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Grosseto, cosa fare dell’ex Marraccini? Prime proposte (e polemiche)

di NicoleTerribile
Grosseto, cosa fare dell’ex Marraccini? Prime proposte (e polemiche)

Via agli incontri del percorso partecipato per individuare la destinazione. L’assessore Agresti: «Dobbiamo cercare di unire l’utile al dilettevole»

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GROSSETO. Non siamo tutti uguali. Ognuno ha le sue idee, le sue preferenze, i suoi gusti. E nonostante le idee discordanti, quasi agli antipodi, grossetani e associazioni si sono riuniti ieri al Cassero senese per amore verso la città e verso quello che, prima di essere abbandonato, è stato uno dei luoghi del cuore per Grosseto: l’ex cinema Marraccini, acquistato all’asta dal Comune alla fine dello scorso anno.

Ieri il primo incontro del percorso partecipato avviato dall’amministrazione comunale, la cui organizzazione e gestione è stata affidata alla cooperativa di comunità della Maremma Le Vie. Una settantina di persone vi ha preso parte, anche alcuni rappresentanti delle associazioni: Marco Di Giacopo per Confesercenti, Anna Rita Bramerini di Cna, Mauro Carri di Ance. A presentare il progetto gli assessori alla cultura e ai lavori pubblici, Luca Agresti e Riccardo Ginanneschi, il presidente della cooperativa Le Vie, Pietro Ceciarini, il presidente dell’istituzione Le Mura (che gestirà la struttura) , Alessandro Capitani, e l’architetto Fabio Mangiavacchi. Poter dare nuova vita al Marraccini, in disuso dal 2003, era il desiderio di tanti. E adesso che il sogno sta per diventare realtà molti non riescono a fare i conti con i paletti imposti dall’amministrazione: il percorso riguarderà solo una parte dell’edificio, ossia quella che ospitava la platea e i bagni, circa 500 metri quadrati. L’area sarà utilizzata per scopi socio-culturali innovativi, non ancora presenti in città e polifunzionali. Chi è entrato nel cinema ricorderà i soffitti altissimi e il lucernario che si apriva per far uscire la coltre di fumo che si formava durante le proiezioni. L’idea dell’amministrazione è quella di realizzare dei solai per creare almeno un altro piano, se non due.

Ed è proprio su questo punto che ruotano le critiche dei cittadini, e in particolare per per aver deciso di inserire degli uffici comunali nei piani superiori dell’edificio. Gli interventi sono tutti piuttosto passionali. «Avete già deciso cosa non farci – dice Giulio De Simone, presidente dell’Orchestra sinfonica città di Grosseto – . Con un soffitto di tre metri è impossibile realizzare un auditorium o una sala congressi». «Destinare una struttura del genere a uffici comunali è demoralizzante, specie se non ci sarà alcun collegamento tra i diversi piani dell’edificio», dice la grossetana Luciana Rocchi. «Creando dei solai snaturiamo l’edificio – dice Federica Dattilo, grossetana laureata in architettura ed esperta di restauro – . Chi entrerà al Marraccini non percepirà ciò che era prima». Nonostante ciò, Dattilo parteciperà con la sua idea: «Proporrò di realizzare un laboratorio aperto, un centro polifunzionale con uffici che si occupino di organizzazione di eventi di vario tipo e spazi di coworking». Presente anche la presidente dell’Associazione ciechi e ipovedenti grossetana, Sioli Sereni: «Si potrebbe realizzare un museo del cinema o dei laboratori con progetti per bambini. Ma come si fa a conciliare ciò con degli uffici? Sarebbero sacrificati entrambi. Chi lavora dovrebbe fare i conti con il rumore che arriva da sotto».

Agresti cerca di mettere un po’di ordine: «Io mi occupo di cultura, figuriamoci se non vorrei poter dedicare tutto il Marraccini a ciò, ma non è possibile. Dobbiamo unire l’utile al dilettevole, per questo ai piani superiori andranno degli uffici, che servono anche per mantenere diverse funzioni in centro». Bramerini interviene a sostegno: «Non possiamo permetterci una cattedrale nel deserto. Mantenere aperta una struttura del genere ha dei costi». Viene poi ipotizzato di scavare per cercare di rendere l’area adatta anche come auditorium: nel progetto iniziale, infatti, si prevede di portare a livello il pavimento che, come in tutti i cinema, è in discesa. Il punto più basso è un metro in meno rispetto al resto del pavimento. Se il Comune scavasse, a quel punto ci sarebbe sicuramente più spazio, ma i costi aumenterebbero in maniera vertiginosa. Questo potrebbe essere un punto d’incontro tra le esigenze dell’amministrazione e i desideri dei cittadini.

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