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Vertice Venator, fumata nera: «Lo stop non è scongiurato»

Vertice Venator, fumata nera: «Lo stop non è scongiurato»

C’è attesa per il cambio d’assetto azionario della società

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SCARLINO. Attese deluse rimbalzano dal vertice fiorentino fra Venator, Regione, sindacati, Confindustria e amministratori maremmani. Impegni generici molti, cose non dette altrettante. Soprattutto non è stata data alcuna rassicurazione sul fermo dello stabilimento industriale, né alla sua durata. Nonostante tutti i presenti abbiano chiesto a Venator di scongiurare la chiusura e garantire la continuità aziendale. E nonostante la Regione abbia sottolineato che è migliorato il clima nel rapporto con l’azienda. Da parte sua, ieri, Venator ha consegnato al settore regionale Via-Vas le integrazioni al progetto per l’autorizzazione del sito di stoccaggio temporaneo nella ex “area fanghi Solmine”.

«Bisogna assumersi responsabilità sia dalla parte della Regione che dell’azienda – commenta Gian Luca Fè, segretario generale di Femca Cisl Grosseto –. Occorreranno almeno sessanta giorni, se tutto sarà in regola, per ottenere l’autorizzazione a procedere. Purtroppo, l’incontro non ha portato novità significative come ci aspettavamo. Ciò significa che continuerà una situazione d’incertezza drammatica per i lavoratori, in cui ogni giorno di lavoro sembra sempre più complicato da affrontare. Francamente, è arrivato il momento di dire che tutto questo è inaccettabile». L’impressione è che sia la Regione che Venator – ieri rappresentata dal vicepresidente Eric Werner, e dai dirigenti grossetani Giovanni Fusco e Alessio Cappellini – per motivi opposti, ma concomitanti, vogliano attendere l’esito della procedura di concordato in continuità (prepackaged bankruptcy process) attivata ai sensi del capitolo 11 della legge fallimentare statunitense.

Entro un paio di mesi, infatti, dovrebbe essere chiuso l’accordo con i creditori della multinazionale, e dovrebbero entrare nuovi soci di peso nella compagine sociale. Venator aspetterebbe di capire come finirà la partita della governance aziendale prima di prendere una decisione definitiva su come dare, o meno, continuità produttiva all’impianto di Scarlino.

La Regione Toscana vorrebbe capire con chi avrà a che fare prima di rilasciare l’autorizzazione allo stoccaggio temporaneo. E quella successiva alla discarica definitiva. Impressione confermata dalle parole di Fabrizio Dazi, segretario della Filctem maremmana. «Nonostante tutti abbiano chiesto in modo pressante di non interrompere la produzione di biossido di titanio, l’azienda ha rifiutato di entrare nel merito. Rimanendo sul vago anche rispetto a eventuali timing e modalità di ripresa produttiva, con una, due o tre linee. Ma anche rispetto all’utilizzo dei gessi stoccati in modalità temporanea, dal momento che a oggi sembra tramontato il progetto dell’impianto di essiccamento di Ferro Duo. L’unica dichiarazione strappata, è stato un generico impegno a tenere fermo l’impianto il minor tempo possibile. Per la Cgil – chiosa Dazzi – Fabio Berni della segreteria regionale toscana ha chiesto alla Regione di monitorare il percorso di autorizzazione dello stoccaggio temporaneo, invitandola ad accelerare i tempi».

Preoccupata e perplessa si dichiara la sindaca di Scarlino Francesca Travison. «Sinceramente usciamo da questo incontro ancora fortemente preoccupati e perplessi: purtroppo rispetto allo stop della produzione a fine giugno non ci sono novità, anzi. La Regione ha 60 giorni di tempo per valutare la documentazione integrativa di Venator. Arriviamo a fine luglio e da quel momento serviranno altri tre mesi per preparare il terreno. Quindi la produzione forse ripartirà a gennaio 2024, ma non abbiamo nessuna certezza in merito».

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