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Il caso

Gatto investito a Follonica, la rabbia della famiglia: «È morto, non ce lo vogliono ridare»

di Michele Nannini
Gatto investito a Follonica, la rabbia della famiglia: «È morto, non ce lo vogliono ridare»

L’animale era munito di microchip ma nessuno ha controllato

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FOLLONICA. «Avremmo solo voluto seppellire il nostro gattino Leo con dignità ma sembra che non ci sia permesso». È lo sfogo di una coppia follonichese che nei giorni scorsi ha visto il proprio gatto investito e ucciso da un furgone vicino alla zona industriale. Un caso – si vedrà – che sta facendo molto discutere e sul quale si preannunciano azioni legali.

«Il micio usciva la mattina e poi rientrava in giornata – racconta Maria Carmela Cefaratti, siciliana ma trapiantata a Follonica da oltre 40 anni – Giovedì verso le 8,30 Leo è stato investito da un furgone in via Caduti sul lavoro. Chi ha assistito alla scena lo ha preso e ha cercato di salvarlo, poi sono stati chiamati gli agenti della municipale che hanno allertato la ditta che si occupa del servizio di smaltimento».

Ma c’è un problema. «Il gatto era dotato di microchip: glielo abbiamo inserito proprio perché non volevamo che venisse confuso con un randagio. Ma, a quanto mi hanno poi detto, l’obbligo del tracciamento c’è solo per i cani e quindi non è stata effettuata la lettura e non è stato possibile collegare Leo a noi», aggiunge Cefaratti, che ancora continua: «Il gatto spesso stava fuori anche alcune ore, mi sono preoccupata solo quando ho visto che il cibo era intatto e lui non si faceva vedere. Così ho chiesto aiuto alla prima persona che ho visto uscendo di casa, la quale mi ha detto che molto probabilmente il gatto era stato investito qualche ora prima ed era morto».

La ricerca è proseguita nel dolore. «Siamo andati ovunque. Si vedeva che il gatto era ben curato, aveva un padrone e non poteva essere un randagio, ma nessuno ha pensato di verificare se esistesse un microchip di riconoscimento», si sfoga la donna, precisando che «siamo anche andati dal comando dei vigili. In un primo momento sembrava possibile rientrare in possesso almeno del corpo, poi invece ci hanno detto che non c’era alcuna soluzione. Nemmeno rivolgendosi direttamente all’azienda che si occupa dello smaltimento ci hanno consentito di recuperarlo perché ci hanno detto che ci sono delle procedure che impediscono la riconsegna dei corpi una volta presi in carico».

Cefaratti, infine, si sfoga: «viviamo un dolore atroce. Bastava solo che qualcuno cercasse di capire se il gatto aveva un proprietario e adesso non saremmo in questa condizione: eravamo anche disposti a recarci oggi a Padova, dove ci dicono che verrà effettuato materialmente lo smaltimento, per poterlo poi riprendere ma è stato tutto inutile».

Del caso si è occupata anche Marlena Greco Giacolini, presidente dell’Enpa provinciale; che non ha certamente ceduto allo sconforto: «Sono stata per quattro ore al telefono con le istituzioni preposte senza riuscire ad avere non tanto una soluzione quanto una degna conversazione. Presenterò una denuncia alla Procura della Repubblica».


 

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