Sicurezza
Un anno dalla strage di Braccagni: la targa per Nilo, Toni e Roberto
Applausi e commozione: erano presenti gli amici, i parenti e le autorità. Installata nel punto in cui il gruppo di ciclisti era partito il giorno dell’incidente
GROSSETO. Il dolore passa, prima o poi. Il ricordo resta. Restano i momenti passati insieme, le passioni condivise, le risate. Qualche lacrima scende ancora al ricordo di quella tragedia, ma sono i ricordi belli ad avere la meglio.È passato quasi un anno da quel tragico giorno, da quell’incidente costato la vita ai tre ciclisti Antonio "Toni" Panico, Roberto Seripa e Nilo Naldini. Ieri, amici e parenti hanno scoperto una targa in loro onore. Una targa nera, lucida, con i loro nomi incisi sopra e, accanto, l’immagine stilizzata di un ciclista. Quel 14 luglio, i tre stavano tornando da una girata a Massa Marittima insieme al loro gruppo di sempre, quando furono travolti dalla Panda guidata da Mario Fiorilli, che ebbe un malore alla guida e perse il controllo della sua auto. Il consigliere - nonché ciclista - Alfiero Pieraccini raduna parenti e amici sul marciapiede di via Giusti, lì dove il gruppo di ciclisti era - ed è - solito incontrarsi prima di partire per le loro girate in bici. Si erano incontrati lì anche quel 14 luglio. Ieri mattina, prima dell’inaugurazione della targa, il gruppo di ciclisti ha fatto lo stesso giro di quel giorno: da Grosseto a Massa Marittima, andata e ritorno, passando per Braccagni. «Ero in consiglio comunale quando è arrivata la chiamata - ricorda Pieraccini -. La tragedia è stata immensa e ha segnato tutti noi ciclisti». Venerdì, il giorno prima dell’inaugurazione della targa, Pieraccini ha fatto un incontro che lo ha stupito. «Ho incontrato per caso Tommaso De Nunzio - racconta -. Rimase ferito in maniera gravissima nell’incidente, ma è riuscito a sopravvivere». De Nunzio è tra la folla. Anche lui fu travolto dall’auto e riportò un gravissimo trauma cranico, oltre a diverse lesioni. Dalla folla parte un applauso, e Tommaso non riesce a trattenere le lacrime. «Sono vivo per miracolo. Sull’elicottero che mi portava al Careggi ho avuto tre arresti cardiaci. Sono stato 50 giorni in coma - racconta De Nunzio -.
Quando mi sono svegliato, è iniziato il dramma della riabilitazione. Ho subito diverse operazioni - dice ancora il 67enne - Ancora oggi, dopo 11 mesi, non riesco a camminare bene, ho sempre bisogno delle stampelle». Ma nonostante i traumi subiti, De Nunzio è lì, in piedi. Certo, la riabilitazione è dura, specie per uno sportivo come lui che non si è mai fermato in vita sua, ma sta recuperando, un passo alla volta. Dell’incidente, però, non ricorda nulla. «Quando ho rivisto la bici, sono rimasto impressionato. Era completamente distrutta, le forcelle davanti e dietro era stroncate, spezzata a metà. Una cosa impressionante. Comunque, la mia guarigione va avanti. Ci vuole ancora tempo, ma io non ho fretta».Un momento, quello di ieri, per ritrovarsi tutti insieme e ricordare chi non c’è più. Tanti vengono in bici, con addosso le loro tute. Ci sono anche i parenti di Toni, Nilo e Roberto. Si stringono intorno a quella targa. Sgorga qualche lacrima, qualcuno si trattiene. A scoprire la targa, insieme a Pieraccini, il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore allo sport Fabrizio Rossi.
Una ciclista, una di quelle che il 14 luglio rimase ferita in maniera lieve, poggia un mazzo di fiori. Dopo l’inaugurazione, prende la parola Simona, la figlia di Nilo, che ringrazia tutti per l’affetto che le hanno dimostrato: «Dopo l’incidente sono entrata in contatto con l’associazione familiari e vittime della strada. Ho scoperto che circa il 94 per cento degli incidenti, più o meno gravi, è imputabile al comportamento umano. La fatalità è marginale. Facciamo sempre attenzione e ricordiamoci sempre questi dati».
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