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Grosseto, Maurizio Cini torna in pista e apre un nuovo locale insieme ai figli: «Vi racconto 20 anni di divertimento»
Castiglione della Pescaia, dopo aver gestito decine di pub, ristoranti e locali, a 63 anni l’imprenditore del by night ricomincia da dove era partito e ripercorre la sua carriera: «Ero arrivato a quasi 250 dipendenti...»
CASTIGLIONE. Stasera a Castiglione della Pescaia, in via della Fonte 8, tre under 30 inaugurano un nuovo locale. È il Crú 23 e per Maurizio Cini, classe 1960, conosciutissimo imprenditore della ristorazione e del by night, segna il ritorno al futuro. Il futuro sono i suoi figli, Francesca e Riccardo, che – con Luca Anichini, barman gigliese – hanno deciso di continuare il viaggio intrapreso trent’anni fa da babbo Maurizio. Ripartendo proprio da lì, a due passi da quella via Celso Camaiori che s’impenna verso il castello medioevale e che per tutti è semplicemente “la salitina”: oggi un simbolo della movida estiva in Maremma, la cui “leggenda” comincia a metà anni Novanta anche (o forse proprio) con Maurizio Cini, commerciante di vino sfuso e birra che nel 1992 lasciò quel lavoro per aprire – il 10 agosto 1994 – il pub Le Tre Maschere dentro le vecchie stalle del castello. Inizio di un’avventura che dalle stalle conduce alla salitina, poi a Grosseto e infine ben oltre i confini della provincia. Mettendo il marchio Cini su decine di locali, anche 21 contemporaneamente. Uno persino a Brooklin, New York.
«Alle Tre maschere – racconta Maurizio – eravamo sempre pieni, col buttafuori anche d’inverno. Ogni sera un evento, indovinai subito la formula del pub-cucina, ristorante e pizzeria. Cucinava mia madre, Marina Bianchini, castiglionese eletta due volte Miss Castiglione. Allora la salitina era una strada spenta, buia. Un giorno Lorella, mia moglie, mi disse che proprio lì sua zia voleva cedere il negozio di fiori. Lo presi e con mio cognato Giuliano, il miglior socio che abbia mai avuto, nel 1996 aprimmo l’Osteria del Viandante: la prima luce accesa di sera in quell’angolo del paese».
Anche l’Osteria vola e la catena non si ferma più. «Proprio lì davanti c’era un negozio di abbigliamento, El Diablo, che mollava. “Mi interessa”, dissi: architetto irlandese e birra Guinness, ci feci un irish pub e lo chiamai Tinakilly. Era il novembre del 1996 e quello resta forse il mio locale del cuore. Poi arrivò il Granaio: società a cinque, tutta di giovani, e quel luogo pieno di locali e persone cominciò a chiamarsi “la salitina”. Intanto avevo rilevato anche La Fortezza: qui un giorno apro un’agenda prenotazioni e trovo un biglietto da visita che mia moglie aveva cercato di tenermi nascosto: un signore che aveva un negozio di oggetti peruviani, lo vendeva. Visto e preso, ecco La Cantinetta, con i soci del Granaio».
E via giù, locale dopo locale. Un elenco senza fine che a rileggerlo si fa amarcòrd, un viaggio dentro vent’anni di serate di festa. Per esempio, il Gasoline, il “debutto” di Cini (con una società) a Grosseto, discopub di via Aurelia Nord che segna le notti in città all’alba del Terzo millennio; e visto che il modello funziona, ecco – ma stavolta da solo – il discopub La Coruna su via Castiglionese: «Con i giovedì Baraonda di Megawatt facevamo numeri incredibili, più di tremila persone in una sera. Così tante che per la prima volta mi ritrovai in tribunale: 250 euro di multa e 10 giorni di chiusura».
Dalle difficoltà al successo, dal successo alle difficoltà: vita e carriera di un imprenditore spesso oscillano su questa altalena. E Maurizio Cini non fa eccezione. «Vengo da una famiglia tutt’altro che ricca», ricorda. «Padre camionista, madre casalinga, sono cresciuto a Barbanella, la mia palestra di vita, letteralmente a pane, acqua e zucchero. Non ho mai lavorato alle dipendenze di nessuno. Babbo col camion trasportava damigiane di vino dal Chianti e nel 1982 prese una decisione per me. Avevo appena finito il servizio militare, con i bersaglieri, ed ero in vacanza in Svezia con un amico: d’estate bagnino a Riva del Sole, d’inverno s’andava a trovare le fidanzate svedesi. “Torna giù – mi dice al telefono – che ti ho comprato un’azienda”». Era la Cantina Montanelli, in via Colombo, nel centro storico di Grosseto: «Tenemmo l’attività dal 1982 al 1992: compravamo vino sfuso nel Chianti e lo imbottigliavamo a mano, per rivenderlo nei fiaschi».
