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Il vescovo ucraino ringrazia Grosseto: «L’Ucraina resiste, combatte, prega»

di Elisabetta Giorgi
Il vescovo ucraino ringrazia Grosseto: «L’Ucraina resiste, combatte, prega»

Il vescovo 41enne Semenyshyn ha guidato per 1700 chilometri fino a Grosseto. «Siete stati i primi ad aiutarci e ve ne siamo grati. Noi vogliamo vivere»

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GROSSETO. Al collo porta la “panaghìa”, il medaglione dei cattolici di rito bizantino che raffigura l’effigie della Madre di Dio. L’ucraino Mykola Semenyshyn, 41 anni, ha guidato per 1700 chilometri ed è arrivato a Grosseto, dove ringrazia tutti per l’eccezionale mobilitazione dei mesi scorsi in favore della sua terra, devastata dalla guerra e dal dolore.

Chi è

Mykola è il vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Ivano-Frankivsk – nella zona centro occidentale ucraina – e in questi giorni è ospite d’onore a Grosseto per le celebrazioni di San Lorenzo. Ieri sera era a capo della processione mentre oggi, festa del patrono, presiederà il pontificale solenne in cattedrale.

«Sono venuto qua a Grosseto con grande gioia – ha esordito il vescovo Mykola accanto a don Marco Gentile, parroco dell’Addolorata e vicerettore del Seminario vescovile – L’invito mi è arrivato a febbraio nel giorno della mia ordinazione episcopale, quando in Ucraina sono venuti don Paolo Gentili, don Marco Gentile e don Ivano Rossi. All’epoca, questi 9-10 agosto sembravano molto lontani, ma io senza nemmeno pensarci ho detto subito: “Verrò volentieri”. E ora eccomi qua, felice di essere qui con voi a festeggiare la solennità del patrono».

Grazie ai maremmani

«Sono venuto soprattutto per un motivo, per dire al popolo maremmano grazie a nome di tutto il popolo ucraino. Qua a Grosseto nei primi giorni della guerra la gente si è mossa tanto: voi siete stati i primi in Toscana. Vi ringrazio per le preghiere che state facendo perché, come dice il nostro patriarca, l’Ucraina resiste, l’Ucraina combatte, l’Ucraina prega. Noi vogliamo vivere – prosegue – Il nostro nemico è venuto per ucciderci ma noi vogliamo vivere, andare in chiesa, studiare, bere un caffè al bar. Con la guerra non possiamo più vivere come vogliamo, ma grazie a dio il popolo ucraino ha tanta fede ed è rimasto vivo».

Situazione difficile

«La situazione in Ucraina è sempre molto difficile. Tanto per farvi un esempio, prima di partire per l’Italia sono andato dal barbiere e mi sono messo in fila, c’erano alcune persone davanti a me. In quel momento è scattato l’allarme e il barbiere ci ha detto: “C’è un rifugio, andate a nascondervi, noi continuiamo a lavorare”, ma nessuno di noi ci è andato. Non abbiamo fatto bene, ma il missile non ci ha colpiti. La verità è che siamo stanchi di nasconderci, di aspettare la morte: noi vogliamo vivere».

Il tempo della guerra

Anche il tempo, per gli ucraini, è cambiato. «Dallo scoppio della guerra abbiamo dimenticato che giorno è. Oggi non diciamo che è il 9 agosto, noi diciamo che è il 532º giorno di guerra. La guerra scandisce il nostro tempo, c’è un prima della guerra e c’è un un dopo».

«Stiamo con la gente»

«Come sacerdoti e come chiesa cerchiamo di stare con la gente. Tanti cappellani vanno nei campi di combattimento e i soldati chiedono loro: «Io sono mai andato in chiesa nella mia vita? No, però mi sento sicuro quando voi siete presenti”. Non è facile nemmeno per i sacerdoti, ogni giorno ci sono funerali ed è una sfida grande. Cosa vado a dire alla moglie che ha perso il marito, alla mamma che ha perso un figlio? Anche per noi è una situazione drammatica e ci vorrebbe un momento di riposo, ma non vogliamo lasciare la gente, nessun sacerdote vuol farlo».

In auto dall’Ucraina

Miykola Semenyshyn è arrivato dall’Ucraina in auto. «Non ci sono voli, se uno vuole prendere un aereo va in Romania o Polonia come hanno fatto i miei cari amici italiani. Io sono partito da là in macchina, da solo». Eccolo arrivato a Grosseto, per parlare di pace. Come si prefigura il futuro? «Vi rispondo ancora citando il patriarca, capo maggiore della nostra chiesa: certo che vogliamo la pace, ma che sia una pace giusta. Loro hanno ammazzato tanta gente e stanno uccidendo la nostra terra. Qualcuno ha parlato di eco-cidio, stanno radendo al suolo tutto mentre noi vogliamo solo vi-ve-re. Intanto combattiamo e ci difendiamo. Difendiamo i nostri figli».

L’ultimo grazie

Ancora un ultimo grazie rivolto ai grossetani. «Ho sentito tante persone dire: ci siamo stancate della guerra in Ucraina, io però vi chiedo di non stancarvi e di continuare a fare del bene. La guerra non è solo nel campo di battaglia, ma è tra il bene e il male. Vi chiedo di amarci ancora, anche noi vi vogliamo bene. E vi ringrazio di cuore. A nome del popolo ucraino».

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