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Il caso

«Attività senza requisiti»: odontotecnico patteggia due anni di reclusione

Il Tribunale di Grosseto
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Il Tribunale di Grosseto

Grosseto, i Nas gli contestarono l’esercizio abusivo della professione. Il Comune intervenne per carenze di igiene

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GROSSETO.  Ai primi del dicembre 2021 i carabinieri dei Nas di Livorno effettuarono un controllo in un laboratorio odontotecnico in città, insieme ai rappresentanti dell’ufficio di igiene della Asl.

I militari verificarono la documentazione necessaria per laboratori di questo tipo e constatarono però anche che era in corso un’attività che avevano ritenuto non autorizzata e non di competenza di un odontotecnico: in quel momento il titolare stava rilevando le impronte dentali a una persona.

Era seguita la segnalazione alla Procura di via Monterosa per esercizio abusivo della professione odontoiatrica ma, contestualmente, anche quella al Comune.

E pochi giorni dopo, appena ricevuta la documentazione inerente agli esiti del sopralluogo, il sindaco aveva emesso un’ordinanza (la 126 del 6 dicembre) con la quale il locale veniva temporaneamente chiuso per mancanza dei requisiti di igienicità.

Temporaneamente, appunto, perché nel giro di pochissimo tempo poi il titolare del laboratorio aveva ottemperato alle prescrizioni che erano state indicate da chi aveva effettuato il sopralluogo e aveva potuto riprendere normalmente l’attività nei locali presi in affitto.

L’ordinanza era stata revocata, dopo che l’avvocato Alessandro Maria Lecci aveva prodotto la relativa documentazione.

Rimaneva tuttavia la pendenza penale, affrontata ieri all’udienza preliminare. Luca Chinello, 57 anni, ha preferito non discutere le accuse mosse dal sostituto procuratore Giovanni De Marco e ha patteggiato la pena.

La Procura aveva ipotizzato che l’attività ritenuta illecita perché esercitata senza i requisiti di legge – perché propria di un dentista e non di un odontotecnico – avesse avuto luogo su svariati pazienti e che dunque il caso riscontrato da Nas e Asl in quel giorno di controlli non fosse isolato.

La Procura non ha accertato nell’imputazione il numero esatto ma ha comunque concluso che ci siano stati svariati episodi in date precedenti a quel giorno del dicembre di due anni fa.

A prescindere dal numero e dall’entità della continuazione tra i vari episodi ipotizzati, il professionista ha scelto di chiudere le sue pendenze senza affrontare il dibattimento.

Il giudice Marco Mezzaluna ha infine ritenuto congruo l’accordo sulla pena raggiunto tra accusa e difesa per il reato di esercizio abusivo della professione medica odontoiatrica e ha ratificato il patteggiamento di un anno e dieci mesi di reclusione, più 8mila euro di multa.

La pena è stata sospesa, i beni a suo tempo sequestrati dai Nas perché ritenuti pertinenti all’ipotesi di reato formulata sono stati confiscati.

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