. Siamo stati quattro ore in caserma». E cosa ha detto? «Le dico come è andata. Noi avevamo lasciato mio figlio e un suo amico coetaneo raccomandandoci che stessero tra il lungomare e via Roma. Abbiamo pensato che lì c’è tanta gente, che è difficile che possa capitare qualcosa».

E invece qualcosa è successo: «Saranno state mezzanotte e 45, mezzanotte e 50, quando ho telefonato a mio figlio dandoci appuntamento sotto la ruota panoramica. Poi abbiamo capito che la circolazione non ce lo consentiva e abbiamo chiamato per concordare di trovarci al cancello dell’ex Ilva. Saranno passati tre minuti tra una telefonata e l’altra: mio figlio non rispondeva, il suo cellulare dava spento. Allora abbiamo chiamato l’amico: ci ha detto della rapina, che gli era stato portato via il telefono, ci ha detto che c’erano già i carabinieri». Il ventenne identificato perché indossava la maglia di una squadra di calcio è stato rintracciato e poi arrestato.

E come si è svolta la rapina? Cosa ha detto suo figlio? «Mio figlio e il suo amico erano a poca distanza da piazza Guerrazzi. Si sono avvicinati tre-quattro ragazzi, hanno cominciato dei discorsi strani. Uno ha detto di essere un manager. Tutto per distrarre l’attenzione. Uno di loro ha portato mio figlio in un luogo un po’ buio, lo ha tirato per un braccio, gli ha puntato il coltello alla pancia. Voleva i soldi ma lui aveva solo due euro». E poi? «E poi l’amico di amico figlio si è allontanato dal gruppetto che lo stava distraendo e si è avvicinato. Quando il rapinatore lo ha visto gli ha detto “Te cosa c… vuoi?. ”A quel punto ha preso il telefono a mio figlio ed è scappato. Forse è stato proprio l’intervento dell’amico a mettergli fretta». Suo figlio conosceva il rapinatore? «Ma no, noi non abitiamo nemmeno a Follonica. Lui è un tipo tranquillo, esce poco e comunque insieme a noi. È ancora un po’ nervoso, lo vedo. Ma ha grandi capacità di recupero e noi confidiamo tanto in queste sue risorse».




 

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