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Allarme per la moria di gatti, i medici: tenere gli animali in casa

di Matteo Scardigli
Allarme per la moria di gatti, i medici: tenere gli animali in casa

Magliano. Tre i decessi confermati, ma potrebbero essere almeno undici. Per avere la certezza che non si tratti di morti naturali è necessaria un’autopsia

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MAGLIANO. È allerta nella frazione di Pereta, dove alcuni residenti segnalano da giorni misteriosi decessi di alcuni gatti della zona. Tre, per il momento, i decessi confermati. In paese però, c’è chi dice che potrebbero essere molti di più: almeno undici. E in seguito ai primi ritrovamenti, il timore di tutti era che gli animali potessero essere stati avvelenati.

«Giorni fa avevo rinvenuto uno di questi gatti nell’orto, ormai senza vita. Lì per lì potevo pensare a una morte naturale, non fosse stato per la strana “espressione” sul muso e altri segni abbastanza evidenti. Poi ho parlato con i vicini», premette Enrico Fletzer, giornalista originario di Venezia ma grossetano di adozione da molti anni per amore della moglie, residente proprio a Pereta.

E poi racconta: «Confrontandomi con loro, ho scoperto che non ero il solo ad aver trovato mici deceduti. Me ne hanno mostrati altri due, ma una persona molto attenta alla cura delle bestiole che vivono libere nella zona mi ha assicurato di averne contato almeno altri otto».

Undici in tutto, appunto; se confermati.

I paesani, allarmati, discutono sul da farsi. Difficile per loro, in questo contesto, interfacciarsi con il Comune; che, fino alle elezioni amministrative di domenica 14 e lunedì 15 maggio rimane commissariato. Per avere la certezza che non si tratti di morti naturali è necessaria un’autopsia su almeno uno degli animali, in modo tale da poter fare la denuncia.

«Per fare l’autopsia è necessario rivolgersi a un veterinario. Ci abbiamo provato, ma ci siamo trovati di fronte a un rimpallo di responsabilità motivato dall’incombenza di smaltire i corpi dei mici», aggiunge ancora Fletzer. Per “fortuna”, però, gli abitanti di Pereta trovano un quarto gatto. «Era vivo ma stava molto male. È stato visto all’ingresso del paese e subito portato dal medico, grazie al quale siamo arrivati all’istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana», racconta ancora il giornalista, che poi spiega: «L’animale adesso si trova in clinica, in fin di vita. Dall’istituto ci hanno detto che le sue condizioni sono dovute a un tipo particolare di virus».

Due le ipotesi presentate dai camici bianchi ai residenti: coronavirus (nessun legame col Covid) o parvovirus. Il primo causa peritonite infettiva felina, non trasmissibile alle persone o agli altri animali domestici. Il secondo causa la panleucopenia felina, un virus a Dna, che colpisce in particolar modo l'epitelio intestinale, il midollo osseo o i tessuti linfoidi: molto contagioso, in parte a causa dell'elevata resistenza nell'ambiente (anche 1 anno)

Scongiurato, quindi, il timore avvelenamento (e avvelenatore), a Pereta la guardia resta alta. «I medici ci hanno consigliato di tenere in casa gli animali, soprattutto se non sono stati vaccinati», conclude Fletzer, che infine chiosa: «Se continua così, però, potrebbe essere una vera e propria moria».


 

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