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Follonica, il racconto di un viaggio “all’inferno”: «Così sono uscita dall’incubo obesità»
Debutta oggi l’ultimo libro della giornalista Irene Vella: “Un chilo alla volta”
FOLLONICA. «Non siamo sbagliate quando siamo magre, non siamo sbagliate quando siamo grasse, non siamo sbagliate quando siamo normopeso, siamo sbagliate quando smettiamo di volerci bene e quando permettiamo agli altri di farci male». Così scrive Irene Vella, giornalista e blogger follonichese, nel suo libro “Un chilo alla volta” – edito da Feltrinelli, in uscita oggi, 4 aprile – raccontando gli inutili tentativi di perdere peso, fino alla soluzione, drastica, ma efficace (nel suo caso), di sottoporsi a un intervento di “sleeve gastrectomy” togliendole in pratica una buona parte di stomaco (l’80 per cento) e permettendole in pochi mesi di tornare da 120 chili al suo peso forma di 75 chili, mangiando tutto, ma in piccole quantità.
Un bel viso che ispira simpatia a prima vista, due occhi verde-azzurro che colpiscono per la dolcezza, ma anche per la freddezza lucida, se deve difendere le sue idee, Irene è “una forza della natura”, una donna a cui la vita non ha mai risparmiato nulla e che ha combattuto senza arrendersi, soprattutto per essere adeguata a ogni esigenza della famiglia: un marito che per problemi di salute ha bisogno di molta attenzione, due figli adorabili, ma pur sempre ragazzi, cani e gatti dolcissimi, ma impegnativi e una grande casa da mandare avanti. Più un lavoro di giornalista, che è la sua ancora di salvezza, ma che spesso per esigenze più urgenti ha dovuto mettere in secondo piano. Con un alternarsi di illusioni e delusioni che aumentavano i chili, così come aumentava la sua voglia di cacciarli via, senza però averne la forza.
«Io all’inferno ci sono stata – scrive la Vella nella sua lunga e schietta confessione – e ne conosco anche il peso specifico. Quarantadue. Quarantadue erano i chili di troppo che mi imprigionavano nel corpo e nell’anima. A volte li sento ancora addosso. Come quegli sguardi, un misto tra il disgusto e la compassione, “oh poverina, e pensare che ha un viso così bello, se solo non fosse così grassa”. Sì, ero quella bella, di faccia. Il resto era tutto troppo».
E continua: «Vi siete mai guardate allo specchio senza riconoscervi? Io l’ho fatto per tanto, tantissimo tempo. Forse troppo. Avete mai sentito il respiro cedere, mentre il desiderio di cibo cresceva? Io lo sapevo: non ero il mio peso, ma lo sono stata a lungo. Ero grassa, anche se non volevo sentirmelo dire, ma non mangiavo per fame. Né mangiavo per noia. Mangiavo dolore. Volevo soffocare il pianto con il cibo. Volevo vincere la guerra e alla fine ho perso me stessa. E sono scesa all’inferno. L’inferno dell’obesità. Ma la fine non era la fine. Era l’inizio della mia seconda vita». Una seconda vita iniziata per Irene il giorno in cui non è più riuscita a stare bene nei suoi chili e ha deciso di cambiare. Incominciando ad amarsi e a guarire l’anima oltre che il corpo. «Quando il peso comincia a salire – scrive Vella nel libro – ci sono solo due strade da percorrere: fermarsi e correre ai ripari, oppure fare finta di nulla e lasciarsi andare. In entrambi i casi, sempre di scelta si tratta, ed è una scelta a tratti inconsapevole e a tratti più che meditata».
Lei ha optato per la prima. Non è stata una passeggiata. Ma una volta deciso non è più tornata sui suoi passi. Ascoltando solo il suo istinto. Proprio come quando nel 2003 – scoprendo che il marito, portatore sano della Sindrome di Berger, aveva un’insufficienza renale – decise contro il parere di tutti («anche di Luigi che temeva per me») di donargli il suo rene, per evitargli la dialisi a cui sarebbe stato costretto a vita.
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