Gioco
Caso Farfalle, parla la Maccarani. «Non ho abbandonato il gruppo»
Follonica. Le azzurre hanno chiuso la preparazione estiva nel golfo
FOLLONICA. Una vita in pedana, prima come ginnasta poi come allenatrice. Emanuela Maccarani a conclusione della collegiale di Follonica con la sua Nazionale di ritmica, domenica sera, al termine della preparazione estiva a Follonica, mette nel mirino il prossimo obiettivo: i mondiali di Valencia che potrebbero permettere all’Italia di staccare il biglietto per i Giochi Olimpici di Parigi del 2024.
«Dopo i campionati d’Europa che ci hanno visto chiudere una stagione invernale piuttosto in salita, dettata da una serie di competizioni dove si è ritrovata la squadra titolare solo in occasione degli europei. Questo dovuto a tante problematiche, fra cui infortuni e momenti di stress e di tensione per una situazione che ha riguardato la nostra sezione a causa dello scandalo che c’è stato sulla ritmica».
Adesso si vola in Spagna. «Ci vogliamo qualificare bene, dobbiamo fare una gara senza errori per portare a casa il pass per i Giochi Olimpici. Se le ragazze faranno bene la gara potranno anche togliersi qualche altra soddisfazione. Possiamo salire sul podio».
Quanto è stato importante – chiediamo –, dopo quello che è successo al mondo della ritmica e con una squadra che ne ha risentito, lasciare il centro tecnico di Desio, e venire a fare la preparazione estiva a Follonica? «Credo che mai come quest’anno, nonostante siano ormai molti quadrienni che veniamo a Follonica, si sia rivelato positivo il cambiamento di sede e di allenamento. Siamo arrivate qui in un ambiente differente, con un clima diverso che ha portato immediatamente serenità, una sorta di rinascita della squadra. Questo mi ha permesso di preparare le ragazze nel modo migliore e di ritrovare quella determinazione e capacità che tutti hanno potuto ammirare nella tappa di coppa del mondo di Milano, dove erano presenti tutte le squadre che ritroveremo anche a Valencia. Ecco, li abbiamo rivisto l’Italia di sempre».
Poi la riflessione sulla vicenda personale: «Un periodo per me estremamente complesso e difficoltoso. Difficoltoso perché non si è ancora concluso, anche se l’opinione pubblica è comunque tornata a occuparsi dei risultati di questa squadra e finalmente a parlare di sport. Ho deciso di affrontare questa situazione in modo sereno, con equilibrio e in maniera molto riflessiva, cercando di dare il giusto contenuto a tutta la vicenda. Quando si verificano queste situazioni la cosa più semplice sarebbe quella di non stare a contatto con l’ambiente stesso, ma io dovevo invece far vedere alle ragazze che ero lì con loro, come sempre, anche se stavo attraversando un momento così personale e difficile. Non volevo e non potevo lasciarle nella loro sfiducia e disperazione. Dover vedere il loro nome vicino a situazioni dove si parlava di disturbi, anoressia e maltrattamenti, voleva dire venire riconosciute come gruppo, come squadra e quindi succubi di un sistema che ha tolto loro la dignità. Ho creato io questa compagine e mi sono sentita in obbligo di non abbandonarle. Questo mi è costato un grande dispendio di energie, ma dall’altra parte mi ha fortificato. Mi sento di dire che in palestra e nel lavoro non è cambiato nulla».
La risposta più importante poi è arrivata dalla pedana: «La dimostrazione sta nel lavoro, quando c’è qualcosa che non va si vede subito. Se qui ci fosse stato un sistema dove c’era un malessere, probabilmente la mancanza di risultati di questo primo semestre si sarebbe verificato anche nel passato, invece la nostra storia parla di un’escalation di successi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