Approdato in quel mondo quasi per caso, Cini scopre e affina rapidamente il suo fiuto da imprenditore. Dal “beverage” al “food”. «In quegli anni – racconta – nascevano a Grosseto le prime birrerie con gli impianti alla spina, sul modello anglosassone: Hungry Years, 13 Gobbi, Borgia… E noi da ragazzi a Grosseto cosa si faceva? La sera si andava a correre in centro e poi ci si infilava nelle birrerie». Dove Maurizio all’occhio del cliente aggiunge lo sguardo lungo dell’imprenditore: «Ci spostammo sul mercato della birra. Io curavo il commerciale e iniziai a vendere anche su Siena. Conobbi il mondo dei pub e delle birrerie e ne fui conquistato. Così nel 1989 ebbi l’idea di prendere il primo locale a Castiglione: accanto all’Hotel Lucerna aprii il Sandwich Club, che esiste ancora, con i miei genitori e con Lorella, mia futura moglie».
Il fiuto buono Cini lo mostrerà tante altre volte. Nel 2000, per esempio. Quando «passando in auto per via Aurelia Nord vidi “vendesi” su un vecchio bar. Mi fermai e notai, lì accanto, un campo vuoto con dei cartelli che annunciavano l’imminente costruzione di un piccolo centro commerciale». Niente esitazioni, dal vecchio bar nasce il Marilyn Cafè, ristobar ancora oggi gettonatissimo. O nel 2016 con il ristorante La chiave del 13, accanto all’aeroporto ceduto («benissimo») nel 2021.
«Ogni tanto però si sbaglia», ammette Cini. «Ci sono stati anni in cui pigliavo di tutto, persino una catena di pub Guinness tra Firenze, Poggibonsi e Siena. O un pub a Marina, un disastro. Una decina di anni fa un ristorante a Brooklin, dove sono rimasto in società per un paio d’anni. Cadute grandi e piccole dalle quali ho sempre saputo rialzarmi con le mie forze e il sostegno della mia famiglia, a cominciare da quello di mia moglie, alla quale devo moltissimo. Una volta meditai persino di farla finita, ma poi, pensando ai miei figli…».
Un po’ l’età, un po’ le lezioni della vita; qualche delusione arrivata da più di un socio (come quello «che si presenta alla riunione mettendo una pistola sul tavolo») e soprattutto dal mondo della notte, dove «vedevo circolare tanta droga e sentivo l’impotenza di non poter fare nulla contro una cosa che avevo sempre odiato»: così, negli ultimi anni, Maurizio Cini inverte la rotta. «Ho venduto molte gestioni, ma diversi muri li ho tenuti. Ero arrivato a quasi 250 dipendenti e per un’impresa familiare gestire 20 locali è pressoché impossibile. E poi, dopo i 60 anni, pensavo un po’ alla volta di mollare». E invece…
«E invece mia figlia ha deciso di ricominciare». Apre Crú 23 e Maurizio è di nuovo in pista, là dove tutto ha avuto inizio, per ricominciare da tre: in uno spazio fra la storia (Le Tre Maschere), il presente (Il Ritrovino, «un ristorante di pesce che mi stando tanta soddisfazione») e il futuro (Cru 23), a Castiglione. «Castiglione è un paese molto fortunato. Ha una stagione molto lunga, un buon turismo e un’amministrazione attenta che anche per quest’estate, con i cento anni della nascita di Italo Calvino, ha predisposto tanti eventi».
«Mi appresto a combattere per la scommessa più grande della mia vita: arrivare a ottobre e pesare il meno possibile per affrontare un difficile intervento al cuore», sussurra infine Cini. Ma il velo lucido sugli occhi si dissolve in un istante: «Ai figli, su questo locale, gli rompo le scatole eccome: ora sto lavorando più di prima», dice. Sapendo che la scommessa di Francesca e Riccardo è la miglior medicina. E che stasera, in via delle Fonti, si festeggia un ritorno al futuro.
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