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Grosseto

Lieto fine

Alunna con la gamba ingessata, la replica della scuola: «A lei penserà una collaboratrice»

Alunna con la gamba ingessata, la replica della scuola: «A lei penserà una collaboratrice»

Grosseto: la madre aveva evidenziato alcuni problemi, tra burocrazia e il montacarichi rotto. La dirigente conferma l’impegno e replica: «Nessuno ha negato il diritto allo studio»

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GROSSETO. Alla fine, nel pomeriggio di ieri, è arrivata la comunicazione: la dirigente scolastica – della scuola al centro del racconto della madre della ragazzina con la gamba ingessata alle prese con una serie di nodi per seguire le lezioni in presenza in un istituto della zona sud della provincia – ha fatto sapere che, dopo chiarimenti e dopo un dialogo con il sindacato di categoria, sarà una collaboratrice della scuola a occuparsi della gestione della ragazzina. Si prospetta davvero un lieto fine.

La scuola

Riavvolgendo il nastro della vicenda, sempre la dirigente, nel corso della giornata, aveva precisato alcuni aspetti fornendo la sua versione.

«Per l’alunna in questione è stata richiesta, appena verificate le sue reali condizioni, l’assistenza educativa di base scolastica per il periodo 18 maggio-10 giugno, considerata la sua situazione sanitaria che richiede cure e assistenza da parte di personale specializzato. I genitori non hanno evidenziato siffatte esigenze dopo l’intervento chirurgico e prima del reinserimento in classe, anzi hanno affermato in data 11 maggio che il rientro a scuola non sarebbe stato imminente e avrebbero sospeso anche le attività di tipo educativo da effettuare presso strutture specializzate asl, perché il gesso limitava le sue capacità di autonomia. Dopo appena un giorno, i genitori hanno chiesto al Comune di facilitare l’ingresso a scuola dell’alunna, attraverso l’ausilio di un operatore comunale, in quanto il montacarichi era guasto. La scuola non era in grado, quindi, di organizzarsi per preparare il rientro della bambina. Attraverso varie comunicazioni effettuate ai docenti e alla dirigente il 12 maggio, i genitori hanno asserito che la bimba era in grado, dopo appena cinque giorni dall’intervento chirurgico, di alzarsi dalla carrozzella e di andare al bagno. Anzi, hanno dichiarato che può fare il viaggio di istruzione. È credibile sostenere che una bimba con il gesso possa fare un giro di trekking o è un accanimento didattico da parte delle famiglie? È normale che una bimba dorma in classe (probabilmente per effetto della recente anestesia) per buona parte della mattinata perché debilitata dopo un intervento chirurgico e della terapia antidolorifica prescritta e pianga in continuazione per il dolore alla gamba?».

E aggiunge: «Per l’ammissione a scuola degli alunni con apparecchi gessati occorre predisporre le condizioni essenziali per assicurare la sicurezza e l’incolumità, presupponendo che, nonostante il gesso, l’alunno sia autonomo. Nella fattispecie mancano le condizioni per la frequenza, perché l’alunna non è in grado di deambulare, né in maniera autonoma né con le stampelle; al limite, per renderla possibile sarebbe necessario che i servizi sociali si facessero carico, attraverso un operatore, di fornire il supporto. Come estrema ratio, si può fare ricorso, come la normativa prevede, all’istruzione domiciliare (nessuno ha mai dichiarato che la bimba deve restare a casa senza garantirle il diritto all’istruzione). Diversamente potrebbe accadere che, nell’ipotesi di un eventuale infortunio dell’alunna nel contesto scolastico, senza personale formato di supporto all’alunna, la scuola debba rispondere dei danni richiesti dagli stessi genitori».

E ancora: «Quanto al problema del conflitto di competenze tra enti locali e scuola, è vero che il contratto scuola prevede per il personale ata, incarichi specifici che, nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di responsabilità ulteriori, legati all’assistenza alla persona, all’assistenza agli alunni diversamente abili e al pronto soccorso. Ma tali condizioni non sussistevano, considerata la diagnosi funzionale, prima dell’intervento chirurgico. Tali necessità sono insorte a seguito della convalescenza. La collaboratrice, con grande sensibilità, si è fatta carico di responsabilità che non le competono (portare al primo piano lo zaino per l’intero anno scolastico, la carrozzella al primo piano e anche portarla al bagno)».

«La diatriba nasce sul problema dell’obbligo o meno dell’ente locale di fornire un operatore. La normazione primaria e secondaria vigente in materia, secondo anche la recente giurisprudenza, dispongono che l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione, in ambiente scolastico, agli alunni in stato di handicap, è obbligo precipuo ed esclusivo degli enti locali. Nella convinzione che l’inclusione e il diritto all’istruzione si realizzano effettivamente se tutti gli attori coinvolti collaborano rispettando i loro ruoli e competenze, per tutelare il benessere psico-fisico degli alunni, la scuola non può essere lasciata da sola», conclude.

La madre replica

«Abbiamo mandato il certificato dell’ortopedico che ha previsto che la bimba potesse andare a scuola senza fare carico sulla gamba ingessata. La scuola ci aveva detto che il montacarichi era rotto. Il Comune avrebbe mandato un addetto per far salire la bimba. Se poi la scuola non ha una persona che può portare mia figlia in bagno, ne prenda una (come detto, la questione è stato poi risolta, ndr). Sono stata chiamata per portarla in bagno. Giovedì è stata portata da una collaboratrice: avevano chiamato sua nonna, ma c’era un’urgenza. Sul dormire in classe: è successo anche prima dell’operazione.

Nei giorni scorsi ha pianto perché voleva che le togliessero lo scarpone e mi hanno chiamato per farlo perché nessuno si è preso la responsabilità e giovedì perché aveva bisogno di andare in bagno con urgenza. Una collaboratrice scolastica porta lo zaino al piano di sopra? All’inizio dell’anno era stato chiesto ai compagni di classe e si erano resi disponibili. A ogni modo: la scuola però sapeva che mia figlia sarebbe tornata dopo l’operazione che in origine doveva riguardare entrambe le gambe: già da due mesi».

Il punto del Comune

«Il Comune, venerdì 12 alle 13,10, ha avuto la comunicazione che la bimba sarebbe tornata a scuola, che era stata operata ed era ingessata. Alle 18 la madre disse che aveva il certificato dell’ortopedico che l’autorizzava ad andare a scuola. Ci hanno detto che il montacarichi era rotto e ci siamo subito attivati chiamando la ditta che dovrebbe aver sistemato tutto oggi (ieri, ndr). Abbiamo anche introdotto soluzioni alternative. Per la bambina avevamo già attivato il sostegno e l’educatrice. È stata anche richiesta un’altra figura dagli assistenti sociali per far andare la bambina al bagno, un’ora la mattina e un’altra ora quando c'è il rientro. Le varie competenze vanno rispettate e ognuno deve prendersi le proprie responsabilità».

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