Il dolore
Gli scavi di Roselle chiusi per “mareggiate”
ROSELLE. «Siccome c’era mare grosso, qua a Roselle abbiamo trovato chiuso», scherza sopra (amaramente) un visitatore di fronte ai cancelli chiusi del parco archeologico. Siamo in pieno entroterra: la temperatura è altissima, il vento quasi nullo, il mare dista parecchi chilometri eppure anche ieri in Toscana c’era l’allerta gialla e gli scavi di Roselle sono rimasti chiusi per un bollettino meteo che dava vento e mareggiate. Una beffa.
Come disposto mesi fa dalla Direzione regionale dei musei della Toscana in caso di allerta di qualsiasi tipo (compresa quella gialla, la più lieve) le aree archeologiche nazionali devono restare chiuse al pubblico. E così era stato a maggio e giugno quando la Regione aveva più volte emesso un bollettino di criticità gialla in Toscana e il sito etrusco romano rosellano era dovuto rimanere chiuso anche nei casi in cui splendeva il sole. «Mareggiate fitte qua a Roselle», ha commentato ieri una coppia di turisti nello spiazzo, ironizzando sull’assenza di onde lunghe e raffiche di vento che sradicavano alberi. I visitatori hanno protestato, il personale degli scavi si è trovato in difficoltà.
Di fatto, la disposizione della Direzione non fa distinzione tra i livelli più critici (come quello arancione e rosso) e quello più lieve (giallo) , che spesso si è rivelato il più soggetto a esiti anche molto diversi rispetto alle previsioni.
Il Tirreno ha riportato più volte i viaggi a vuoto dei visitatori furibondi, rispediti indietro dopo essere arrivati al sito archeologico dopo aver macinato centinaia di chilometri. Porte sbarrate e zero incassi, dipendenti e guide costretti a tornare a casa. Solo a maggio erano rimaste fuori circa 600 persone. A giugno altre centinaia erano state rispedite via in ossequio all’ordine di servizio.
A giugno Il Tirreno ha contattato la Direzione regionale, che si è dichiarata disponibile a risolvere il problema. «Stiamo lavorando per trovare soluzioni ottimali, coscienti dei profondi cambiamenti, spesso improvvisi, che ci mettono tutti – senza eccezioni – a dura prova». La disposizione derivava da un chiaro scrupolo preventivo e su una (anche sacrosanta) prudenza basata sul bollettino di criticità emesso dalla Regione, per evitare situazioni di pericolo. «Sappiamo tutti molto bene - aveva spiegato il direttore - per esperienza diretta, ripetuta e sempre più frequente in questi ultimi tempi, che anche in presenza di condizioni apparentemente ottimali, a distanza di pochi minuti e di poche decine di metri si possono verificare episodi puntuali improvvisi, violenti e pericolosi. Ciò impone di adottare la massima prudenza e tutte le azioni idonee a tutelare l’incolumità dei cittadini (sia dei visitatori che dei dipendenti che lavorano nei nostri siti)». Ma poiché era anche un dato di fatto che in caso di allerta gialla potessero verificarsi condizioni locali “buone” e anche molto discrepanti dal bollettino, c’era disponibilità a modificare l’ordine dei servizio. Ad oggi è rimasto tutto uguale a se stesso, e ogni volta che l’allerta gialla torna, il malcontento si ripete.
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