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Incidente mortale alla vigilia di Natale: conducente assolto. Per il giudice «il fatto non è reato»
Il pm Ferraro aveva chiesto sedici mesi L’avvocato Valle: «Manca il nesso di causa»
ORBETELLO. Assolto dall’accusa di omicidio stradale perché il fatto non costituisce reato. Non doversi procedere per le lesioni causate nello stesso incidente, avvenuto al km 169 dell’Aurelia.
Questa la sentenza del giudice Marco Bilisari al termine del procedimento nei confronti di Gianvito Giannì, 63 anni, originario di Comiso (Ragusa) e residente a Siena, primario all’ospedale di Siena, imputato per l’incidente della vigilia di Natale 2018 in cui aveva perso la vita la moglie, Patrizia Paffetti, 58 anni, sorella dell’ex sindaca Monica, e in cui era rimasta seriamente ferita la figlia Margherita, che viaggiava sul sedile posteriore e che era poi stata trasferita al policlinico delle Scotte con Siena. Mancando naturalmente la querela, e per effetto della riforma Cartabia, quest’ultima imputazione è caduta, concorde anche l’accusa sulla mancanza di procedibilità. Mentre il giudice ha deciso nel merito per il reato di omicidio colposo.
Secondo l’imputazione, l’auto diretta verso Orbetello avrebbe deviato verso destra uscendo completamente dalla carreggiata: le ruote avevano percorso il ciglio erboso per oltre cinquanta metri, con la Mercedes che aveva abbattuto un segnalatore di margine e alcuni alberi di piccolo fusto prima di incontrare il guardrail.
Per Giannì, assistito dall’avvocato Carlo Valle, il sostituto procuratore Salvatore Ferraro aveva sollecitato una pena di un anno e quattro mesi, con la concessione delle attenuanti generiche e la sospensione della patente per quattro mesi. Di tutt’altro avviso il difensore, che aveva invocato l’assoluzione del proprio assistito, sostenendo l’interruzione del nesso di causa. In altre parole, che la perdita di controllo della Mercedes B180 condotta da Giannì non era causa del decesso. E ciò sulla base delle perizie dinamiche effettuate dai consulenti. Sia quello della Procura, l’ingegner Andrea Guidetti, sia quello della difesa, l’ingegner Simone Biagioli. In sostanza, l’incidente sarebbe stato causato dall’errato montaggio del guardrail. La barriera protettiva avrebbe in sostanza avuto un ruolo – involontario quanto chiaramente deleterio – di “rampa di lancio”, proiettando l’auto fuori dalla carreggiata e proprio addosso all’albero che si trovava in corrispondenza del punto di uscita dall’asfalto. La condotta del conducente dell’auto, insomma, secondo la difesa, di qualunque causa essa possa essere stata, nulla ha influito nelle conseguenze dell’incidente, nel quale tra l’altro lo stesso Giannì era rimasto ferito, con gravi traumi nella zona toracica. L’incidente era avvenuto nel territorio di Magliano in Toscana, a poca distanza dal bivio per la località Cupi. Raccolte le conclusioni delle parti, il giudici si è ritirato in camera di consiglio per la decisione. Pochi minuti prima delle 16 il dottor Bilisari è rientrato in aula e ha letto il dispositivo. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.
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