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L’attacco di un’orca allo squalo bianco, l’eccezionale avvistamento in Sudafrica del Centro studi di Valpiana – Video

di Luca Barbieri
L’attacco di un’orca allo squalo bianco, l’eccezionale avvistamento in Sudafrica del Centro studi di Valpiana – Video

Il centro maremmano dal 2009 svolge studi di carattere europeo: parla il fondatore Primo Micarelli

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MASSA MARITTIMA. Per Primo Micarelli – biologo, ricercatore, docente a contratto all’Università di Siena nell’unico corso in Italia dedicato esclusivamente agli squali – si tratta di uno degli eventi «più rari e controversi del mondo marino: l’attacco di un’orca a uno squalo bianco». Lo ripete il fondatore del Centro studi squali di Valpiana nella conferenza di fronte all’assessora del Comune di Massa Marittima Irene Marconi e all’assessore regionale Leonardo Marras. Lo fa a una decina di giorni da quell’avvistamento in Sudafrica con il suo team. Il centro dal 2009 svolge studi di respiro europeo: ricerca scientifica e divulgazione, nella frazione di Valpiana, nel quale gravitano studiosi e studenti. E anche per il territorio, come vedremo, il centro studi ha in programma una serie di progetti importanti. «Un’eccellenza a livello europeo del settore e l’avvistamento in Sudafrica è un primato scientifico made in Valpiana», per prendere in prestito le parole di Marras.

L’attacco

Il 18 giugno scorso i ricercatori del Centro, durante una spedizione didattica in Sudafrica, hanno osservato e documentato l’attacco. Il gruppo, coordinato dal direttore Micarelli e dalla coordinatrice scientifica Francesca Romana Reinero e formato da studenti universitari e veterani, a bordo della barca del White Shark Africa, la mattina ha avvistato nelle acque di Mosselbay, vicino alla costa, due squali bianchi: uno di circa 2,5 metri e l’altro di tre metri. Nel pomeriggio, intorno alle 15, ricapitolano, durante le normali operazioni di osservazione, i ricercatori hanno notato anche l’arrivo della «coppia di orche Port e Starboard, presenti in quelle acque dal 2017 e note agli esperti di squali».

E riepiloga il direttore: dopo aver assistito alla fuga rapida di uno squalo bianco, una delle orche perlustrava con insistenza un’area ben precisa; a quel punto, il team, disancorando l’imbarcazione si è spostato per osservare più da vicino il comportamento anomalo del cetaceo e a poche centinaia di metri di distanza si è trovato di fronte a un attacco dell’orca allo squalo, che non ha avuto alcuna possibilità di scampo. L’orca si è poi diretta verso l’imbarcazione ed è stato possibile notare la presenza nella bocca dell’animale di un pezzo di carne colore rosso: «Il fegato e il cuore – spiega Micarelli – sono le uniche parti dello squalo a cui sono interessate le orche che, con precisione chirurgica, le asportano, lasciando la carcassa per il resto intatta. Abbiamo fotografato e registrato tutte le fasi dell’attacco, elaborando una documentazione importante ai fini dello studio del comportamento delle orche. La coppia di orche, presente in queste acque dal 2017 ha provocato la morte di almeno una decina di squali bianchi come documentano recenti pubblicazioni scientifiche. Una situazione che sta creando alterazioni ecologiche sempre più evidenti e preoccupanti per lo stato di salute ecologico della costa sudafricana».

I progetti

E aggiunge: «I colleghi della Marine Dynamics hanno fatto presente la fortuna scientifica di assistere in diretta e poter documentare un evento rarissimo, al quale pochi operatori e specialisti locali di squali hanno assistito».

Ma l’attività di ricerca del Centro studi interessa anche le nostre acque: si va dalla marcatura, a giugno del prossimo anno, dello squalo bianco nel Mediterraneo, «dove la sua presenza è sempre più rara», passando per quello che riguarda la Melanopsis etrusca fino al progetto per il golfo follonichese per la riproduzione in loco di gattopardi all’interno di strutture sommerse e per cui è in corso la ricerca di sponsor privati: «Questo sarebbe il primo progetto europeo di maricoltura ecosostenibile dedicato agli Elasmobranchi, interessante non solo dal punto di vista scientifico, ma anche turistico», fa sapere sul futuro Micarelli che chiosa sulla presenza degli squali nel Mediterraneo: «Sono presenti 48 specie, però sono argomenti da affrontare con attenzione e ricerca, non bisogna fidarsi dei video virali, spesso si rivelano soltanto delle “fake news”».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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