Il Tirreno

Grosseto

Il lutto

Grosseto, è morto a 79 anni Otello Damiani: fu tra i fondatori del “Four Roses”

di Pierluigi Sposato
Otello Damiani in una foto tratta dal suo profilo Facebook
Otello Damiani in una foto tratta dal suo profilo Facebook

Perito assicurativo, una passione per il ballo. Era ricoverato in ospedale, domani il funerale

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GROSSETO. Bussava ed entrava in redazione con gli occhi spalancati, l’espressione indignata: «Venite a vedere cosa succede, venite». E ci portava giù, al piano stradale o in quelli interrati, dove c’era gente accampata abusivamente, dove si notavano i resti di una piazza di spaccio, dove comunque c’era qualche magagna da risolvere: perché Otello Damiani a quella che era anche casa sua – il condominio ex Rama di via Oberdan – ci teneva, eccome, come ci teneva alla sua città. Come teneva alle mura, che avrebbe voluto vedere splendere come prima, più di prima.

Otello Damiani è morto ieri mattina in ospedale, vinto da una malattia. A settembre avrebbe compiuto 80 anni. Il suo nome è legato all’attività lavorativa da perito e all’agenzia di infortunistica stradale che aveva avuto tempo addietro nella stessa via Oberdan. Ma anche a quella fortunata avventura imprenditoriale chiamata Four Roses, la discoteca nata a Marina di Grosseto a metà degli anni Ottanta. «Un’idea di Tommaso Franci – ricorda l’amico fraterno Fabrizio Ferroni (nella foto a sinistra), uno dei protagonisti di quell’impresa – Nel 1986 mi contattò, conosceva anche Otello, gli propose di partecipare. Lui si occupava della parte economico-amministrativa del Four Roses. E ricordo di lui le tantissime notti trascorse in bianco a progettare e a decidere, i tanti sacrifici che abbiamo fatto insieme per quei venti anni di attività. Le sue battute, le risate. Luigi Betti all’assistenza tecnica, io art director, Maso coordinava il tutto, Otello si occupava di tutto il resto. Rimaneva nell’ombra ma aveva un sacco di conoscenze anche per il suo lavoro: e insieme a lui abbiamo inventato il venerdì con il liscio, il sabato con la discoteca, la domenica con i ragazzi delle scuole. I genitori si fidavano, il locale era tranquillo, per tutti noi i giovani sono stati un bene da tutelare. Eravamo un pool ben assortito. E con Otello c’era stima reciproca: siamo rimasti amici anche al di là della discoteca».

La passione per i locali e per il ballo ha guidato Otello Damiani anche negli anni successivi. Anche quando la Sala Eden stava per tornare a nuova vita. «Un giorno venne da me – ricorda ancora Ferroni – e mi chiese: “Perché non partecipiamo al bando per la gestione?”. Io ero d’accordo, eravamo pronti a buttarci anche in questa nuova avventura. Ma l’idea non ha avuto seguito: la gestione venne affidata una prima volta a un imprenditore versiliese. Abbiamo provato anche la seconda volta, ma non ce l’abbiamo fatta nemmeno questa volta».

E se invece l’idea fosse andata in porto, Otello cosa avrebbe voluto fare alla Sala Eden? «Lui era molto legato alla Grosseto di un tempo. Non pensava solamente al locale ma anche a tutto il complesso Mura medicee. Avrebbe voluto che il verde fosse particolarmente curato, che dominasse. Non pensavamo che lì si potesse realizzare una discoteca: pensavamo a realizzare serate diversificate per età ma comunque accomunate da un principio, quello della raffinatezza, dell’eleganza, della pulizia, dell’ordine. Serate di divertimento e basta, perché siamo sempre stati convinti che la qualità alla lunga paga e che chi sarebbe venuto nel locale avrebbe apprezzato. Ecco, questo è stato sempre il principio che ha condotto Otello e che mi ha trovato sempre d’accordo».

Alla qualità della vita Otello teneva molto. Avrebbe voluto vivere in una città più pulita, più ordinata. Per questo motivo non sopportava che non venissero risolti i problemi che vedeva lui stesso o che gli venivano segnalati. Poco più di un anno fa aveva condotto una nostra collega a fare un sopralluogo nei punti più nascosti sotto casa, in via Oberdan, dove erano visibili i resti di un festino a base di cocktail e stupefacenti, siringhe, bottiglie, rifiuti di ogni genere, scritte vandaliche, un’area protetta da un cancellino facilmente scavalcabile da tutti: «Ogni volta mi armo di scopa e paletta e vado a pulire», diceva. E si arrabbiava perché gli sembrava impossibile che nessuno potesse fare nulla per evitare tutto questo. E si arrabbiava parecchie volte, purtroppo, perché quegli episodi avvenivano, e avvengono, con grande frequenza.

Il suo corpo è stato composto all’obitorio del Misericordia, dove già ieri tanti amici si sono recati a portare il saluto e il conforto alla moglie Orietta e ai figli Alessandro e Silvia. Il rito funebre si svolgerà domani alle 10 al cimitero di Sterpeto.




 

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