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Grosseto, Antonella Collini e la sindrome di Guillain Barré: «Devo la mia vita ai medici del Misericordia»

di Maurizio Caldarelli
Grosseto, Antonella Collini e la sindrome di Guillain Barré: «Devo la mia vita ai medici del Misericordia»

L’ex giocatrice di basket racconta come ha scoperto la malattia e le cure ricevute all’ospedale di Grosseto: «Mi sento una miracolata»

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GROSSETO. «Mi possono considerata fortunata, forse addirittura miracolata, ma non ce l’avrei fatta senza i medici dell’ospedale Misericordia».

Antonella Collini, ex giocatrice di serie A e allenatrice di basket a Ferrara, mamma di Silvia Nativi, stellina grossetana nel campionato di college statunitense, racconta la sua brutta disavventura, conclusa a lieto fine per la buona sanità maremmana. «Tutto è iniziato intorno a metà luglio – dice Antonella Collini – con un forte mal di gola che non accennava a passare nonostante i tentativi di curarlo con i prodotti più comuni. Il 21 luglio, una data che non dimenticherò mai, ho trascorso la giornata insieme a Silvia a Marina di Grosseto, cercando refrigerio in mare per combattere la calda giornata. Tutto è filato liscio fino alla sera. All’improvviso ho perso i sensi e sono caduta a terra. Immediata la corsa al pronto soccorso, dove ho trovato delle persone fantastiche, che sono riuscite a diagnosticare tempesticamente la sindrome di Guillain/Barré, che può essere letale se non presa in tempo». Pur essendo una malattia rara (colpisce una-due persona su centomila) la sindrome di Guillain Barré danneggia i nervi periferici, quelli che connettono il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) con il resto dell’organismo. È la forma più frequente di neuropatia periferica a evoluzione rapida (acuta).

«Tutto è partito, mi è stato riferito – prosegue Antonella Collini – da una sinusite silenziosa, che in maniera veloce mi ha portato problemi alle braccia, alle gambe, mi ha tolto l’uso della parola, arrivando alla testa. Dal pronto soccorso sono passato al reparto di rianimazione dove sono stata sette giorni, al reparto di neurologia, al centro trasfusionale. Un grazie sincero a tutti quelli che mi hanno accudita, curata e coccolata, a cominciare dal primario di neurologia Roberto Marconi alla dottoressa Silvia Ceretelli, la direttrice di Immunoematologia e medicina trasfusionale dell’ospedale di Grosseto, che mi è stata vicino anche il sabato. Grazie perché mi sono sentita “fortunata” al di là di quello che la vita mi ha chiesto di attraversare. Grazie per i vostri gesti, per le vostre carezze che spesso non hanno bisogno di mani, per il vostro sguardo che non sfugge anche nei momenti più difficili, perché mi hanno alleviato tanto la sofferenza fisica e psicologica e mi hanno fatto tanto bene al cuore».

Da un paio di giorni Antonella è tornata nella sua casa di Marina di Grosseto, accudita dal marito Sergio, colonnello dell’Aeronautica militare; Silvia è volata negli Usa per preparare il campionato Ncaa con la Louisiana Tech University, mentre Andrea è rientrato a Ferrara. «Sono a casa – sorride – Leggera come una piuma, debole ma finalmente a casa. Ogni tanto vedo doppio, ma non posso lamentarmi. Spesso sentiamo parlare di malasanità. Oggi invece ho voluto dare la testimonianza diretta di una sanità che funziona, una sanità che salva vite come è successo a me».  

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