Il Tirreno

Grosseto

Centro storico

Grosseto, il salotto buono che buono non è con le persone anziane e i disabili

di Matteo Scardigli
Una disabile alle prese con le barriere architettoniche in centro
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Una disabile alle prese con le barriere architettoniche in centro

L’attivista Lorella Ronconi racconta il cuore della città visto dalla carrozzella. «Mancano accessibilità, coordinazione e decoro. Passa la voglia di andarci»

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GROSSETO.  Il salotto buono, di una casa o di una città, è tale per essere accogliente, invitante. Serve al padrone per ricevere l’ospite facendo bella mostra di sé, serve all’ospite per sentirsi desiderato.

«Per forza il centro storico si svuota: nessuno ha più voglia di andarci, prima di tutto per mancanza di accessibilità, a cominciare da una pavimentazione impraticabile per le persone anziane o con una disabilità; che ci sono anche fra i turisti, che vogliono sistemazioni accessibili in centro ma non ne trovano (e allora vanno altrove)», premette Lorella Ronconi, che ha una malattia genetica ossea rarissima, attivista per i diritti dei disabili che in centro storico ci lavora: «Passa la voglia di andarci, a meno che non ci sia un evento particolare».

Ronconi auspica il proverbiale cambio di mentalità: «Alcuni ambulatori medici, bar e farmacie, così come molti esercizi non sono visitabili da anziani e disabili, e spesso anche dai loro parenti. Normale che si preferiscano i centri commerciali, dove non piove e non fa freddo, o gli acquisti online. Per non parlare della “diaspora” degli uffici pubblici, confermata a suo tempo (quando si cercava di rivitalizzare piazza della Palma mettendo le associazioni nei fondi sfitti) da un grande architetto grossetano, e della mancanza dei parcheggi».

Eppure le opportunità non sono mancate. «Cinque o sei anni fa l’assessore Ginanneschi aveva creato un fondo da 5mila euro (con progetto gratuito) per rimborsare i negozianti che avessero abbattuto lo scalino all’entrata. Non solo nessuno ha mai presentato richiesta, ma c’è chi ha rifatto il negozio rendendolo meno accessibile, alzando lo scalino e mettendo porte che si aprono verso l’esterno. Segno che manca coordinazione fra le associazioni di categoria (però i ristoranti sono “tutti d’accordo” per rimanere chiusi la domenica)», racconta Ronconi.

E neanche le idee: anche approvate e finanziate. «A cavallo tra le amministrazioni Borghi e Vivarelli Colonna era stata fatta una “partecipata fra le persone”: per la disabilità vinse il progetto di una pista in gomma riciclata (1,8 chilometri) per agevolare gli spostamenti di chi è in carrozzella, furono stanziati 300mila euro; ma poi niente (e sì che sarebbe stata anche rimovibile)», ricorda ancora Ronconi.

Il salotto buono della città di Grosseto, invece, non fa sentire l’ospite desiderato né fa bella mostra di sé.

«In via Galilei, specialmente a Natale, i commercianti si mettono tutti d’accordo e si fa a gara per andarci, anche a fare le foto. In centro storico non abbiamo indicazioni per chi è celiaco ma abbiamo i dehors sui marciapiedi, le fioriere con i cactus e le ortiche (su cui si fanno male i non vedenti ma anche i bambini)», ribadisce Ronconi, che una sua ricetta per rivitalizzare la zona ce l’avrebbe: «Basta con i megaeventi mordi e fuggi, meglio iniziative prolungate nel tempo come quando sono state messe le statue (due anni fa la mostra diffusa di Inglese, l’anno scorso di Laquaniti): il centro si è riempito perché c’era qualcosa da vedere. E per quel qualcosa ti viene la voglia andare in centro, e magari si fanno anche due compere».


 

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