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Grosseto, morì a 18 mesi per il metadone: due genitori patteggiano la pena

Grosseto, morì a 18 mesi per il metadone: due genitori patteggiano la pena

Fuori dall’aula hanno pianto, dentro non sono riusciti a parlare. Quel giorno il padre si accorse che il bambino, che riposava nel lettino, respirava con grande difficoltà. Spaventato, lo prese in braccio e correndo lo portò fino alla sede della Confraternita di Misericordia

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GROSSETO. Tre anni e 20 giorni, più 2.040 euro di multa, sono il risultato del patteggiamento tra la difesa e la Procura, con il consenso del giudice. Cooperazione colposa in omicidio colposo era invece l’imputazione formulata contro una coppia, 27 e 37 anni, abitante in un centro dell’entroterra collinare.

Fuori dall’aula, con la loro avvocata Sabrina Pollini (che aveva nominato come propria consulente la dottoressa Giulia Nucci), i due hanno pianto. Dentro, al cospetto della Corte, tremavano. Era previsto che parlassero, ma non ce l’hanno fatta.

Il figlioletto di appena 18 mesi, a settembre del 2020, morì a causa di un’intossicazione acuta da metadone, farmaco che era presente nell’abitazione in quanto entrambi i genitori erano – all’epoca – sottoposti a un programma terapeutico.

Una vicenda straziante per i genitori stessi in primis ma anche per tutta la comunità, seguita da un’accurata fase di ricostruzione in fase di indagine con consulenze medico legali affidate al professor Paolo Toti, specialista di anatomia patologica, al dottor Tommaso Candelori, medico legale, al dottor Fabio Stefanelli, tossicologo, e al dottor Luca Cadonici, esperto di informatica forense. Ciascuno per le proprie competenze effettuò gli accertamenti richiesti, affiancando i carabinieri nella ricostruzione.

Il sostituto procuratore Giovanni De Marco, ipotizzò infine che da parte dei genitori vi fosse stata un’omissione nella vigilanza sul bambino, che avrebbe ingerito la sostanza senza rendersi conto di ciò che si trattava e ne sarebbe rimasto intossicato in forma acuta: la morte fu attribuita a un’insufficienza respiratoria.

Quel giorno il padre si accorse che il bambino, che riposava nel lettino, respirava con grande difficoltà. Spaventato, lo prese in braccio e correndo lo portò fino alla sede della Confraternita di Misericordia: qui vennero prestati al piccolo i primi soccorsi mentre si allertava la centrale operativa del 118.

Le manovre di rianimazione proseguirono a bordo dell’ambulanza per oltre un’ora, tra lo strazio del padre che implorava ai soccorritori di salvare la vita al bambino. Nel frattempo era stato allertato l’elisoccorso Pegaso, pronto a decollare in direzione un centro specializzato appena le condizioni del piccolo lo avessero permesso.

Nulla, purtroppo, servì a strapparlo alla morte. Il decesso fu constatato dallo stesso personale dell’emergenza sanitaria e il corpicino fu infine composto all’obitorio.

Non appena la sentenza pronunciata dal giudice Giovanni Mezzaluna diventerà definitiva, la coppia andrà in misura alternativa (non farà il carcere) tramite il Tribunale di sorveglianza.

Il patteggiamento prevede, infatti, che i genitori proseguano il loro cammino lungo il percorso di recupero e reinserimento sociale che già avevano intrapreso all’immediato dei fatti. Affranti, al di là dell’esito della vicenda giudiziaria, per aver perduto il figlio, questa sarà per loro un’altra pena che non finisce.

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