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Era accusata di botte e minacce: assolta parente di anziano disabile
Monterotondo: ritenuta insufficiente la prova che il fatto sussista
MONTEROTONDO. È stata assolta secondo l’articolo 530 secondo comma del Codice di procedura penale la donna accusata di aver preso un anziano parente disabile a bastonate, a pugni e schiaffi, di averlo minacciato con un coltello e offeso.
Il 10 settembre 2020, i carabinieri della stazione di Monterotondo Marittimo raccolsero denunce in merito a un uomo di 78 anni (all’epoca) che si riteneva essere da tempo vittima di maltrattamenti in casa. I militari raccolsero le testimonianze di persone a lui vicine.
Sul corpo dell’anziano si riscontrarono lesioni.
Di concerto con la procura della Repubblica di Grosseto furono installate nell’abitazione microspie e telecamere, e i carabinieri riferirono di un quadro di vessazioni psicologiche e violenze fisiche.
Come responsabile fu individuata una donna, parente dell’anziano, che si occupava di lui da oltre un decennio. L’autorità giudiziaria, a fronte del quadro indiziario raccolto dai carabinieri, emise nei confronti della donna la misura cautelare del divieto di avvicinamento all’anziano, che fu infine affidato a una struttura specializzata al di fuori dal territorio comunale.
E si andò a processo al Tribunale di Grosseto. Capo di imputazione: maltrattamenti in famiglia (articolo 572 del Codice penale). Giudice Adolfo di Zenzo e pubblico ministero il viceprocuratore onorario Leonardo Brogi, per l’imputata l’avvocato Cristian Pollini del Foro di Siena; il 78enne – con un nuovo curatore – parte civile con l’assistenza legale dell’avvocato Nunzio Veninata del Foro di Grosseto.
Nei mesi successivi, durante l’istruttoria sono stati ascoltati otto testimoni fra assistenti sociali, Oss e denuncianti, oltre ai vertici della struttura assistenziale dove l’uomo è stato accolto.
Secondo l’articolo 530 secondo comma del Codice di procedura penale, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando – tra le altre fattispecie – è insufficiente o contraddittoria la prova che il fatto sussiste.
Secondo l’articolo 572 del Codice penale il delitto di maltrattamenti è un “reato abituale proprio”, caratterizzato cioè da condotte di per sé lecite, ma che assumono carattere illecito in ragione del loro protrarsi. Nel caso in questione, filmati e registrazioni (che per i militari dipingevano il quadro di vessazioni psicologiche e violenze fisiche commesse sistematicamente) non sono stati inseriti a processo.
Di Zenzo ha pronunciato la sentenza lo scorso 30 maggio.
Da quella data sono partiti i 90 giorni per il deposito delle motivazioni, alla luce delle quali il pubblico ministero titolare del fascicolo, Giovanni De Marco (a cui Brogi ha riferito dell’assoluzione) potrà presentare ricorso.
Ferma restando la priorità per la salute dell’anziano disabile, nel frattempo non è escluso che – assolta la donna – il parente possa tornare a vivere con lei.
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