La manifestazione
Grosseto, cosa fare dell’ex Marraccini? Prime proposte (e polemiche)
Via agli incontri del percorso partecipato per individuare la destinazione. L’assessore Agresti: «Dobbiamo cercare di unire l’utile al dilettevole»
GROSSETO. Non siamo tutti uguali. Ognuno ha le sue idee, le sue preferenze, i suoi gusti. E nonostante le idee discordanti, quasi agli antipodi, grossetani e associazioni si sono riuniti ieri al Cassero senese per amore verso la città e verso quello che, prima di essere abbandonato, è stato uno dei luoghi del cuore per Grosseto: l’ex cinema Marraccini, acquistato all’asta dal Comune alla fine dello scorso anno.
Ieri il primo incontro del percorso partecipato avviato dall’amministrazione comunale, la cui organizzazione e gestione è stata affidata alla cooperativa di comunità della Maremma Le Vie. Una settantina di persone vi ha preso parte, anche alcuni rappresentanti delle associazioni: Marco Di Giacopo per Confesercenti, Anna Rita Bramerini di Cna, Mauro Carri di Ance. A presentare il progetto gli assessori alla cultura e ai lavori pubblici, Luca Agresti e Riccardo Ginanneschi, il presidente della cooperativa Le Vie, Pietro Ceciarini, il presidente dell’istituzione Le Mura (che gestirà la struttura) , Alessandro Capitani, e l’architetto Fabio Mangiavacchi. Poter dare nuova vita al Marraccini, in disuso dal 2003, era il desiderio di tanti. E adesso che il sogno sta per diventare realtà molti non riescono a fare i conti con i paletti imposti dall’amministrazione: il percorso riguarderà solo una parte dell’edificio, ossia quella che ospitava la platea e i bagni, circa 500 metri quadrati. L’area sarà utilizzata per scopi socio-culturali innovativi, non ancora presenti in città e polifunzionali. Chi è entrato nel cinema ricorderà i soffitti altissimi e il lucernario che si apriva per far uscire la coltre di fumo che si formava durante le proiezioni. L’idea dell’amministrazione è quella di realizzare dei solai per creare almeno un altro piano, se non due.
Ed è proprio su questo punto che ruotano le critiche dei cittadini, e in particolare per per aver deciso di inserire degli uffici comunali nei piani superiori dell’edificio. Gli interventi sono tutti piuttosto passionali. «Avete già deciso cosa non farci – dice Giulio De Simone, presidente dell’Orchestra sinfonica città di Grosseto – . Con un soffitto di tre metri è impossibile realizzare un auditorium o una sala congressi». «Destinare una struttura del genere a uffici comunali è demoralizzante, specie se non ci sarà alcun collegamento tra i diversi piani dell’edificio», dice la grossetana Luciana Rocchi. «Creando dei solai snaturiamo l’edificio – dice Federica Dattilo, grossetana laureata in architettura ed esperta di restauro – . Chi entrerà al Marraccini non percepirà ciò che era prima». Nonostante ciò, Dattilo parteciperà con la sua idea: «Proporrò di realizzare un laboratorio aperto, un centro polifunzionale con uffici che si occupino di organizzazione di eventi di vario tipo e spazi di coworking». Presente anche la presidente dell’Associazione ciechi e ipovedenti grossetana, Sioli Sereni: «Si potrebbe realizzare un museo del cinema o dei laboratori con progetti per bambini. Ma come si fa a conciliare ciò con degli uffici? Sarebbero sacrificati entrambi. Chi lavora dovrebbe fare i conti con il rumore che arriva da sotto».
Agresti cerca di mettere un po’di ordine: «Io mi occupo di cultura, figuriamoci se non vorrei poter dedicare tutto il Marraccini a ciò, ma non è possibile. Dobbiamo unire l’utile al dilettevole, per questo ai piani superiori andranno degli uffici, che servono anche per mantenere diverse funzioni in centro». Bramerini interviene a sostegno: «Non possiamo permetterci una cattedrale nel deserto. Mantenere aperta una struttura del genere ha dei costi». Viene poi ipotizzato di scavare per cercare di rendere l’area adatta anche come auditorium: nel progetto iniziale, infatti, si prevede di portare a livello il pavimento che, come in tutti i cinema, è in discesa. Il punto più basso è un metro in meno rispetto al resto del pavimento. Se il Comune scavasse, a quel punto ci sarebbe sicuramente più spazio, ma i costi aumenterebbero in maniera vertiginosa. Questo potrebbe essere un punto d’incontro tra le esigenze dell’amministrazione e i desideri dei cittadini.
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