Gioco
In duemila a Livorno per l’addio a “Pinolo”, ex giocatore del Massa Valpiana – Video
Lacrime e commozione al funerale di Lorenzo Filippi, morto a soli 20 anni
LIVORNO. Un fiume di gente. Un corteo di migliaia di persone si è radunato ieri al cimitero dei Lupi, a Livorno, per dare l’ultimo saluto a Lorenzo Filippi, il ventenne ex giocatore del Massa Valpiana che ha perso la vita in un incidente stradale nel capoluogo labronico nella notte tra domenica e lunedì.
Fiori bianchi
Gli amici di sempre, vestiti con la camicia bianca e i mazzi dei fiori in mano. Allenatori, dirigenti, giocatori che fanno parte del mondo del calcio dilettantistico e in particolare della Pro Livorno Sorgenti, la società dove la famiglia Filippi-Crestacci è di casa.
C’erano gli impiegati della Bozzi, l’azienda di automazione dove Lorenzo lavorava da qualche mese. C’erano gli amici di famiglia. C’erano almeno mille e cinquecento persone, forse duemila.
In migliaia per l’addio
Quando alle 17,27 il feretro si è mosso per raggiungere la camera ardente, si è creato un corteo infinito. Tutti dietro alla famiglia, avvolti in un sacro e assordante silenzio. Davanti c’erano i genitori, Dunia e Sandro, stretti per mano nel momento del dolore più profondo. Nella tragedia, perché non esiste altra parola per descrivere quanto successo.
E a quel punto, il cimitero dei Lupi si è trasformato in una valle di lacrime. Piangevano tutti, era impossibile non farlo. Insieme alla famiglia c’è una generazione intera che è rimasta impietrita davanti alla notizia. I visi giovani dei ragazzi sono scioccati, rigati dalle lacrime. Si abbracciano e cercano di trovare l’uno la forza dell’altro.
«Dai tuoi fratelli»
«Dai tuoi fratelli», c’è scritto su alcuni mazzi di fiori. In questi giorni stanno ricordando Lorenzo in ogni attimo. Lo hanno fatto martedì sera, ritrovandosi al moletto di Antignano, la loro casa estiva e non solo. Fumogeni, fuochi d’artificio, bandiere e decine di torce per ricordare il loro amico.
Lo striscione che da lunedì pomeriggio hanno affisso i suoi amici nel punto in cui Lorenzo ha avuto l’incidente è diventato un altare laico, la meta di un pellegrinaggio infinito. Fiori, messaggi, magliette e gagliardetti. «Ti volevamo tutti bene, buon viaggio», c’è scritto su un sasso poggiato a terra in bella vista. È lo stesso identico messaggio che silenziosamente hanno lanciato anche i quasi duemila presenti ieri pomeriggio. A “Pinolo”, come lo chiamavano tutti.
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