Gioco
Coach delle potenzialità inespresse: «Così vi aiuto a ritrovare la felicità»
Michele Davitti insegna a Fonteblanda matematica e scienze alle scuole medie
GROSSETO. Come ritrovare la felicità? Da oggi chiedetelo a Michele Davitti, professore di matematica e scienze alle medie, che da anni ha deciso di intraprendere un’altra attività, di Life e teen coaching, cioè un allenatore delle potenzialità latenti, nella maggior parte dei casi inespresse. Michele, 49 anni compiuti il 1° aprile, è laureato in biologia; la mattina insegna matematica e scienze («la mia vocazione») a Fonteblanda e nel pomeriggio veste i panni del counselor, titolo conseguito nel 2017, e dal 2021 di life coach. «ll counseling facilita un processo di auto-consapevolezza – spiega Davitti – il coaching sviluppa e allena le potenzialità della persona, grazie alle quali si raggiungono determinati obiettivi».
Per Grosseto è un’attività nuova. Per questo oggi dalle 18 è in programma un open day all’hotel Airone, e gratuito e senza appuntamento, per chi è interessato. «Il counseling è un po’ più conosciuto – spiega –, il coaching non lo è per niente: lo puoi trovare nelle grandi città italiane. Questa attività ha radici americane. Io ho fatto un master in coaching umanistico. La tipologia esatta è “life coach”, poi mi sono specializzato in teen & parent coaching, relativo agli adolescenti e ultimamente anche nel corporate coaching, finalizzato a lavorare con le aziende».
Quali sono le peculiarità di questa attività?
«Mi piace sottolineare che il coach non utilizza il metodo ortopedico del “ti sei rotto una gamba, te la sistemo”, ma “ti rafforzo la gamba già sana”. Lavoro sullo sviluppo della potenzialità della persona, per rafforzare innanzitutto l’autostima. Si lavora sugli obiettivi, si crea un piano d’azione e si seguono i traguardi che ci siamo prefissi. Sostanzialmente si va alla ricerca del benessere nelle tre aree, quella del fare (lavorativa), quella personale (se stessi) e quella relazionale (con gli altri)».
Chi si rivolge a lei?
«Da me viene il titolare di un’azienda che vuole incrementare il proprio fatturato o che vuole passare il comando dell’impresa al figlio o anche il teenager che non va bene a scuola, o che deve scegliere la scuola superiore o l’università. Ho fatto anche un lavoro per Confindustria, nel quale ho dovuto orientare delle persone adulte nel mondo lavorativo, perché passavano da un’occupazione a un’altra. Nella scuola faccio orientamento alla scelta del proprio futuro, portando i ragazzi a scoprire prima di tutto se stessi e poi la propria vocazione. Nel pomeriggio poi mi appoggio a uno studio già esistente in via Tevere per mettere a frutto le mie conoscenze nel counseling e nel coaching».
Michele Davitti da 23 anni è anche uno dei Miwa, mitica cartoon band con la quale, sul palco, indossa la maschera di Hulk, il Supremo, per far divertire i bambini di tutte le età. E a scanso di equivoci, sottolinea: «Non sono uno psicologo, uno psichiatra, uno psicoterapeuta. Lavoro solo su problematiche più semplici, relazionali».
Ma quanto dura il percorso?
«Dipende dalla problematica. Non deve essere visto né come la soluzione cotto e mangiato, né la panacea di tutti i mali. Ci vuole molto impegno, perché il coach allena, fa sudare, fa faticare. Ci poniamo insieme degli obiettivi che devono essere raggiunti. Durante le sessioni si studiano le potenzialità della persona, si allenano attraverso specifici esercizi, si definiscono degli obiettivi e si prepara un piano d’azione. Si possono anche utilizzare test e questionari come il “test Mov” (metodo orientativo vocazionale) che fa emergere quelle che sono le vocazioni, il sogno di una vita, che può essere diverso dall’occupazione; ma anche il tipo di intelligenza prevalente e il tipo di felicità che caratterizza il cliente».
Come nasce questa attività?
«Nel 2014 con un corso triennale di counseling, e successivamente ho trovato la pragmaticità del coaching. Il coach viene visto spesso come il motivatore. Niente di più sbagliato. Il coach non motiva nessuno, al massimo può non demotivare. Il coach ti aiuta a trovare la tua vera strada. Ti fa vedere cose che non vedi da solo. Tutti abbiamo delle potenzialità inespresse. Quante volte un docente dice a un genitore “Suo figlio ha delle potenzialità”? Ma quante volte il professore spiega quali sono queste potenzialità? Mai. Io sono un allenatore. Alleno le potenzialità: io non riparo ma sviluppo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
