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Lavoro

Simone, quando il sogno è realtà: «Ho sempre voluto fare il pastore»

di Nicole Terribile

	Nella foto Parrucci con una delle sue pecore
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Nella foto Parrucci con una delle sue pecore

Grosseto, lo stesso lavoro del padre e del nonno prima di lui: «La tecnologia ci consente di faticare meno e avere più tempo per noi»

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GROSSETO. C’è chi da piccolo sognava di fare un lavoro, poi ha cambiato strada. E chi, invece, si era prefissato un obiettivo quando ancora non aveva iniziato le scuole elementari ed è riuscito a raggiungerlo. È il caso di Simone Parrucci. Da piccolo non voleva fare né il calciatore, né l’astronauta: voleva lavorare in campagna, fare il pastore come suo babbo Frediano e suo nonno Artemio prima di lui. E c’è riuscito. Lavora nell’azienda di famiglia, che si divide tra Pratini bassi (a pochi chilometri da Grosseto), Istia e Braccagni. Inoltre, da qualche giorno è il nuovo delegato dei giovani di Coldiretti Grosseto.

Giovani agricoltori

In provincia sono solo 513 i giovani che guidano un’azienda agricola: il 5,6 per cento del totale delle imprese agricole. Simone è stato eletto durante l’ultima assemblea dei Giovani Coldiretti Impresa che si è tenuta all’azienda Cacciagrande a Castiglione della Pescaia. Erano presenti la direttrice di Coldiretti Grosseto, Milena Sanna, e la segretaria del movimento giovani, Chiara Sani. Parrucci prende il posto di Lorenzo Pavone che ha guidato gli imprenditori under 35 negli ultimi cinque anni. È stato rinnovato anche il coordinamento provinciale del movimento composto da Luca Colella e Serena Socci che saranno i vice di Parrucci: Francesco Speroni, Francesco Sabatini, Jacopo Casazza, Mattia Lusini, Giulio Laurenti, Marco Simoni, Riccardo Casini, Lucia Dori, Andrea Failli, Gabriele Uleri, Giusy Di Maro, Filippo Dazzi Francesco Ronchetti, Francesco Santori, Giacomo Garofani.

In quanto nuovo delegato dei giovani agricoltori di Coldiretti, Parrucci vuole coinvolgere i suoi coetanei nel mondo dell’allevamento e dell’agricoltura: «Nelle campagne manca il ricambio generazionale. Quando i nostri padri e nonni non riusciranno più a mandare avanti le aziende dove siamo cresciuti, chi lo farà? Molti – continua – sono spaventati dall’impegno che potrebbe aspettarli e preferiscono puntare sul “posto fisso”. Ma l’agricoltura è profondamente cambiata in questi anni: la tecnologia ci consente di faticare meno e avere più tempo per noi. Io stesso riesco a ritagliarmi del tempo per divertirmi, per fare ciò che fanno i ragazzi della mia età».

Il nuovo che avanza

Simone è figlio e nipote d’arte ed è tra i più giovani allevatori di ovini della Toscana. «Ho sempre avuto questa passione e ho sempre voluto fare questo lavoro. Quando ero piccolo volevo dare una mano ai miei: ho iniziato dando da bere il latte agli agnellini, poi ho imparato a mungere a mano», racconta, e da lì ha continuato a imparare.

Un’impresa di famiglia che portano avanti lui e suo babbo, principalmente. Suo fratello fa il meccanico e aiuta quando è libero. Sua mamma, invece, si occupa della parte amministrativa e burocratica. «Negli ultimi cinque anni – racconta Simone – abbiamo fatto diversi investimenti: siamo passati dall’avere 200 pecore ad averne 600; abbiamo acquistato diversi macchinari e terreni. Adesso facciamo la mungitura meccanica, e non più a mano». Il latte viene conferito al Caseificio Grosseto per la produzione di formaggi e derivati. Negli ultimi anni, tra carovita e caro energia, si è spesso parlato di aziende che decidono di chiudere o di ridimensionare il lavoro per far fronte ai costi spropositati. Simone e la sua famiglia, invece, sono andati in controtendenza. «Il periodo non è dei migliori, ma noi abbiamo speranza nel futuro. Non ci siamo mai fatti scoraggiare».

Tra gli ultimi acquisti fatti da Simone, tanti macchinari tecnologici, che permettono di rendere il lavoro più veloce e meno faticoso. «Ci sono molti bandi che danno una mano: grazie all’ultimo Psr (Programma di sviluppo rurale) sono riuscito ad acquistare nuova attrezzatura e un nuovo telescopico. Di fondi ce ne sono tanti. Forse, però, sarebbe meglio avere meno contributi pubblici, ma prezzi più adeguati per i prodotti». Simone, comunque, sogna in grande: «Vorrei trasferire tutto il lavoro nel mio campo a Istia. Lì mi piacerebbe realizzare un capannone tecnologico dove tenere le pecore al sicuro, al riparo dai lupi. Mi piacerebbe installarci dei nastri per l’alimentazione e delle ventole, così che stiano al fresco in estate».

Le predazioni

Purtroppo, anche Simone deve fare il conto con le predazioni. «In media, i predatori uccidono 15 pecore all’anno nella mia azienda. Due settimane fa – racconta – ne ho visto uno proprio vicino a me. Poteva essere un lupo o un ibrido, fatto sta che era piuttosto grande. Qualche tempo fa, invece, mentre le pecore erano al pascolo, mi sono allontanato per una mezz’oretta. Al mio ritorno erano state sbranate sette pecore. Un’altra volta, un lupo è riuscito a prenderne una senza che me ne accorgessi. Quando la sera sono andato a fare la mungitura, mi sono accorto che mancava. Sono andato a cercarla, ma ho ritrovato solo la testa e lo scheletro. Vedere questi animali ridotti così fa male. I lupi sono una seria minaccia per la pastorizia». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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