Il Tirreno

Grosseto

L’allarme

Truffe nel grossetano, doppio agguato telefonico. Ma l’anziana smaschera i malviventi

di Elisabetta Giorgi
Truffe nel grossetano, doppio agguato telefonico. Ma l’anziana smaschera i malviventi

84enne viene chiamata in contemporanea da un finto carabiniere e un finto avvocato

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PANCOLE. I truffatori sapevano troppe cose di lei. Conoscevano il suo numero fisso di casa e anche il cellulare. Sapevano la composizione del suo nucleo familiare, e che lei aveva nipoti. Inquietante il tentativo di “truffa del carabiniere” – non riuscito grazie all’arguzia della “vittima” presa di mira – messo a segno in questi giorni a Pancole, tranquilla frazione del Comune di Scansano.

Il paese sorge a mezz’ora di macchina da Grosseto. Poche centinaia di anime nel tranquillo abitato in collina che questi giorni è stato preso di mira dai truffatori/ladri. Si sono contati vari casi, raccontati nell’edizione di ieri del Tirreno, tutti con lo stesso copione: lo stratagemma del falso carabiniere.

Tra giovedì e venerdì un truffatore ha telefonato nelle case di anziane signore fingendo di essere un carabiniere. Un maresciallo. Ha inventato che il figlio o nipote della signora aveva avuto un incidente e che servivano molti soldi per liberarlo. Una signora di 101 anni non ci è cascata, un’altra – convinta dalla rispettabilità della figura del militare – si è lasciata convincere e ha consegnato soldi e gioielli. Ci sono stati vari tentativi non andati in porto, e un caso consumato.

Oggi scopriamo un altro caso ancora, che riguarda una signora di 84 anni che – anche lei – proprio come la 101enne non è caduta nella rete. Abita in paese; non ha sporto denuncia ma ha segnalato il tutto ai carabinieri. Questa è la sua storia.

Sono le 13, 30 di venerdì – racconta al Tirreno – quando le squilla il telefono fisso a casa. Lei risponde e una voce maschile le fa: «Buongiorno, sono il maresciallo dei carabinieri. Lei è la signora X…»? (la chiamano per nome e cognome; non pubblichiamo questi dati come richiesto dalla diretta interessata) .

Lei annuisce: il nome è quello. «È successo un incidente a suo nipote qui a Grosseto in centro», la informa il carabiniere. «Io – racconta Anna (nome di fantasia, ndr) ho davvero un nipote a Grosseto, ho pensato che fosse successo davvero un incidente a lui. Mi sono sentita morire».

Il finto carabiniere le dice che il nipote sta bene, ma la donna che lui ha investito è in ospedale con traumi, fratture e punti alla testa. «Io lì per lì non sapevo se questa donna coinvolta fosse la sua compagna o meno, ero sconvolta». Il maresciallo – che sta parlando con lei al fisso – le chiede di prendere anche il cellulare, perché nel frattempo la sta chiamando pure l’avvocato di suo nipote, e le dice di avvicinarsi col telefonino al fisso così da parlare “in contemporanea” tutti e tre, l’uno accanto all’altra.

La richiesta da parte di (finti) avvocato e carabiniere è la stessa: la donna deve preparare i soldi da versare, così da aiutare il nipote. Lei in quel momento ha tutti e due i telefoni occupati (fisso e mobile) , così non ha modo di chiamare nessuno, men che mai suo nipote per sapere come sta e sincerarsi delle sue condizioni di salute. È una chiara strategia dei truffatori.

Il maresciallo è categorico. «Suo nipote è qui da noi chiuso in caserma, che piange. Avrà il processo per direttissima e andrà in carcere, ma io posso farlo uscire oggi se lei paga». Sempre il carabiniere rincara la dose. Pure la donna investita vuole essere risarcita, quindi servono soldi anche lì. Tanti soldi. «Di preciso non mi dicono quanto – racconta l’anziana – certo è che vado in affanno, anche perché io a casa non ho denaro». Ma il malvivente è implacabile. «Tutto quello che ha ce lo dà». Anna a un certo punto decide di fare una verifica. E poiché ogni volta che prova a mettere giù il telefono per chiamare il nipote il truffatore la richiama subito, lei decide di tenere i telefoni “accesi” sul tavolo (sia quello fisso che il cellulare) e di uscire di casa per andare a casa di un altro nipote che abita vicino a lei, così da cercare un altro telefono “libero” che i malviventi non possano raggiungere. Esce, va da lui, e chiama per telefono il nipote che sarebbe coinvolto nell’incidente a Grosseto; il quale le risponde tutto tranquillo e cade dalle nuvole. Non ha avuto alcun sinistro, non sa niente di niente.

A quel punto Anna torna a casa sua e riattacca le telefonate sia al carabiniere che all’avvocato. Nel pomeriggio, il nipote (che non ha mai avuto un incidente e non è mai stato in caserma) va da lei a Pancole ad abbracciarla.

E sempre dalla frazione giunge voce di un altro caso ancora. Sempre in questi giorni, stesso copione. Un uomo riceve la telefonata del finto carabiniere che gli inventa di nuovo la storia dell’incidente e della galera. Chiede soldi ma anche quest’uomo non abbocca. In paese fa molto caldo, e così risponde: «Mio figlio è al fresco? Bene, lasciatelo lì!».

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