Il Tirreno

Grosseto

La polemica

Grosseto, placcato in piazza dalla Municipale: «Concerto di Pace con Alessandro»

di Matteo Scardigli
Alessandro a terra immobilizzato. Intorno la folla e gli agenti della polizia municipale
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Alessandro a terra immobilizzato. Intorno la folla e gli agenti della polizia municipale

L’iniziativa del Comitato per il disarmo: cresce il sostegno intorno all’artista di strada

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GROSSETO. «Esprimo tutta la mia solidarietà insieme al Comitato per la pace e il disarmo, ad Alessandro. Un ragazzo per bene».

Bastano queste poche righe pubblicate sui social dalla storica attivista Clelia Formiconi per una nuova vampata di polemiche all’indirizzo degli agenti di polizia municipale che mercoledì hanno “placcato” in gruppo il musicista di strada conosciuto in città con il soprannome “il Parro”, che alla richiesta di lasciare la pubblica via (le note troppo alte avevano originato una chiamata alla municipale) aveva reagito in maniera scomposta.

Il musicista di strada e gli attivisti anti-guerra hanno una storia alle spalle, intensa seppur breve: pochi mesi fa il Parro ha cantato proprio in occasione della prima festa di compleanno del Comitato. In occasione della festa, tra artista e attivisti era stato piantato un seme destinato a sbocciare in un concerto per la Pace a settembre (gli organizzatori stanno ancora cercando il luogo dove svolgerlo).

E adesso, inevitabilmente, quel concerto assume tutta un’altra valenza.

Nel frattempo, il Comando di via Zanardelli valuta attentamente la situazione.

Il comandante Alessio Pasquini aveva difeso la valutazione dei suoi agenti. I primi due intervenuti, di fronte alle escandescenze di Alessandro, avevano chiamato quattro pattuglie di rinforzo arrivate in piazza Socci a sirene spiegate. Il comandante Pasquini aveva anche giudicato congruo il rapporto di forze messo in campo dagli operatori: sei contro uno.

Dall’esame dei filmati ripresi dalle telecamere pubbliche, la stessa Municipale aveva concluso che non c’era stata aggressione da parte del musicista di strada, che aveva sì scagliato il suo leggio ma non all’indirizzo degli agenti (bensì di una moto parcheggiata). Motivo per cui si era deciso di non calcare la mano sulla denuncia nei confronti del Parro, accantonando dalle ipotesi le più gravi: via le lesioni, rimangono minacce, oltraggio e – in seconda battuta – resistenza.

Al momento in cui andiamo in stampa, dallo stesso Comando si apprende che non è stata (ancora) presentata alcuna denuncia.

Il dibattito sull’accaduto, invece, non conosce sosta. La folla che nel pomeriggio di mercoledì aveva assistito al placcaggio e aveva commentato in maniera vibrante ciò che avveniva davanti agli occhi di tutti, schierandosi con l’artista di strada e contro gli agenti a suon di slogan e applausi derisori, torna a farsi sentire nella piazza dei social.

Senza scadere in un facile populismo di reazione, centinaia sono i commenti di solidarietà ad Alessandro, ritenuto “colpevole” solo di aver cercato di elemosinare qualche spicciolo senza autorizzazione.

E anzi, sulla scia dell’iniziativa di alcuni commercianti del salotto buono della città (la petizione, che sta uscendo dalla fase embrionale, per dare al Parro proprio quel foglio di carta che gli dà il diritto di esibirsi in corso Carducci), sono in moltissimi a fare un paragone impietoso tra il capoluogo maremmano e altre città italiane (per tacere delle blasonate capitali europee) dove la musica in strada la fa da padrona, e gli artisti rappresentano un valore aggiunto per l’attrattività dei centri storici.

Alessandro, e questo è oggettivo, ha infranto le regole. Allo stesso modo gli agenti hanno ritenuto che quella tipologia di intervento potesse garantire il miglior risultato in termini di sicurezza per cittadini e turisti, per sé ma anche per il Parro.

Fatto sta che la pace tra una fascia consistente della città e i suoi amministratori sembra ancora lontana dall’essere raggiunta. E anche l’iniziativa organizzata da Formiconi e dal Comitato sembra aver preso una strada che si allontana dal capoluogo.

 

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