Lutto
Baccinello, la storia di Marta da cuoca a titolare:«Per il compleanno mi sono regalata una trattoria»
Una sfida a 57 anni con la “Trattoria Nonna Nene” dedicata alla mamma
BACCINELLO. Cucinare. E mangiare. Nel solco della tradizione. «E senza guardare i numeri. A me non interessano». Parola di Marta Tei che ha 57 anni si è imbarcata in una nuova avventura: «Ho aperto un locale tutto mio». Il locale si chiama “Trattoria Nonna Nene”: «Ho imparato da mia mamma Irene, la trattoria è dedicata a lei». Irene-Nene non c’è più e Marta lavora nel suo ricordo. E lo fa a Baccinello, frazione di Scansano di poche anime, a due passi da casa sua: «Sono nata qui. E abito ancora nella casa dove sono nata. La nostra famiglia ha un’azienda agricola».
A Baccinello un locale in cui consumare il pranzo o la cena più o meno c’è sempre stato, negli stessi ambienti nei quali dalla fine di luglio ha aperto “Nonna Nene”, in via della Stazione, dove prima c’è stato anche un negozio di generi alimentari. Una scommessa, in un borgo così piccolo anche se situato lungo una strada frequentata. «Ho aperto nel giorno del mio compleanno, il 29 luglio. Mi sono fatta il regalo che aspettavo da una vita. E pensare che avrei dovuto aprire all’inizio di luglio ma mi sono infortunata a un dito e ho dovuto rimandare. Ma quando le cose si vogliono fare, si sopportano anche le difficoltà. Se uno vuole raggiungere l’obiettivo, i sacrifici vanno messi in preventivo». Il primo giorno? «È andato benissimo. E anche questi ultimi dieci giorni. Viene gente che abita qui da noi, vengono anche stranieri che alloggiano in agriturismi che non fanno però ristorazione, oppure di passaggio». Un regalo sotto forma di messaggio l’hanno rivolto a Marta anche tre amiche: «A Marta, bella e speciale persona quale è. Merita i più cari e affettuosi auguri di un bellissimo compleanno. E una buona e grande partenza per questo viaggio che intraprendi. Tre amiche che ti vogliono un sacco di bene. Luciana, Lorena, Eleonora».
Marta Tei è al lavoro con Claudia Ramona Gorga, che serve ai tavoli. Mette in campo un’esperienza maturata da sempre in cucina, come cuoca, secondo gli insegnamenti di mamma e le nozioni apprese via via. Elenca i locali nei quali ha lavorato tra pentole e fornelli nella nostra provincia, e anche fuori come al Santo, e riepiloga quei quindici anni nei quali ha gestito con la famiglia la ristorazione per gli ospiti dell’azienda venatoria della Banditaccia a Capalbio.
Cosa si mangia da Nene? «Piatti maremmani. E allora i tortelli, i pici, le tagliatelle, con ragù normale, di cinghiale o di verdure, qualora si presentassero clienti con esigenze particolari. E anche gli antipasti sono nel segno della tradizione, con i taglieri di affettati, le bruschette di fegatino di pollo. Secondi? Carne. Carne alla griglia e baccalà con le cipolle. Il pesce? No, il pesce lo lascio in sospeso, lo lascio a chi è al mare. Però se mi viene ordinato, posso cucinare il pesce». Dolci? «Crostate e zuppa inglese».
E poi tre dichiarazioni di intenti. La prima: «Qui da me si consumano prodotti non soltanto locali ma anche soltanto stagionali. Ci sarà un menu giornaliero, secondo i prodotti di stagione. Ci sono le castagne? Ci sono i funghi? E allora via ai piatti con questi ingredienti». La seconda: «Io vorrei che i clienti venissero qui da me a consumare la cena serenamente, senza fretta. Non ho l’esigenza di fare numeri. Qui ci sono trenta posti, al massimo potrei arrivare a quaranta, e certamente non metterò fretta a nessuno perché dovrò poi far posto a qualcun altro: non succederà mai». La terza: «Io sono nata qui e voglio rimanere qui. Il sogno è dare continuità alla mia trattoria».
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