Toscana
Follonica, la leggendaria osteria di Ilia festeggia 86 anni di bontà
Lo storico locale fu fondato nel 1937, diventando un’istituzione e un vero punto di riferimento
FOLLONICA. Dobbiamo tornare indietro di molti anni, esattamente 86, per risalire a una delle eccellenze culinarie più conosciute della Maremma: l’osteria enogastronomica Marrini a Follonica.
Era il 1937 quando Ilia Checchi decise di iniziare questa avventura che ancora oggi rappresenta un’autentica istituzione nell’arte della cucina. Un vero e proprio punto di riferimento, un porto sicuro per apprezzare oltre alla qualità del cibo, un ambiente cordiale e familiare.
È passato molto tempo e cambiate tante cose da allora, ma non il rapporto e la cortesia nei confronti del cliente, prerogativa che ha sempre contraddistinto la famiglia Marrini. Oggi è Liliana a gestire l’attività che nel frattempo è diventata anche enoteca e ristorante: «E stata mia nonna Ilia a iniziare questa bella storia che ancora oggi orgogliosamente continuiamo a portare avanti – racconta – Lei era originaria di Scarlino e dopo essere rimasta vedova si è trasferita a Follonica e ha deciso di aprire un negozio di generi alimentari. Una donna incredibile, che in quegli anni particolarmente difficili, ha aiutato tanta gente e sostenuto molte famiglie soprattutto nel dopoguerra, quando la crisi si faceva sentire in maniera pesante. Ha lavorato in negozio con amore e dedizione fino a quando ha potuto, senza mai risparmiarsi, dando sempre il suo contributo. Figura fondamentale nell’organizzazione dell’attività e nel lavoro manuale, conosciuta e stimata da tutti; basti pensare che ancora oggi qualche cliente più anziano continua a dire... “vado a fare la spesa da Ilia”». Liliana poi aggiunge: «Il timone è passato nelle mani dei miei genitori Renzo Marrini e Maria Paola Monetti, due lavoratori instancabili che hanno fatto di questo lavoro una vera e propria ragione di vita: perché se è vero che mia nonna ha aperto in un periodo dove serviva tanto coraggio per mettersi in proprio, è altrettanto vero che babbo ha cambiato il modo di gestire il negozio e posso dire tranquillamente che è stato un precursore dell’evolversi dell’attività stessa».
Fu Pietro Negroni, fondatore della storica azienda di salumi che in quegli anni aveva la villa a Punta Ala, a consigliare all’amico Marrini che i tempi erano maturi per un cambio di rotta nella gestione dell’impresa, anche in considerazione del fatto che cominciavano ad aprire i primi supermercati, e la “fetta” per i piccoli commercianti cominciava a ridursi: «Renzo, le cose stanno cambiando, questo settore ha bisogno di rinnovamento, serve specializzarsi. Probabilmente all’inizio questo ti costerà la perdita di un po’ di clienti, ma vedrai che con il passare del tempo le cose andranno sempre a migliorare».
Così nel 1975 Renzo e Paola seguirono il consiglio di Negroni, cambiarono il modo di lavorare e iniziarono il nuovo percorso, consapevoli che questa si sarebbe rivelata una scelta forte e nel tempo avrebbe portato a grandi risultati; e che la strada era stata ormai tracciata e indietro non si sarebbe tornati.
«L’attività si è sempre svolta in via Bicocchi dove siamo attualmente – continua Liliana – una via storica che un tempo era il cuore della città, dove vi erano molte attività commerciali. Oggi purtroppo non è più così: da parecchi anni ormai via Bicocchi è una via senza prospettive».
Liliana è praticamente cresciuta fra il bancone e la cucina; uscio e bottega, visto che abitava proprio sopra al negozio.
Oggi, mentre il fratello Giacomo si occupa della gastronomia, lei gestisce il ristorante: «Questo lavoro mi è sempre piaciuto molto. La ristorazione è cambiata in questi ultimi anni, credo che i giovani vadano rieducati e, se si dovrà investire, questo andrà fatto sulla cultura enogastronomica delle nuove generazioni; che, purtroppo, non sono più abituate a mangiare e a gustarsi un pollo ruspante. Tornare un po’ alla tradizione – aggiunge – potrebbe essere un fattore da non sottovalutare. Il mio consiglio a un ragazzo che vuole intraprendere questo lavoro e aprire un ristorante tutto suo? Avere tanta passione, considerare che quando la maggior parte delle persone fa festa lui dovrà lavorare e che gli orari non sono le sei ore e quaranta canoniche ma molte di più. A me è capitato di passare in cucina anche 18 ore: la ristorazione è questa, ti guarda in faccia. Serve essere sempre in prima linea e metterci la faccia».
Anche perché il cliente non viene solamente per mangiare, spiega Liliana, z ma anche per parlare dei suoi problemi, sfogarsi, fare una battuta e tu devi esserci, ascoltarlo, non puoi delegare nessuno, è un compito che spetta solo ed esclusivamente a te. Se potessi tornare – chiosa infine –indietro rifarei tutto quello che ho fatto. La passione non è un calcolo matematico, ma amore per quello che fai. E io, dopo tutti questi anni, lo faccio ancora molto volentieri».
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